Luca Annunziata

Speciale/ Capire Windows 8

Due elementi del nuovo sistema operativo per spiegare la filosofia che c'č dietro. Microsoft sembra davvero interessata a un cambio di passo. E di abitudini

Anaheim (California) - Non tutto è stato svelato: Windows 8 nasconde ancora parecchi segreti, sia dal punto di vista tecnico che da quello commerciale. Nulla si sa del nome ufficiale del prodotto, o dei prezzi, né tanto meno è stato chiarito tutto quanto riguarda il marketplace o le specifiche finali. Eppure, da quel poco che si è visto in questi due giorni di Build, c'è già abbastanza carne al fuoco per farsi un'idea di quel che sarà: e il quadro, occorre dirlo, è piuttosto confortante.

Il logo della manifestazioneMicrosoft ha deciso di cambiare pelle a Windows, non solo cambiandone l'aspetto esteriore. BigM ha deciso investire in una scommessa: cambiare l'appeal e il lato tecnico del suo sistema operativo, sempre uguale a se stesso da almeno 15 anni, per riposizionarlo sul mercato. Windows 8 dovrà essere, nelle intenzioni di Redmond, lo stato dell'arte e il punto di riferimento di concorrenti e utenti: tecnicamente ci sono decine di caratteristiche annunciate al pubblico degli sviluppatori in queste 48 ore appena trascorse, esteticamente Windows punta a prendersi il primato quanto meno delle buone intenzioni.

Sam Moreau, uno dei designer che è dietro alla rivoluzione Metro, lo ha spiegato molto bene durante una sessione della mattinata: per Windows e per Microsoft, Metro è un linguaggio che unifica l'approccio all'interfaccia e che porta avanti un discorso iniziato con Zune, maturato con Windows Phone ed evolutosi con Windows 8. Bando alla ridondanza e al retaggio del passato: nel calderone delle cose da buttare ci finiscono le icone, elementi non funzionali allo scopo, assieme a le finestre troppo dense e poco aggraziate. Il futuro secondo Metro è fatto di semplicità, simmetria, coerenza e funzionalità: comprendere questo passaggio è fondamentale per comprendere per intero il nuovo OS e la nuova Microsoft.
I riferimenti culturali (o filosofici, si potrebbe dire) sono eloquenti: Moreau fa riferimento alla Bauhaus e all'estetica di un mago dei titoli di testa dei film come Saul Bass. Ovvero due esempi concreti di funzionalità ed estetica minimalista: esempi di queste ispirazioni si possono cogliere in tutto il sistema operativo, a cominciare dalle tiles attive che svolgono contemporaneamente il ruolo di launcher per le app e di informazione tramite i contenuti aggiornati dinamicamente; senza dimenticare font e spaziature scelte per Metro, con gli elementi tutti legati strettamente alla griglia e correttamente e costantemente distanziati l'uno dall'altro.

Far sparire le icone, come detto, è un gesto simbolico: "sono il passato" dice Moreau, rappresentano un concetto ormai tramontato e non sono realmente utili allo scopo. La loro funzione su un desktop è unica: fungere da scorciatoia, ma non sono in grado di fornire valore aggiunto e non garantiscono dunque la funzionalità richiesta. Allo stesso modo, comunicare correttamente e veicolare le informazioni non è reso possibile dall'affollarsi di nozioni sullo schermo, bensì dal loro essere riconducibili a gerarchie e percorsi logici evidenti e familiari, capaci di risvegliare l'attenzione dell'utente anche con la bellezza e la semplicità, senza dover ricorrere ad affollate interfacce vecchio stampo.

Metro è davvero una filosofia: uno stile di vita, pardon, di programmazione minimalista e funzionale. Qualcosa che volendo si può ricondurre all'aspetto esteriore delle applicazioni, ma che a scavare si scopre pone le sue radici molto in fondo. Un esempio concreto è offerto dalla nuova modalità di "connected standby": qualcosa a cui Microsoft tiene molto, tanto da spingerla a cambiare le sue abitudini in fatto di collaborazione con i partner hardware. Qualcosa che trasforma non solo i device ma anche i programmi che ci girano sopra, che "costringe" BigM a diventare più simile a Apple di quanto non sia mai stata: un OS non può ignorare la piattaforma hardware su cui gira, deve anzi dettarne in un certo senso i tempi e i modi di sviluppo per trarne giovamento a vicenda. Per la seconda volta in pochi anni, dopo Windows Phone, Microsoft si spinge a dettare dei requisiti minimi ai produttori OEM: non tutto l'hardware che c'è in giro sarà adatto a mostrare Windows 8 al meglio.

I requisiti per una macchina dotata di connected standby

Sul piano tecnico, "connected standby" si spiega con poco: il device posto in questa nuova modalità ACPI "S0" deve sembrare a tutti gli effetti spento, pur non essendolo. Il segreto è tutto nel lasciare la sola antenna WiFi attiva, in pratica, così da captare ogni 60 secondi circa eventuali cambiamenti avvenuti nella propria casella di posta, calendario, notiziario: se qualcosa da aggiornare c'è, allora e solo allora il processore e le memorie entrano in gioco, per una frazione di secondo, in modo da registrare i cambiamenti. E poi si torna praticamente a consumo zero, fino a quando l'utente non accenda la macchina: in questo modo il consumo dovrebbe calare fino al 5 per cento della batteria per ogni 16 ore trascorse in standby.

consumi a confronto: un portatile e uno smartphone

Ma quando diciamo che Metro è una filosofia, diciamo anche che per sfruttare questa nuova modalità di risparmio energetico occorre cambiare il modo di scrivere applicazioni e modellare interfacce: ha poco senso avere un PC che rimane sempre connesso se poi non ci sono gli elementi grafici in grado di mostrare l'evolversi degli eventi. Steve Ballmer sul palco di BuildE se non c'è da parte degli sviluppatori la buona volontà di sviluppare con i nuovi strumenti Metro ("compliant by design" spiegano in un'altra sessione), allora si viene meno alla premessa: abbandonare il vecchio e abbracciare il nuovo, un nuovo voluto e influenzato a tutti i livelli da Microsoft e che in un certo senso impianta un nuovo albero in un nuovo terreno. Con device, e non solo, che abbracciano il progresso senza tentennamenti.

La strada per Windows 8 è lastricata di buone intenzioni. Le sessioni di questa Build mostrano da un lato l'approccio "senza compromessi" di Microsoft, che è qui a Los Angeles per dire ai suoi sviluppatori e partner: non c'è più spazio per i vecchi retaggi, occorre cambiare marcia adesso e non c'è tempo da perdere. Il cambio del nome dell'evento, da PDC a Build, è un altro segno di questa intenzione. E poi ci sono gli sviluppatori, appunto: l'entusiasmo per queste novità è palpabile, anche se non manca chi un po' storce il naso per vedersi costretto a stravolgere quello che in certi casi è un lavoro di 10 anni o più su delle API e un'interfaccia ritenute consolidate. Si tratta di un sacrificio inevitabile, però: chi rimarrà indietro perderà un treno, che non è detto ripassi più dalla stazione di Redmond.

Luca Annunziata
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