Mauro Vecchio

Giornalismo, la Cina prosciugherà le fonti online

I giornalisti dovranno citare fonti dirette negli articoli, per evitare fughe selvagge di indiscrezioni. Se in rete non si possono soffocare gli anonimi, si possono controllare coloro che gli danno voce

Roma - Nuove misure di controllo sono state annunciate dalle autorità di Pechino, nel tentativo di evitare la proliferazione selvaggia di indiscrezioni sgradite e destabilizzanti. Tutti i giornalisti cinesi dovranno così stare alla larga dalle fonti non verificabili, dalle voci non ufficiali che spesso sussurrano tra i meandri del web.

Ad introdurre il nuovo pacchetto di regole sono stati i vertici della autorità che presiede alla stampa, per aumentare il livello di credibilità dell'informazione in terra asiatica. Non potranno essere considerati fonte attendibile i post sui blog, gli interventi sui social network, non prima di una doppia verifica di prima mano. Le fonti anonime, spesso l'unico canale da cui le notizie possono sgorgare in un regime di informazione controllato, e le notizie che veicolano, la cui diffusione è agevolata dalla rapidità della circolazione in rete, non saranno più materiale su cui i giornalisti cinesi potranno lavorare.

Un portavoce del governo ha infatti sottolineato come i media locali siano stati investiti da svariati scandali per colpa di articoli definiti poco accurati. È per questo che ai giornalisti cinesi è stato chiesto di citare almeno due fonti certe in ciascun articolo, evitando di inserire immagini o video che possano distorcere l'imparzialità dell'informazione. Tutti i media dovranno pubblicare correzioni e scuse in caso di contenuti non fondati o addirittura errati.
Previste misure anche più pesanti di una semplice smentita. Le firme asiatiche potrebbero subire il ritiro del tesserino in caso di articoli errati o di cronache non sufficientemente controllate alle fonti. Posto che il governo cinese continuerà ad impedire la pubblicazione di storie non gradite o pericolose per la stabilità nazionale.

Mauro Vecchio
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3 Commenti alla Notizia Giornalismo, la Cina prosciugherà le fonti online
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  • Quello dell'attendibilità delle fonti, dovrebbe stare alla base del giornalisto.
    ....quindi, .......come non essere daccordo con quello sin quà scritto.

    Il vero problema, secondo me, è che in un paese come la Cina, citare la fonte (sopratutto se "rivelatrice" di informazioni non gradite), vorrà dire condannare la stessa, alla prigione certa (quando gli và bene).

    Quello che si nasconde dietro a questa "lezione" di "giustizia" da parte del Governo cinese, quindi, è solo un velato modo per minacciare le fonti e quindi fare censura.

    La millenaria cultura cinese ha molte cose da insegnarci, ma non il "senso della Giustizia".
  • Darebbe un nuovo senso ai giornali. Attualmente, i giornali sono inutili: forniscono informazioni tendenziose e non verificate ... e piangono miseria per la concorrenza dei blog: ma non ha senso salvare i giornali, per farli lavorare come lavoravano una volta (quando fornivano già un pessimo servizio, ma erano gli unici in grado di farlo, quindi ci si accontentava); ora, o i giornali riescono a fare di meglio... o chiudono. E la cina fa bene a metterli alle strette: ne chiuderanno un po', e gli altri forse riusciranno a fornire un servizio ben fatto.
    non+autenticato
  • ...specialmente in Italia, sarebbe il caso che i giornalisti citassero solo fonti dirette, stando alla larga da fonti non verificabili e soprattutto non prendendo spunto da Focus per le notizie.

    E basta con i gattini e i cagnolini sui TG.
    Wolf01
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