Luca Annunziata

Interviste/ IBM, 100 anni e non sentirli

Le sfide di chi si muove sul mercato da un secolo. La necessitÓ di cambiare pelle e abitudini. Cercando di mantenere intatti valori aziendali che ne hanno fatto la fortuna. A colloquio con il CIO di Big Blue

Roma - In occasione di una sua visita a Roma per parlare a una conferenza dedicata alle donne nel mondo del lavoro, Punto Informatico ha potuto scambiare quattro chiacchiere con Jeanette Horan, vicepresidente e CIO di IBM a livello mondiale. La conversazione si è incentrata principalmente sulle nuove sfide e le nuove prospettive del lavoro di un CIO in un'azienda ampia e complessa come IBM, e dei cambiamenti intervenuti in una struttura che può vantare ormai 100 anni di storia e che continua a produrre innovazioni e brevetti continuando a mutare profilo e approccio al mondo dell'IT.

Punto Informatico: Com'è cambiato negli ultimi anni lo scenario in cui si muove IBM?
Janette Horan: La natura dei nostri clienti sta cambiando, quello che un tempo era multinazionale sta diventando globale. IBM stessa quando cominciò era una multinazionale, con una filiale in ogni nazione. Oggi noi stessi stiamo cambiando per riconoscere il fatto che i nostri clienti stanno cambiando, sono diventati globali e non nazionali o multinazionali, e quindi dobbiamo adeguarci per supportarli su scala globale.

PI: E questo cosa comporta in pratica?
JH: Questo ci conduce al secondo punto della questione: dobbiamo comprendere dove sono le skill disponibili per supportare i nostri clienti, dobbiamo essere in grado di "muovere" il lavoro dove abbiamo le skill disponibili, ed è per questo che ci sforziamo di creare metodologie comuni, processi comuni, modi comuni di lavorare in IBM. Se abbiamo clienti che vogliamo supportare in Italia, potremmo avere le skill necessarie in Spagna, Cina, ovunque. Ed è per questo che ci sforziamo di trovare il modo di sostenere il nostro cliente in Italia immaginando nuove forme di lavoro e collaborazione, anche attingendo all'esperienza stessa che vediamo emergere dal mercato.
PI: IBM sta cambiando, ci sono nuovi settori in cui opera e nuovi dipendenti. Come guardate ai nuovi meccanismi di collaborazione sociale?
JH: Il social è diventato un elemento parte del tessuto delle nostre vite. Quando assumiamo dei ragazzi appena laureati, siamo consapevoli del fatto che sono cresciuti in questo ambiente social, a volte è tutto quello che conoscono. Per alcuni di loro, ce lo dicono loro stessi, Facebook ha rimpiazzato l'email: se l'università vuole comunicare con gli studenti usa Facebook, non il website o le email. Paradossalmente, un nuovo assunto potrebbe arrivare in IBM e trovarsi davanti strumenti comuni come l'email e chiedersi: che roba è questa?

PI: ╚ necessario trovare una soluzione a questa differenza di linguaggi.
JH: Ci sono 4 generazioni che convivono in IBM: ci sono dipendenti che sono con noi e sono cresciuti nell'era mainframe, magari sono vicini alla pensione, ma sono lì. E poi ci sono i giovani, di cui parlavamo un attimo fa. Crediamo di aver bisogno di trovare strade per consentirgli di lavorare con l'azienda in modo compatibile con la loro esperienza: non possiamo limitarci a trovare "un solo modo di lavorare", dobbiamo sostenere diversi modelli per tutti.
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