Stefano Epifani

In Controluce/ La sfida dell'Open Data in realtÓ comincia ora

di S. Epifani - Ci sono le regole, ci sono i presupposti. Manca solo la volontÓ. E quella, soprattutto in Italia, non Ŕ semplicissima da trovare. Si potrebbe cominciare remando tutti assieme

Roma - C'è sempre una fase delicata nei processi di cambiamento. Quella fase nella quale si passa dall'idea al progetto e dal progetto all'azione. Una fase delicata perché in essa si incontrano (e si scontrano) teoria e pratica, buoni propositi e realtà oggettiva. E perché spesso richiede un reale cambio di passo.

╚ questa la fase che sta attraversando da ieri il movimento dell'Open Government italiano. Da ieri, infatti, il Governo si è dato una strategia. Lo ha fatto forse con ritardo rispetto ad altri Paesi, ma l'ha fatto con una convinzione ed una determinazione che non gli si può non riconoscere.

Nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i Ministri Brunetta e Brambilla, che si è tenuta a Roma nella mattinata di ieri, è stata esposta una linea d'azione precisa, basata su tre elementi portanti:
- L'apertura di un portale pubblico dei dati aperti che - sulla falsariga di quanto già fatto in numerosi altri Paesi - rappresenti il punto di riferimento per l'open data in Italia. Verso di esso, infatti, confluiranno le informazioni provenienti dai portali regionali esistenti e che stanno vedendo luce, e quelle fornite direttamente dagli Enti centrali che via via si muoveranno nella direzione dell'Open Data;
- La pubblicazione, nel contesto delle Linee Guida dei siti Web della PA, di un Vademecum per supportare le Amministrazioni con indicazioni concrete su come aprire e liberare i propri dati;

- Il lancio di un concorso, Apps4Italy, che - ancora una volta sulla falsariga di quanto già fatto in altri Paesi - spinga da una parte le Amministrazioni ad identificare e liberare dataset di interesse per i cittadini, e dall'altra i cittadini e la comunità degli sviluppatori a realizzare applicazioni interessanti sulla base dei dati disponibili.
E ora? Ora - in sostanza - non ci sono più scuse. Il quadro normativo è sufficientemente chiaro e favorevole, gli strumenti esistono, la linea d'azione è stata definita. Insomma, ieri si sono finalmente visti i primi risultati concreti di un lungo lavoro fatto dalle Associazioni e dalla Società Civile al fianco (o - meglio - ai fianchi) delle Istituzioni per sensibilizzarle e spingerle nella direzione dell'Open Government a partire da una chiara politica di Open Data (è dell'anno scorso, ad esempio, il Manifesto per l'Open Government, e da allora le azioni portate avanti dalla comunità che ruota attorno a questo tema sono state numerose).

Quindi il gioco è fatto?

Tutt'altro. Semplicemente, la palla passa di campo. Anzi, di campi. Perché ora i campi sui quali si gioca il successo dell'iniziativa che ieri è stata avviata sono tre:
- Il primo è quello delle Pubbliche Amministrazioni locali e centrali che dovranno liberare i Dati. Perché, è evidente, non esiste open data senza dati. Applicazioni, servizi e strumenti non potranno essere realizzati se la PA davvero non deciderà di liberare i dati dei quali dispone. E per farlo è necessario un reale processo di cambiamento culturale. Non esistono obblighi normativi che costringano l'Amministrazione in questa direzione, benché il nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale di fatto ne raccomandi nella sostanza lo sviluppo. Perché si faccia realmente Open Data sarà quindi necessario l'impegno di civil servant che decidano di avviare nelle loro Amministrazioni azioni concrete di liberazione dei dati;

- Il secondo è quello del tessuto imprenditoriale. L'Open Data è un driver di sviluppo che non serve solo a rendere maggiormente consapevoli i cittadini mettendoli in condizione di decidere o valutare le decisioni dell'Amministrazione, ma anche a costruire un nuovo sistema di servizi. Servizi che - basandosi sui dati aperti - creino valore con vantaggi per i cittadini, ma anche per le aziende che tali servizi li hanno sviluppati. In questo senso, è necessario che le aziende investano - analogamente a quanto è successo in altri contesti - nei servizi basati sugli Open Data;

- Il terzo è quello dei numerosi movimenti, associazioni, gruppi di interesse e community che ruotano attorno a questo tema. Si tratta, per loro, di passare dalla teoria alla pratica. Si tratta di passare da una fase di sensibilizzazione finalizzata a promuovere un tema ad una fase di azione nella quale portare avanti progetti concreti. E in un contesto come quello italiano, in cui spesso pare impossibile fare sistema e nel quale, pur nella buona volontà, sovente il protagonismo prevale sulla concretezza, ciò può non essere facilissimo. Nel paese dei campanili, nulla può essere più dannoso per la causa dell'Open Data che un coro di campane tra di loro stonate, che suonino fuori tempo portando confusione al posto di quella chiarezza necessaria per far capire ad Aziende e Pubbliche Amministrazioni i termini della questione.
Insomma, ora tocca a noi. Sapremo raccogliere la sfida?

Stefano Epifani
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16 Commenti alla Notizia In Controluce/ La sfida dell'Open Data in realtÓ comincia ora
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  • A cominciare da

    "il Governo si è dato una strategia"

    Ma quando mai!!!!

    Questo governo è campione di annunci aria fritta, l'unica cosa che ha è una tattica, non mollare la poltrona, incassare il più possibile e evitare la galera. Se aspettiamo riforme teconologiche da sti' qua stiamo freschi.

    Eppure un uomo della statura di Brunetta o del Presidentissimo dovrebbero subito rendere chiare le cose.
    non+autenticato
  • Il problema è sempre quello: perché impegnarsi quando c'è una consistente fetta di persone il cui unico scopo è parlare male di qualunque cosa fatta dal governo? Se la fa, è uno spreco di soldi che ci sono cose più importanti da fare. Se non la fa è una grande occasione persa. Persone inutili e senza idee. A prescindere da qualunque altra valutazione, l'importante è sparlare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Guido Lavespa
    > Il problema è sempre quello: perché impegnarsi
    > quando c'è una consistente fetta di persone il
    > cui unico scopo è parlare male di qualunque cosa
    > fatta dal governo? Se la fa, è uno spreco di
    > soldi che ci sono cose più importanti da fare. Se
    > non la fa è una grande occasione persa. Persone
    > inutili e senza idee. A prescindere da qualunque
    > altra valutazione, l'importante è sparlare.

    E queste persone... Sono state educate a pensarla cosi' da una potenza straniera o dalle tv locali ?
    krane
    22544
  • Io non penso che sia inutile, anzi il contrario. Però visto quello che ci sarà costato (dopo l'esperienza di Italia.it costato circa 45 milioni di euro http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scienza_e... ) farlo bene è una richiesta leggittima da parte di un povero cittadino-contribuente, o no?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gio
    > Io non penso che sia inutile, anzi il contrario.
    > Però visto quello che ci sarà costato (dopo
    > l'esperienza di Italia.it costato circa 45
    > milioni di euro
    > http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scienza_e
    italia.it e' costato di piu, purtroppo. Quello e' solo l'art. del 2007Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • Si vero! E hanno sfornato una cacata pazzesca oltrettutto!
    non+autenticato
  • Tu sei nella P.A.? Hai una vaga idea dei soldi che vengono sperperati in progetti altamente inutili?
    1) dopo le varie iniziative "mettiamoci la faccina che ride", "reti amiche", "pec amiche", "digitamiche", "pubblici amici", è cambiato qualcosa?
    A cosa è servito, oltre a mettere a posto gli "amici degli amici"?

    2) Il buon brunetta si rende conto che l'assistenzialismo e l'esplosione delle assunzioni (con-causa dell'esplosione del debito pubblico) sono frutto dei governi forlani - craxi (soprattutto craxi e le baby pensioni)?
    A quei tempi lui non era forse la 4° linea dei socialisti?

    3) Hai una vaga idea del numero di municipalizzate, "provincializzate" e "regionalizzate" messe in piedi da questo governo?
    Con la scusa della "modernizzazione" e della "informatizzazione" sai quante poltrone si sono create e quanto STIPENDIFICI si sono creati?

    4) E' inutile pagare 10.000 volte per la stessa cosa. Abbiamo un C.A.D. dal 2004 che è largamente disatteso perchè manca l'infrastruttura comune.
    Il protocollo informatico (cardine del C.a.d.) DEVE ESSERE UNICO. L'anagrafe DEVE ESSERE UNICA.
    La conservazione SOSTITUTIVA deve essere affidata ad un soggetto PUBBLICO UNICO.
    Solo con strumenti UNICI, programmati come dio comanda, si potrà veramente snellire la burocrazia e passare al digitale.
    FAre annunci non serve a niente. Sono 17 anni che sento annunci "faremo", "stiamo pianificando".

    5) noi stiamo qui a pensare alle banche dati aperte.... quando ci MANCA LA RETE!! Quando ci manca una CASSAFORTE per quelle banche dati... Quando OGGI non ESISTE UN SOLO SOFTWARE COMUNE A TUTTE LE SEDI DELLA P.A...._

    Di che cosa stiamo parlando?
  • > 1) dopo le varie iniziative "mettiamoci la
    > faccina che ride", "reti amiche", "pec amiche",
    > "digitamiche", "pubblici amici", è cambiato
    > qualcosa?

    Ecco il punto è proprio questo, non è che si spara per sparare, le iniziative digitali di sta' gente sono state molteplici, ora qualcuno potrebbe citarne una che ha funzionato e ha cambiato qualche cosa, le faccine sbandierate sono un esempio eccellente, o si cita qualche iniziativa governativa in campo di tecnologie che abbia veramente funzionato oppure le critiche non sono ingenerose, non siamo noi prevenuti sono loro che passano il tempo a occuparsi di processori, tipo P2, P3, P4 ... e niente altro. Spero che chi legge la storia dei processori l'abbia capita.
    non+autenticato
  • A parte che la navigabilità del sito è pari a zero, ma vogliamo parlare del fatto che la maggior parte dei dati sono su file XLS???Deluso Ma quando cazzo useranno invece SOLO ODF?? Veramente non capisco tutti questi problemi! Anche per le aziende il costo sarebbe 0 euro, scaricano OpenOffice o LibreOffice ed è fatta!!
    E poi parliamo di come sono raggruppati i dati: http://www.dati.gov.it/ricerca_dataset ci avete capito qualcosa??
    non+autenticato
  • Al momento è strutturato come un blog privo di ordine.

    Ciascun contributore, in maniera indipendente e per questo scoordinata, accatasta lì dei dati: possono essere su argomenti generali e vaghi, possono essere di dettaglio su argomenti inutili.

    La ricerca è quasi inutile, nessun contributore mette alcun tag né ci sono linee guida (o almeno non sono rispettate) su tag da ritenersi obbligatori.
    L'effetto è che non posso cercare tutti gli open-data immessi dal comune di Roma (per dirne uno), o tutti gli open-data immessi da tre giorni o da un mese, o quelli più vecchi di xxx.
    Né avere un link alla parte del sito dell'INPS (ad esempio) dove sono messi i dati pubblicati che essa pubblica.
    Posso giusto vedere delle categorie decisamente rigide (in set di dati sta solo in una categoria): questo modo di indicizzare nei blog è stato superato da tempo.

    Di fatto il Governo (perché il sito è su gov.it, giusto per farsi belli al sole di Luglio) ha messo uno scatolone sul marciapiede ed ha detto alle P.A. di accatastarci dentro i dati: se poi sono disordinati (e quindi mal fruibili) "non è colpa nostra ma vostra che li avete messi male".
    Non mi sembra un gran bel contributo ...
    non+autenticato
  • Concordo.

    Non mi sembra che le informazioni buttate lì alla rinfusa siano di qualche utilità generale, salvo particolari esigenze.

    Mi astengo per carità di patria dall'affrontare la questione dei formati o delle modalità di caricamento, ricerca e consultazione.

    Fosse che lo scopo sia quello di dimostrare che "l'apertura dei dati non serve a nessuno"?
  • Ma mi spiegate a cosa serve CONDIVIDERE delle banche dati che dovrebbero essere fornire da UN SOLO FORNITORE?

    Il problema della pubblica amministrazione è solo quello.
    Il supporto FISICO della carta d'identità viene fornita da un solo fornitore. Il POLIGRAFICO DELLO STATO.
    Ma il software che serve per stamparlo invece è di migliaia di software house diverse.
    Come se la FIAT o la COOP utilizzasse software diversi per le varie filiali...

    Fin quando non ci sarà un SOFTWARE UNICO, tutti i tentativi di "unificare a posteriori", non saranno altro che "cattedrali nel deserto".
    Banche dati di informazioni "sensibili" in mano a soggetti terzi.. ANNNAMO BBENE... proprio beenee bbeneee...
  • - Scritto da: red5lion
    > Ma mi spiegate a cosa serve CONDIVIDERE delle
    > banche dati che dovrebbero essere fornire da UN
    > SOLO
    > FORNITORE?
    >
    > Il problema della pubblica amministrazione è solo
    > quello.
    > Il supporto FISICO della carta d'identità viene
    > fornita da un solo fornitore. Il POLIGRAFICO
    > DELLO
    > STATO.
    > Ma il software che serve per stamparlo invece è
    > di migliaia di software house
    > diverse.
    > Come se la FIAT o la COOP utilizzasse software
    > diversi per le varie
    > filiali...
    >
    > Fin quando non ci sarà un SOFTWARE UNICO,

    interoperabilità, cooperazione applicativa... oppure un bel monopolio... tu hai già scelto una delle due alternative. Anch'io, ma non è la stessa tua: se conoscessi almeno un minimo la PA sapresti che l'adozione di un software unico per la maggior parte delle attività, oltre ad essere una scelta difficilmente difendibile sul piano politico e morale, sarebbe inattuabile anche sul piano pratico. Troppo diverse sono le esigenze degli enti per avere un sistema buono per tutti.


    > Banche dati di informazioni "sensibili" in mano a
    > soggetti terzi.. ANNNAMO BBENE... proprio beenee
    > bbeneee...

    Questo invece è un problema reale...
    non+autenticato
  • Purtroppo l'amministrazione pubblica la conosco benissimo. Non sto dicendo che la cosa sia fattibile in tempo zero.
    Sono però SICURO che è possibile farlo. E sarebbe l'unica scelta possible.

    Così come esistono sedi piccole e grandi di varie multinazionali, esistono sedi piccole e grandi della P.A. Basta fare in modo che il software sia "modulare".
    Un software unico, realizzato con la collaborazione di università ed utilizzatori finali (di piccole e grandi realtà) e soprattutto poi fai in modo che l'istituto "informatico" dello stato abbia "voce in capitolo" sulle leggi.
    Oggi vengono fatte da persone che non sanno se una cosa sia o meno realizzabile.

    Se TorVergata ha realizzato il sistema INA-SAIA, che nonostante la limitatezza delle risorse resta in piedi abbastanza decentemente, non si capisce perchè non si possa avere un software unico.
    Le informazioni necessarie sono comunque quelle.
    Le carte d'identità di Roma sono uguali a quelle di Monguelfo ed uguali a quelle di Fucecchio. Per quale ragione non è possibile usare un programma di ANAGRAFE unico?
    Per quale ragione non è possibile usare un PROTOCOLLO unico? Un Polo Archivistico UNICO? O pensiamo di lasciare in mano la cosa ai soliti arraffoni ed "improvvisatori" privati o municipalizzati?

    Basta semplicemente fare una cosa studiata bene, ascoltando molto gli addetti. E "limitando" la fantasia dei governanti...

    L'alternativa è pagare 10.000 volte per la stessa cosa, e poi pagare dei software che facciano da "Bridge", e poi pagare qualcuno che "estenda" questi bridge..

    Pagare 10.000 volte per la stessa cosa è semplicemente fuori dal mondo.
  • - Scritto da: red5lion

    >
    > Fin quando non ci sarà un SOFTWARE UNICO, tutti i
    > tentativi di "unificare a posteriori", non
    > saranno altro che "cattedrali nel
    > deserto".

    Non ci deve essere un software unico, ma un formato unico.
    Lascia perdere la carta di identita' e pensa invece ai bulloni.

    I bulloni hanno un formato unico, frega niente chi li fa!
    Tu quando cerchi un bullone lo cerchi per diametro, non per marca.

    Cosi' deve essere per i dati.
    Se il formato e' aperto, i sofware si adeguano al formato aperto, e standardizzato.

    > Banche dati di informazioni "sensibili" in mano a
    > soggetti terzi.. ANNNAMO BBENE... proprio beenee
    > bbeneee...

    Tutti i dati elettronici sono in mano a soggetti terzi.
    O tu sei convinto che banche, assicurazioni, supermercati, anagrafi, etc... abbiano l'IT in casa propria?

    L'IT e' il reparto esternalizzato per eccellenza.
  • E tu sei convinto che la Coop, la Fiat, Samsung o qualsiasi ditta con un numero elevato di filiali paghi tanti programmi per fare la stessa cosa?
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    Modificato dall' autore il 20 ottobre 2011 15.37
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