Claudio Tamburrino

Trailer, le nuove risposte di SIAE

Stefania Ercolani, direttore dell'Ufficio Multimedialità della SIAE, torna a parlare con PI circa le licenze richieste ai siti per la musica dei trailer: salvi i link ma non le pagine dei social network, se utilizzate con fini commerciali

Trailer, le nuove risposte di SIAERoma - A cercare di chiarire con Punto Informatico alcune delle questioni della vicenda accesa dalla richiesta di SIAE di licenza per la pubblicazione di trailer cinematografici è ancora una volta Stefania Ercolani, direttore dell'Ufficio Multimedialità della SIAE.
Qualcosa di nuovo si è riuscito a chiarire, anche se per le singole situazioni occorre contattare SIAE, e si attende la diffusione di un tariffario più dettagliato per queste licenze.

Di particolare rilevanza, la questione legata alle pagine social: anche se in altre occasioni SIAE ha detto di voler monitorare anche i social network, la distinzione significativa è piuttosto quella tra pagine commerciali e quelle di utenti privati che hanno un profilo o un sito senza scopo di lucro.

Poco conta, invece, se un contenuto è impiegato con fini pubblicitari. Vietato parlare a SIAE di trailer come pubblicità, anzi, dal momento che, ribadisce in più occasioni, l'unica cosa che conta è se la musica in esso contenuta venga utilizzata in maniera nuova e diversa, intendendo per nuova e diversa qualsiasi tipo di sua distribuzione diverso da quello originale, anche se per il medesimo scopo di promozione: "La musica è soggetta a logorio più si utilizza più bisogna corrispondere il dovuto importo agli autori".
D'altronde, è questa la tesi della SIAE, i siti che incastonano i trailer nelle proprie pagine generano con essi tanti e tali introiti pubblicitari da potersi permettere il pagamento della licenza richiesta senza compromettere la circolazione del trailer.
A proposito di tariffe Ercolani ha anticipato che si chiederanno 1800 euro l'anno, ma che vi sarà una "sorta di sconto d'introduzione". E che prossimamente SIAE fornirà prezzi e ore totali di trailer che "potranno essere inserite o inglobate" all'interno dei siti commerciali (per il momento sono 10 ore ma si sta valutando la possibilità di aumentarle).

Possibile, invece, il link diretto, che Ercolani dice non generare responsabilità in quanto il contenuto non va ad arricchire la pagina. Per casi specifici come il webclipping occorre invece contattare SIAE per valutare caso per caso. Ma il principio ispiratore è che se in qualche modo se ne trae un guadagno (anche indiretto come l'advertising) bisogna pagare.

Punto Informatico: Se i produttori dell'Anica già pagano per utilizzare quella musica non significa che quella musica è retribuita due volte per lo stesso utilizzo?
Stefania Ercolani: Ricordo che la licenza di cui si dibatte riguarda solo la musica nei trailer e non i video che presentano i film. I produttori pagano per la sincronizzazione della colonna sonora ma ai compositori deve essere pagato un compenso separato. In termini generali, uno dei principi su cui si fonda il diritto d'autore (e non solo in Italia, ma nell'intero Occidente) è quello per cui ad ogni nuova e diversa utilizzazione di un'opera, vanno corrisposti i relativi diritti. Per esempio, se acquisto un CD, nel prezzo è considerata anche la quota per diritto d'autore; ma questo non consente di utilizzare lo stesso CD trasmettendolo attraverso una radio oppure in discoteca. Idem per un DVD, i cui diritti sono corrisposti per la visione domestica. Ogni utilizzo è distinto e indipendente dal precedente.
Nel caso della musica nei trailer è la stessa cosa: la musica inserita nel video (sia esso promozionale o di altra natura) è utilizzata da un sito web, e sono quindi gli utilizzatori (cioè i titolari del sito) a dover corrispondere i diritti così come - vedi gli esempi precedenti - sono le emittenti o i proprietari di discoteche a pagare per le musiche che trasmettono o diffondono.

PI: Se lo scopo dei trailer è la massima circolazione possibile in quanto una forma di pubblicità del prodotto cinematografico, che senso ha limitarne la circolazione? Non è, anzi, controproducente?
SE: E chi dice che bisogna limitarne la circolazione? Al contrario. Qui stiamo parlando di corrispondere un compenso dovuto agli autori delle musiche, come avviene per le altre utilizzazioni delle colonne sonore. Non dimentichiamo che l'invito a regolarizzare spedito ai siti di trailer dalla SIAE riguarda siti commerciali, molti dei quali sono in rete da anni e vedono crescere le inserzioni pubblicitarie grazie anche all'attrattività dei trailer e degli spezzoni di film. Molti di loro contengono anche altre musiche.

PI: Bisogna pagare anche se in un trailer di un brano è contenuto un estratto inferiore ai 40 secondi?
SE: Cerchiamo di non fare confusione. La licenza, che ci offre l'occasione di questi accurati chiarimenti a causa di proteste spesso inutilmente aggressive, riguarda siti che hanno trailer, spezzoni ed altri contenuti video con colonne musicali fino a 10 ore di durata, non un estratto inferiore a 40 secondi.

PI: Stiamo parlando anche di trailer pensati e distribuiti all'estero?
Stiamo parlando dei siti che ricadono sotto la legge italiana e che usano musiche amministrate dalla SIAE.

PI: I link contano come l'embedding? Cioè se un sito si limita a indirizzare a un'altra pagina contenente il trailer, allora deve comunque pagare?
SE: Sulla distinzione tra redirect ed embedding inviterei a consultare almeno Wikipedia.
A proposito dei link in generale, la risposta è molto semplice: il diritto d'autore è "tecnologicamente neutrale". Se c'è l'inserimento di contenuti protetti in un sito, qualunque sia la modalità di offerta e la fonte, l'utilizzatore (non l'utente che ne fruisce ma quello che lo mette a disposizione degli utenti e quindi trae dal sito stesso un ricavo) deve ottenere l'autorizzazione dei titolari dei diritti. Questo riguarda la musica, come tutti gli altri contenuti; nel caso della colonna sonora l'autorizzazione viene data dalla SIAE, mentre per altri tipi di opere (ad esempio un quadro o una poesia) bisogna cercare i singoli autori.

PI: Mettiamo il caso di un'app distribuita gratuitamente sull'Android Market che effettuano webclipping offrendo agli utenti come servizio la possibilità di vedere trailer trovati sui rispettivi siti: deve pagare anch'essa?
SE: Non mi pare che ci si possa inoltrare in minuzie e dettagli. Chi intende mettersi in regola può contattare la SIAE facendo la sua richiesta e ottiene sempre una risposta.

PI: In un articolo del Post si legge "Per ora la SIAE non sta monitorando gli account personali dei social network, ma dice Ercolani che anche quelli, come qualsiasi altro sito, sono soggetti al pagamento dei diritti d'autore e prima o poi verranno regolarizzati. Molti account di personaggi pubblici e pagine aziendali avrebbero già sottoscritto la licenza SIAE". Ma nel comunicato emesso nei giorni scorsi si parla esclusivamente di siti commerciali. Quale delle due affermazioni è vera?
SE: Le pagine aziendali sono siti commerciali. La SIAE ha il compito di riscuotere i diritti per conto dei suoi iscritti in condizioni di economicità ed efficienza. La legge sul diritto d'autore (quella italiana come quella degli altri paesi  occidentali) prevede che qualsiasi uso debba essere autorizzato. Quindi indipendentemente dalle scelte aziendali della SIAE, gli autori possono ritenere che la presenza in certi siti o in certi social network non siano compatibili con la presenza delle loro opere e agiscano di conseguenza, sempre che i siti non abbiano una regolare licenza.
Un sito di informazione serio e credibile come Punto Informatico è molto utile per mettere a fuoco le sostanziali differenze che possono esistere tra varie pagine di Facebook: una cosa è il ragazzino che dialoga con i suoi amici, un'altra cosa è la casa discografica o il music store che apre una pagina su Facebook per avere un rapporto diretto con il suo target. È evidente che i secondi esempi sono decisamente commerciali e i profili "commerciali" o di imprese su Facebook ormai sono di realtà molto presenti e molto incisive. Non è il social network quindi che elimina il carattere commerciale dell'offerta.

PI: YouTube non dovrebbe essere in regola in base all'accordo di licenza sottoscritto con la SIAE? E tale accordo non dovrebbe tutelare altresì chi utilizza filmati o trailer proveniente da YouTube?
SE: La licenza di YouTube copre l'embedding di video in siti non commerciali a condizione che i materiali siano stati correttamente licenziati all'origine. Non possiamo quindi rispondere per Google, che detiene le informazioni sui contenuti grazie al sistema Content ID.
 
PI: Nel caso in cui fosse ufficialmente bandito l'embedding dei contenuti YouTube, è un discorso da estendere a tutti i video contenenti musica tutelata dalla SIAE?
SE: Qui non si vuole "ufficialmente bandire" niente! Tutt'altro. Se questa fosse stata l'intenzione, non sarebbe stato inviato un cortese invito a regolarizzare ma si sarebbe fatto ricorso ad altri strumenti che pure la legge italiana e le direttive europee mettono a disposizione degli autori e dei loro rappresentanti. La SIAE ha un servizio antipirateria che non è mai stato chiamato in causa proprio perché non si vuole impedire niente ma anzi facilitare al massimo il rispetto del diritto d'autore!

a cura di Claudio Tamburrino
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284 Commenti alla Notizia Trailer, le nuove risposte di SIAE
Ordina
  • La legge 1861/2007 dice: "E' consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non
    sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita` culturali, sentiti
    il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’universita` e della ricerca, previo
    parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico
    o scientifico di cui al presente comma".
  • "[...]uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro."

    Se avessi letto meglio: la legge lo consente solo se NON È a scopo di lucro, e la SIAE ha già detto che comunque non è questo il caso in cui agisce.

    La SIAE agisce quando il sito È a scopo di lucro, basta anche semplicemente avere adsense per tentare di ripagarsi l'hosting che diventa a scopo di lucro, quindi già si è fuori dalla copertura della legge e la SIAE può metterci sopra le grinfie.
    Wolf01
    3341
  • Volevo far notare che in Italia esiste la libertà di parola e di opinione e quindi anche della condivisione. La Siae non può fungere da "santa inquisizione", fortunatamente il medioevo è finito. La siae è sempre stata un ostacolo allo sviluppo economico dell'arte in questo paese. Inoltre esiste una legge che pochi conoscono: legge 1861/2007, la maggior parte dei siti possono rientrare in questa legge (sito a scopo promozionale e didattico)
  • Ok, ci lamentiamo (giustamente) della SIAE, ma c'è la "SIAE" tedesca che sembra essere ancora peggio: http://entertainment.slashdot.org/story/11/11/14/0...

    "They claim that behind pseudonyms some of their artists may be hidden and produce things that they would not earn anything from. According to German law, you are required to prove that an artist is not with GEMA."

    Scioccante.
    Wolf01
    3341
  • - Scritto da: Wolf01
    > Ok, ci lamentiamo (giustamente) della SIAE, ma
    > c'è la "SIAE" tedesca che sembra essere ancora
    > peggio:
    > http://entertainment.slashdot.org/story/11/11/14/0
    >
    > "They claim that behind pseudonyms some of their
    > artists may be hidden and produce things that
    > they would not earn anything from. According to
    > German law, you are required to prove that an
    > artist is not with
    > GEMA."
    >
    > Scioccante.

    Mica tanto, basta rispondergli per le rime con una "autocertificazione" firmata di ogni partecipante che dichiara di non essere iscritto alla GeMa.

    A quel punto sta a loro dimostrare che qualcuna di quelle persone è un iscritto alla GEMA che sta tentando di non pagare il dovuto e solo lui sarà oggetto di eventuali azioni legali.

    Se accadeva in Italia si doveva comunque pagare la SIAE perché gli spettacoli pagano una tassa che la SIAE riscuote per conto dello stato.

    GT
    non+autenticato
  • Ma in Chiesa si dovrebbe pagare la SIAE? C'è chi al proprio matrimonio fa eseguire anche brani protetti da copyright (es. Fratello Sole Sorella Luna di Baglioni) ma non ho mai visto nessuno pagare l'obolo.
  • - Scritto da: mjfox
    > Ma in Chiesa si dovrebbe pagare la SIAE? C'è chi
    > al proprio matrimonio fa eseguire anche brani
    > protetti da copyright (es. Fratello Sole Sorella
    > Luna di Baglioni) ma non ho mai visto nessuno
    > pagare
    > l'obolo.

    Tecnicamente parlando hanno violato la legge.
    Poi... anche senza il matrimonio, Fratello Sole il testo NON è sotto copyright, che è scaduto da circa 700 anni, ma la musica si.
    Anche li' tuttavia bisognerebbe vedere se la melodia proposta coincide con quella "baglioniana" o è una variazione sul tema (nuova opera).
    E, dulcis in fundo, occorrerebbe valutare caso per caso se si tratta di plagio, piuttosto che di violazione di copyright.
    Abbastanza da guadagnarsi l'inferno post mortem (nel lungo periodo) e un brusco calo di vendite ad opera dei fedeli incazzati (nel breve).

    GT
  • Alla SIAE sono solo dei parassiti. Quando la smetteranno con queste ca..ate? Che pensino alle cose serie!
    non+autenticato
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