Mauro Vecchio

Facebook, la minaccia dei profili ombra

La divisione irlandese del social network nel fuoco delle polemiche per la privacy. Il sito in blu avrebbe rastrellato informazioni eliminate dagli utenti. Ma anche dati relativi a persone mai registratesi alla piattaforma

Roma - Rischierebbero fino a 100mila euro di multa, accusati di aver creato ed archiviato dei veri e propri profili ombra. Gli alti rappresentanti della divisione irlandese di Facebook sono così finiti al centro del mirino, dopo le agguerrite accuse lanciate dal Commissario locale per la protezione dei dati personali.

A far divampare la polemica aveva pensato Max Schrems, studente austriaco di 24 anni. Il giovane era entrato in possesso di una più che corposa lista di sue informazioni personali, raccolte da Facebook in un migliaio di pagine. Praticamente il resoconto dettagliato di tre anni trascorsi sul sito in blu.

A scatenare gli animi, un dettaglio cruciale. Schrems aveva scoperto il rastrellamento di informazioni da lui stesso eliminate sul profilo. Persino di indirizzi di posta elettronica mai sfruttati sul sito in blu. Lo studente austriaco ha contattato direttamente l'Irish Data Protection Commissioner (IDC) per vederci chiaro.
Facebook Ireland - a Dublino c'è appunto la sede che gestisce le faccende europee - è così finita sotto accusa, vittima di un'inchiesta per violazione massiva della privacy degli utenti del Vecchio Continente. In sostanza, il sito in blu avrebbe raccolto dati senza alcuna autorizzazione, in particolare relativi a profili mai nati sulla sua piattaforma.

Nomi e cognomi, indirizzi di posta, numeri di telefono. Addirittura informazioni sensibili come orientamenti politici, religiosi e sessuali. Facebook avrebbe estrapolato questi dati dai vari profili, ricavando degli account ombra validi anche per persone mai registratesi al social network.

In altre parole, i responsabili di Facebook sarebbero riusciti a succhiare dati relativi a persone non iscritte, grazie a pratiche come la sincronizzazione mobile. Ma anche importando dati personali dai singoli fornitori di servizi di posta, dai servizi di messaggistica istantanea.

Persino grazie alle query di ricerca sfruttate per trovare amici in blu sui popolari search engine. La piattaforma di Mark Zuckerberg avrebbe così rimpolpato gli attuali profili registrati,oltre a guadagnare dati su persone mai entrate tra i suoi meandri social.

Ma si tratterebbe di un'accusa priva di qualsiasi fondamento, almeno secondo un portavoce del sito in blu. Che si limiterebbe a trattenere gli indirizzi email delle persone invitate singolarmente dai profili già attivi. Questo per avvisare quest'ultimi dell'avvenuta registrazione degli amici invitati.

Mauro Vecchio
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