Mauro Vecchio

Anonymous, tra manette e tribunali

14 persone apparentemente collegate al celebre collettivo si sono dichiarate innocenti nel processo avviato dopo gli attacchi a PayPal. Nel Regno Unito, altri due arresti legati all'offensiva contro HBGary

Roma - Nomi e cognomi, pronunciati con solenne precisione davanti ad un giudice di San José. Un gruppo di 14 persone accusate di manomissioni informatiche, indicate tra i principali responsabili dell'ondata di cyberattacchi contro i sistemi elettronici di pagamento gestiti da PayPal.

Una ritorsione organizzata dal celebre collettivo degli Anonymous, in seguito alla decisione della stessa PayPal di interrompere il flusso delle donazioni verso il sito delle soffiate Wikileaks. Il gruppo di presunti hacker si è ora dichiarato non colpevole per quanto accaduto nello scorso dicembre.

Si attenderà ora il prossimo primo novembre, quando il giudice statunitense tornerà in aula per esprimersi sul caso. Ma l'ondata di arresti che ha colpito il collettivo di dissidenti digitali non accenna a placarsi. Altri due ragazzi - 20 e 24 anni - sono stati catturati dalla Metropolitan Police di Londra, accusati di violazione del Computer Misuse Act del 1990.
I due sarebbero direttamente collegati con le gesta del fantomatico hacker Kayla, finora creduto (almeno online) una ragazzina di 16 anni. Kayla avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella gestione dei cyberattacchi contro la società specializzata in sicurezza informatica HBGary.

Gli anonimi non sono certo rimasti a guardare, organizzando una nuova offensiva come forma di ritorsione contro l'arresto del leader de facto Topiary e gli altri ragazzi impelagati nel processo PayPal. 3 GB di posta elettronica sono finiti online, appartenenti all'account del capo della polizia texana. Contenuti imbarazzanti, conditi da commenti poco carini su sospetti e individui arrestati.

Mauro Vecchio
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