Mauro Vecchio

Cina, censura per il bene del popolo connesso

La gestione di Internet serve a salvaguardare la serena stabilità dei netizen. Ma Pechino non accetterà interferenze da parte di paesi esteri. Mentre gli Stati Uniti temono per il libero mercato

Roma - La gestione cinese di Internet non sarebbe soltanto conforme alla legge, ma anche pensata per la generale salvaguardia degli utenti. Così ha parlato Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri nel governo di Pechino. Le autorità asiatiche sarebbero inoltre disposte a collaborare con gli altri paesi per un sano sviluppo della Rete.

Ma la Cina non sembra disposta ad accettare l'utilizzo del principio di libera espressione "come scusa per interferire nelle pratiche interne di altri paesi". L'ennesima stoccata nei confronti del governo di Washington, in risposta alla recente lettera inviata dall'ambasciatore Michael Punke alla World Trade Organization (WTO).

Nella visione statunitense, la censura governativa della Rete andrebbe ad imporre delle alte barriere al libero commercio. Praticamente impedendo alle società estere di competere con quelle asiatiche. Il governo di Washington vorrebbe spiegazioni da Pechino, ottenendo maggiori dettagli sulle attività di blocco e oscuramento di piattaforme e servizi online.
Nel frattempo, le stesse autorità asiatiche sembrano pronte ad una nuova stretta sulle principali piattaforme social. I controlli governativi verranno intensificati anche sui sistemi di messaggistica istantanea, come sempre a caccia di contenuti ed opinioni che possano attentare alla serena stabilità di milioni di netizen.

Mauro Vecchio
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