Guido Scorza

Oltre al copyright c'è di più

di G. Scorza - Prima di tutto, i diritti alla privacy e alla libertà d'espressione. L'Europa lancia un monito: con il discorso di Neelie Kroes, con la sentenza contro i filtri antipirateria. L'Italia recepirà?

Oltre al copyright c'è di piùRoma - Il discorso illuminato di Neelie Kroes, Vice Presidente della Commissione Europea, pronunciato nei giorni scorsi al Forum di Avignone lo aveva lasciato intendere a chiare lettere: tra Bruxelles e Lussemburgo, in seno alle Istituzioni UE, qualcosa sta cambiando a proposito dell'approccio all'enforcement dei diritti d'autore. Guai a lasciarsi ossessionare dal copyright, aveva detto la Kroes, che aveva poi proseguito ammettendo, senza troppi giri di parole, che la politica dell'enforcement ad oltranza ed a caro prezzo dei diritti di proprietà intellettuale sin qui condotta ha prodotto risultati fallimentari: è costata molto e non ha risolto nulla.

La Sentenza pronunciata ieri dalla Corte di Giustizia chiude ora il cerchio e conferma che in Europa c'è bisogno di ripensare radicalmente la questione della tutela dei diritti d'autore in chiave meno copyright-centrica.

Oltre al copyright c'è di più, infatti, scrivono i Giudici della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che aggiungono, poi, come "sebbene la tutela del diritto di proprietà intellettuale sia sancita dall'art. 17, n. 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in prosieguo: la "Carta") non può desumersi né da tale disposizione né dalla giurisprudenza della Corte che tale diritto sia intangibile e che la sua tutela debba essere garantita in modo assoluto". Gli stessi Giudici scrivono, inoltre, che "è compito delle autorità e dei giudici nazionali, nel contesto delle misure adottate per proteggere i titolari di diritti d'autore, garantire un giusto equilibrio tra la tutela di tali diritti e quella dei diritti fondamentali delle persone su cui incidono dette misure".
Il diritto alla privacy degli utenti delle reti di comunicazione elettronica, la libertà di comunicazione e manifestazione del pensiero e la libertà di impresa degli internet service provider sono i diritti e le libertà fondamentali che, secondo i Giudici della Corte di Giustizia, non possono rimanere schiacciati e triturati - come, purtroppo, troppo spesso sin qui accaduto - in nome della tutela del diritto d'autore.
Non si può chiedere ad un intermediario della comunicazione di sostenere costi abnormi e condizionare la propria libertà di iniziativa economica e di impresa per tutelare gli altrui diritti di proprietà intellettuale e, soprattutto, non gli si può chiedere di farlo in maniera generale ed indiscriminata, trasformando un imprenditore in uno sceriffo e/o nel braccio armato della legge.

Allo stesso modo è inammissibile - e nella Sentenza della Corte di Giustizia è, finalmente, scritto in modo inequivocabile - travolgere il diritto alla privacy degli utenti e quello a scambiarsi e comunicare ogni genere di contenuto solo per evitare che si scambino e comunichino anche contenuti ritenuti protetti da diritto d'autore.
Le regole del diritto d'autore, quelle sulla privacy, quelle in materia di informazione e quelle a tutela della libertà di impresa devono convivere senza che le une possano essere ritenute sovra-ordinate rispetto alle altre.

Punto, a capo e si cambia registro.
È questo il messaggio, non scritto in modo esplicito, che può e deve leggersi tra le righe della decisione della Corte di Giustizia e nelle parole della Vice Presidente della Commissione Europea Kroes. E in Italia? Riusciremo ad afferrare il messaggio?
C'è da augurarselo anche se i segnali sono, sin qui, tutt'altro che positivi.

Come è noto, infatti, pendono allo stato nel nostro Parlamento ben tre disegni di legge gemelli attraverso i quali si propone appunto di obbligare - addirittura per legge - tutti gli internet service provider ad adottare adeguati dispositivi di filtraggio idonei a prevenire eventuali violazioni di diritti di proprietà intellettuale ed industriale. Si tratta, esattamente, della pratica che i Giudici della Corte di Giustizia dell'Unione europea considerano vietata.

"Le direttive UE (quelle in materia di diritto d'autore, privacy e e-commerce, ndr) lette in combinato disposto e interpretate tenendo presenti le condizioni derivanti dalla tutela dei diritti fondamentali applicabili, devono essere interpretate - scrivono i Magistrati della Corte - nel senso che ostano all'ingiunzione ad un fornitore di accesso ad Internet di predisporre un sistema di filtraggio: - di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, in particolare mediante programmi "peer-to-peer"; - che si applica indistintamente a tutta la sua clientela; - a titolo preventivo; - a sue spese esclusive, e - senza limiti nel tempo, idoneo ad identificare nella rete di tale fornitore la circolazione di file contenenti un'opera musicale, cinematografica o audiovisiva rispetto alla quale il richiedente affermi di vantare diritti di proprietà intellettuale, onde bloccare il trasferimento di file il cui scambio pregiudichi il diritto d'autore".

Questo mentre i nostri zelanti parlamentari, certamente tirati per la giacchetta da questa o quella lobby dell'industria dei contenuti, vorrebbero addirittura far passare il principio secondo il quale i provider sono responsabili se non adottano appositi dispositivi di filtraggio - che, sia detto per inciso, neppure esistono o, comunque, sono ben lontani dal potersi dire efficaci.

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dal canto suo, si avvia a varare un Regolamento attraverso il quale, egualmente, pone la tutela del diritto d'autore in una posizione sovra-ordinata rispetto ad ogni altro diritto, accettando il rischio che contenuti costituenti la libera manifestazione del pensiero di un utente siano rimossi dallo spazio pubblico telematico senza che quest'ultimo sia neppure posto nella condizione di difenderne la pubblicazione.
La Commissione europea, in realtà, nei giorni scorsi - a conferma che da Bruxelles ora soffia un vento diverso - ha preso carta e penna ed indirizzato all'AGCOM parole assai poco lusinghiere in relazione allo schema di Regolamento che è stato, sostanzialmente, bocciato nella forma e nella sostanza.

Anche in questo caso c'è da chiedersi se l'Autorità avrà il coraggio di fare ammenda dei propri errori - o, almeno, eccessi - e ritornare sui propri passi, rinunciando al varo del proprio regolamento o riscrivendolo con un approccio più equilibrato e meno copyright-centrico.
L'Unione Europea, insomma, ci richiama all'ordine e, se non vogliamo continuare ad essere la cenerentola della società dell'informazione, forse, questa volta, ci converrà ascoltarla.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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64 Commenti alla Notizia Oltre al copyright c'è di più
Ordina
  • Il futuro che si prospetta è desolante.

    Qualsiasi lavoro tu faccia con le tue mani, anche da molto tempo o per tradizione, il messaggio che ti viene dato è "roba vecchia, cambia mestiere, oggi esiste solo la competizione di idee, il lavoro manuale non vale un cazzo, lo facciamo fare agli schiavi dove lo schiavismo è possibile" + "devi essere elastico, devi cambiare mestiere ogni 5 anni massimo"

    l'esistenza del lavoratore manuale, tradizionale sembra (SEMBRA, dico) da cancellare, da spazzare via.

    in effetti no, va solo spostata, ma i diktat modernisti sono questi.

    Bene, facciamo finta che sia vero.

    Se oggi io produco musica, arte, contenuti testuali, immagini, musica, il prezzo, la valutazione, la tutela, sono minimi: gli intermediari si pigliano quasi tutto, nessuno riconosce niente (guardate sui quotidiani nazionali quanti scrivono l'autore della foto, salvo indicare sotto ogni articolo quanto siano protetti da copyright... che contestualmente non scrivono riguardo al fotografo, ad esempio), l'utente finale è convinto a disprezzare (in senso letterale/etimologico) ogni contenuto che però VUOLE per diritto tanto da prenderselo gratis con ogni mezzo e spendendo in tempo molto di più di quanto non farebbe in denaro.

    non posso zappare.
    non posso nemmeno cantare e suonare
    non posso nemmeno scrivere

    il mondo potente (fatto di poteri forti o di massa di marmaglia, fa lo stesso) che ci circonda dice: in ogni caso non vali un cazzo, in ogni caso io voglio tutto e a te non voglio riconoscere niente.

    vale dal basso e vale dall'alto.

    Credo sia un qualche genere di povertà che ci fa diventare così.

    io ad un certo punto della vita ho cominciato a versare piccole somme in tutti i "donate" (paypal) che vedevo per più di 2 volte: capivo che stavo sempre prendendo e non stavo mai dando.

    Non mi sono impoverito, non sono ricco.
    Ma ho ancora un lavoro
    non+autenticato
  • Se dici che ti occorre un incentivo monetario per produrre con la mente, è chiaro che non sai produrre con la mente.
    non+autenticato
  • mamma mia che strage! da 70+ a 50 post! ma che avete fatto per farlo incazzare cosi? ah gia, e' la sua missione, dimenticavo.
    non+autenticato
  • Come mai dopo i vari articoli gridati sulla censura del web italiano, PI non parla dei dissequestri dei siti Italianstylewebsite e FreePlayClub???
  • Dai che quelli di PI ci metto anni a scrivere le notizie, sii paziente! Io sto ancora aspettando la recensione della ultima ubuntu LST!
    Sgabbio
    26178
  • Già, hanno scritto oggi l'articolo, ma sono latitanti su ItalianStyleWebsite, che io riesco ad accedere tranquillamente (senza cambio DNS).
    Vabbuo!
  • - Scritto da: Gurmugna

    > Il business model della copia non è sbagliato
    > come voi pensate, è un modello come un altro.

    E' sbagliato!
    Il lavoro si paga a tempo.
    L'architetto che vende il suo progetto a 50.000 euro, quanti mesi ha lavorato, ipotizzando 5.000 euro al mese? 10 mesi? Ha senso? No.

    Il software costato migliaia di euro non costa cosi' tanto.
    Prendi il costo del programmatore, per il tempo che ci mette.

    > Andrebbe affinato, i prezzi abbassati, e la
    > concorrenza resa più giusta, ciò non toglie il
    > fatto che se scarichi gratis la tua copia invece
    > di pagarla non sei nel giusto perchè se l'azienda
    > fallisce a causa del tuo condividere gratis

    Il bene digitale si presta ad essere copiato gratis. Oggi.
    Domani quando inventeranno i replicatori, anche i beni materiali potranno essere copiati gratis o quasi.
    E allora?
    Fermiamo il progresso per conservare un modello di business che sta gia' mostrando tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni?

    La soluzione e' molto semplice sai?
    Hai una idea? Non la pubblichi, ma la sfrutti in proprio e fai pagare la fruizione dal vivo.

    > e
    > quindi non far pagare gli acquirenti, la colpa
    > c'è ed è simile al furto.

    No. Il far pagare qualcosa che si puo' ottenere gratis e' simile al furto!

    > E non dire che nessuno ha chiesto all'azienda di
    > fare il software o il gioco per cortesia, non
    > siamo all'asilo.

    Eh, gia'. Quando non si puo' controbattere l'evidenza, si tira in ballo l'asilo.

    L'epoca del business basato sul gaming offline e' finita.
    Vuoi fare business nel gaming? Fai giochi online e vendi abbonamenti.
    E le versioni offline le lasci gratuite.

    Oppure, ancora piu' semplice, abbandoni il business.
  • Perchè hanno chiuso il thread?

    Non ho mai parlato di giochi/software offline, mi riferivo a tutti i tipi di software, anche onlne, ed anche il tuo ragionamento varrebbe per i giochi online. Perchè far pagare l'abbonamento per un bene digitale replicabile a costo zero?

    Non condivido quanto dici, il tuo ragionamento è troppo in piccolo e non prende in considerazione decine di fattori e situazioni diverse.

    Chiudiamo qui, è inutile parlarne ognuno resterà sempre delle sue idee.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gurmugna
    > Perchè hanno chiuso il thread?
    Perche' questo e' il forum di PI.

    > Non ho mai parlato di giochi/software offline, mi
    > riferivo a tutti i tipi di software, anche onlne,
    > ed anche il tuo ragionamento varrebbe per i
    > giochi online.

    Il mio ragionamento si basa sull'attuale tecnologia.
    La tecnologia funziona da entrambe le parti.
    Oggi permette tanto le copie che il gaming online.

    > Perchè far pagare l'abbonamento
    > per un bene digitale replicabile a costo
    > zero?

    Perche' offri un servizio, non un bene.

    > Non condivido quanto dici, il tuo ragionamento è
    > troppo in piccolo e non prende in considerazione
    > decine di fattori e situazioni diverse.

    Spiega allora. Non ho mica fretta.

    > Chiudiamo qui, è inutile parlarne ognuno resterà
    > sempre delle sue idee.

    In questo modo dimostri semplicemente di non avere niente da dire e non sei in grado di sostenere la tua idea, e nel timore di essere tu quello costretto a cambiare idea di fronte all'evidenza, abbandoni il campo.
  • - Scritto da: Gurmugna
    > Perchè hanno chiuso il thread?
    >
    > Non ho mai parlato di giochi/software offline, mi
    > riferivo a tutti i tipi di software, anche onlne,
    > ed anche il tuo ragionamento varrebbe per i
    > giochi online.

    Sai qual'è la cosa divertente?
    E' che molti di noi che sono contrari al vostro modo di intendere il copyright sono "autori" di software, cioè siamo proprio come cantanti e registi.

    Ora non vi è chiaro che probabilmente produrre software costa + fatica, + conoscenza e + abnegazione che scrivere canzonette o sceneggiature.
    Eppure noi che ci facciamo il mazzo a scrivere le cose che vi fnno lavorare meglio e + in fretta, cioè vi fanno guadagnare di +, siamo quelli che promuoviamo la diffusione libera della conoscenza.

    La cosa vi dovrebbe far riflettere.

    Come vi dovrebbe far riflettere l'accanimento di intermediari come i videotecari che nulla c'entrano con la produzione delle "opere" ma sono quelli che rosicano di + e che vorrebbero ogni limite e confine per la diffusione di arte e conoscenza.
  • - Scritto da: dont feed the troll/dovella
    > Sai qual'è la cosa divertente?
    > E' che molti di noi che sono contrari al vostro
    > modo di intendere il copyright sono "autori" di
    > software,

    O di musica.

    > Ora non vi è chiaro che probabilmente produrre
    > software costa + fatica, + conoscenza e +
    > abnegazione che scrivere canzonette o
    > sceneggiature.

    Non concordo. Lo sforzo intellettivo è complesso in entrambi i casi. Poi si può fare una schifezza e allora lo sforzo intellettivo sarà minore, e si può fare un capolavoro e allora lo sforzo intellettivo sarà maggiore.
  • - Scritto da: Luco, giudice di linea mancato
    > - Scritto da: dont feed the troll/dovella
    > > Sai qual'è la cosa divertente?
    > > E' che molti di noi che sono contrari al
    > vostro
    > > modo di intendere il copyright sono "autori"
    > di
    > > software,
    >
    > O di musica.
    >
    > > Ora non vi è chiaro che probabilmente
    > produrre
    > > software costa + fatica, + conoscenza e +
    > > abnegazione che scrivere canzonette o
    > > sceneggiature.
    >
    > Non concordo. Lo sforzo intellettivo è complesso
    > in entrambi i casi. Poi si può fare una schifezza
    > e allora lo sforzo intellettivo sarà minore, e si
    > può fare un capolavoro e allora lo sforzo
    > intellettivo sarà
    > maggiore.

    Non a caso ho parlato di "canzonette" o di filmucoli, roba il cui sforzo intellettuale è pari agli 0 gradi Kelvin dell'impegno umano, eppure riempiono le radio e le tv da tanta promozione che sono quelle che venodno di +.
  • - Scritto da: Gurmugna
    > Perchè hanno chiuso il thread?
    >
    > Non ho mai parlato di giochi/software offline, mi
    > riferivo a tutti i tipi di software, anche onlne,
    > ed anche il tuo ragionamento varrebbe per i
    > giochi online. Perchè far pagare l'abbonamento
    > per un bene digitale replicabile a costo
    > zero?

    Perché in questo modo pago (poco ogni mese) solo se il gioco mi interessa, e se non mi interessa più non ti pago più. Col sistema che dici tu, ti pago tanto una volta sola e se il gioco fa schifo i soldi indietro non me li ridai.
    Se invece introduciamo il diritto di recesso anche per il software, i dischi e i film come lo è del resto per i libri che pure sono coperti da copyright (e ci mancherebbe che non ci fosse), allora potremmo cominciare a discutere. Fintanto che qualcuno pretenderà di essere pagato a scatola chiusa, il minimo che gli si possa dire è che non gli si darà neanche un centesimo.
    E no, i promo, i demo e quant'altro non sono sufficienti, visto che del libro il diritto di recesso ce l'ho su tutta l'opera, non sulle prime pagine.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Gurmugna
    >
    > > Il business model della copia non è sbagliato
    > > come voi pensate, è un modello come un altro.
    >
    > E' sbagliato!
    > Il lavoro si paga a tempo.
    Anche.

    > L'architetto che vende il suo progetto a 50.000
    > euro, quanti mesi ha lavorato, ipotizzando 5.000
    > euro al mese? 10 mesi? Ha senso?
    > No.
    Be' si, anche, ma non fa solo questa considerazione.
    Nel prezzo c'è tutto: tempo proprio, tempo di altre persone che hanno collaborato, costo delle licenze del software, costo di bolli, certificati e tutto il resto.


    > Il software costato migliaia di euro non costa
    > cosi'
    > tanto.
    > Prendi il costo del programmatore, per il tempo
    > che ci
    > mette.
    Cioe'?
    Il software costa "zero" perché non è mai la cosa che effettivamente serve.
    A meno di robetta come Autocad, per il quale è stato costruito un mercato ad hoc dove la gente "paga" per "tenerlo chiuso e non troppo retrocompatibile" così da autocostringersi a continuare a pagare, di solito si paga il programmatore per sviluppare del sw ad hoc.

    [...]
    > Il bene digitale si presta ad essere copiato
    > gratis.
    > Oggi.
    Ma il lavoro del programmatore NON può essere copiato, non ancora almeno.

    > Domani quando inventeranno i replicatori, anche i
    > beni materiali potranno essere copiati gratis o
    > quasi.
    Basta che c'è energia.
    Allora il primo pirla che decide di chiudere il rubinetto della corrente...

    > E allora?
    > Fermiamo il progresso per conservare un modello
    > di business che sta gia' mostrando tutti i suoi
    > limiti e le sue
    > imperfezioni?
    Allora il programmatore verrà a chiederti di lasciargli scrivere il software che gli serve per poter diventare un programmatore migliore.


    > No. Il far pagare qualcosa che si puo' ottenere
    > gratis e' simile al
    > furto!
    Io la chiamerei "circonvenzione di incapace".
    Scherzo.
    Chi paga qualcosa che puo' avere a gratis non è molto intelligente.

    [...]
    > Eh, gia'. Quando non si puo' controbattere
    > l'evidenza, si tira in ballo
    > l'asilo.
    Un classico.

    > L'epoca del business basato sul gaming offline e'
    > finita.
    > Vuoi fare business nel gaming? Fai giochi online
    > e vendi
    > abbonamenti.
    > E le versioni offline le lasci gratuite.

    E ti dirò che funziona: il gioco online fa da volano per i servizi online.

    > Oppure, ancora piu' semplice, abbandoni il
    > business.
    Insomma... così non si guadagna niente.

    GT
  • - Scritto da: Guybrush

    > Nel prezzo c'è tutto: tempo proprio, tempo di
    > altre persone che hanno collaborato, costo delle
    > licenze del software, costo di bolli, certificati
    > e tutto il
    > resto.

    Certo, tempo piu' materiale.
    Ma sarebbe il caso di avere una bella distinta, voce per voce, che concorra a determinare il prezzo finale.
    Io non ho problemi, nelle mie fatture a specificare i costi voce per voce: giorni lavorati per prezzo al giorno comunicato in precedenza, piu' tutto il materiale necessario, software e hardware, che in alcuni casi, procura il cliente, se ha i suoi canali di fornitura, altrimenti procuro io, con costo documentato.

    Si chiama trasparenza. E fa quasi sempre a pugni con la cifra tonda.

    > > Il software costato migliaia di euro non costa
    > > cosi'
    > > tanto.
    > > Prendi il costo del programmatore, per il tempo
    > > che ci
    > > mette.
    > Cioe'?
    > Il software costa "zero" perché non è mai la cosa
    > che effettivamente
    > serve.
    > A meno di robetta come Autocad, per il quale è
    > stato costruito un mercato ad hoc dove la gente
    > "paga" per "tenerlo chiuso e non troppo
    > retrocompatibile" così da autocostringersi a
    > continuare a pagare, di solito si paga il
    > programmatore per sviluppare del sw ad
    > hoc.

    Si certo, torniamo sempre al discorso del tempo, che e' l'unica grandezza calcolabile con precisione in qualunque progetto.


    > [...]
    > > Il bene digitale si presta ad essere copiato
    > > gratis.
    > > Oggi.
    > Ma il lavoro del programmatore NON può essere
    > copiato, non ancora almeno.

    Dubito che si arrivera' mai a tanto.
    Non c'e' alcun interesse a farlo.

    > > Domani quando inventeranno i replicatori, anche
    > i
    > > beni materiali potranno essere copiati gratis o
    > > quasi.
    > Basta che c'è energia.
    > Allora il primo pirla che decide di chiudere il
    > rubinetto della corrente...

    Arriveremo alla corrente autonoma, senza alcun rubinetto da chiudere.

    > > E allora?
    > > Fermiamo il progresso per conservare un modello
    > > di business che sta gia' mostrando tutti i suoi
    > > limiti e le sue
    > > imperfezioni?
    > Allora il programmatore verrà a chiederti di
    > lasciargli scrivere il software che gli serve per
    > poter diventare un programmatore
    > migliore.

    Il programmatore ha tutto il tempo per diventare un programmatore migliore: si chiama esperienza.

    > > No. Il far pagare qualcosa che si puo' ottenere
    > > gratis e' simile al
    > > furto!
    > Io la chiamerei "circonvenzione di incapace".
    > Scherzo.
    > Chi paga qualcosa che puo' avere a gratis non è
    > molto intelligente.

    E spiegaglielo a queste teste dure: meno sono intelligenti e meno si rendono conto di essere meno intelligenti.

    > > Eh, gia'. Quando non si puo' controbattere
    > > l'evidenza, si tira in ballo
    > > l'asilo.
    > Un classico.
    >
    > > L'epoca del business basato sul gaming offline
    > e'
    > > finita.
    > > Vuoi fare business nel gaming? Fai giochi online
    > > e vendi
    > > abbonamenti.
    > > E le versioni offline le lasci gratuite.
    >
    > E ti dirò che funziona: il gioco online fa da
    > volano per i servizi online.

    Lo so che funziona.

    > > Oppure, ancora piu' semplice, abbandoni il
    > > business.
    > Insomma... così non si guadagna niente.

    E nemmeno si perde niente.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Guybrush
    [...]
    > Certo, tempo piu' materiale.
    > Ma sarebbe il caso di avere una bella distinta,
    > voce per voce, che concorra a determinare il
    > prezzo
    > finale.
    > Io non ho problemi, nelle mie fatture a
    > specificare i costi voce per voce: giorni
    > lavorati per prezzo al giorno comunicato in
    > precedenza, piu' tutto il materiale necessario,
    > software e hardware, che in alcuni casi, procura
    > il cliente, se ha i suoi canali di fornitura,
    > altrimenti procuro io, con costo
    > documentato.
    Nelle mie c'è la voce:
    "sapere dove mettere il cacciavite"
    ed è sempre quella con l'importo maggiore.
    E' così anche per un architetto, giuro.

    > > > Il software costato migliaia di euro[...]

    > Si certo, torniamo sempre al discorso del tempo,
    > che e' l'unica grandezza calcolabile con
    > precisione in qualunque
    > progetto.
    Il tempo passato a studiare il tuo caso, si.
    Quello si deve pagare.
    Poi il software verra' rilasciato sotto GPLx non c'è problema, ma se vuoi che il programmatore sollevi le sue gloriose terga e venga ad occuparsi di te, pure se da remoto, devi pagare.

    > [...]
    > Dubito che si arrivera' mai a tanto.
    > Non c'e' alcun interesse a farlo.

    Per ora manca anche la tecnologia.

    > > > Domani quando inventeranno i
    [...]
    > > rubinetto della corrente...
    >
    > Arriveremo alla corrente autonoma, senza alcun
    > rubinetto da
    > chiudere.
    Per quello c'è ancora TAAAANTA strada da fare: le pile protoniche sono lontanucce.


    > > > E allora?
    [...]
    > > migliore.
    >
    > Il programmatore ha tutto il tempo per diventare
    > un programmatore migliore: si chiama
    > esperienza.
    Era una citazione.
    Il giorno in cui le macchine produrranno tutto quel che ci serve, in modo sostenibile, senza problemi energetici (più o meno intorno al sec. XXIII), sarà il giorno che si lavorerà per sport e con l'unico obiettivo di migliorare se stessi.

    > > > No. Il far pagare qualcosa che si puo'
    [...]
    > > molto intelligente.
    >
    > E spiegaglielo a queste teste dure: meno sono
    > intelligenti e meno si rendono conto di essere
    > meno
    > intelligenti.
    Si e no.
    Meno sanno e meno si rendono conto di essere ignoranti. L'intelligenza è una funzione di cui dispongono buona parte dei vertebrati.


    > > > Eh, gia'. Quando non si puo'
    [...]
    > > Insomma... così non si guadagna niente.
    >
    > E nemmeno si perde niente.
    Se combatti puoi morire, ma se non combatti sei morto.

    GT
  • - Scritto da: Guybrush
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Gurmugna

    > > > Il business model della copia
    > > > non è sbagliato come voi pensate, è
    > > > un modello come un altro.

    > > E' sbagliato!
    > > Il lavoro si paga a tempo.
    > Anche.

    Anche...

    > > L'architetto che vende il suo progetto a 50.000
    > > euro, quanti mesi ha lavorato, ipotizzando 5.000
    > > euro al mese? 10 mesi? Ha senso?
    > > No.
    > Be' si, anche, ma non fa solo questa
    > considerazione.
    > Nel prezzo c'è tutto: tempo proprio, tempo
    > di altre persone che hanno collaborato, costo
    > delle licenze del software, costo di
    > bolli, certificati e tutto il resto.

    Quindi se uno di questi elementi della catena trova un modo per fare le cose ad un prezzo drasticamente piu' basso rispetto a prima a me, cliente finale, il costo dell'architetto dovrebbe diminuire. Se questo non accade cerchero' modi per risparmiare, tipo farmi dare fotocopia del disegno da un amico che ha appena tirato su casa.

    > > Il software costato migliaia di euro non
    > > costa cosi' tanto.
    > > Prendi il costo del programmatore, per il tempo
    > > che ci mette.
    > Cioe'?
    > Il software costa "zero" perché non è mai la cosa
    > che effettivamente serve.
    > A meno di robetta come Autocad, per il quale è
    > stato costruito un mercato ad hoc dove la gente
    > "paga" per "tenerlo chiuso e non troppo
    > retrocompatibile" così da autocostringersi a
    > continuare a pagare, di solito si paga il
    > programmatore per sviluppare del sw ad
    > hoc.

    > [...]
    > > Il bene digitale si presta ad essere
    > > copiato gratis.
    > > Oggi.
    > Ma il lavoro del programmatore NON può
    > essere copiato, non ancora almeno.

    > > Domani quando inventeranno i replicatori, anche
    > i
    > > beni materiali potranno essere copiati gratis o
    > > quasi.
    > Basta che c'è energia.
    > Allora il primo pirla che decide di chiudere il
    > rubinetto della corrente...

    Ci costringera' a replicare generatori, magari usando schemi copiati perche' lui voleva irragionevolmente farli pagare cari e salati.

    > > E allora?
    > > Fermiamo il progresso per conservare un modello
    > > di business che sta gia' mostrando tutti i suoi
    > > limiti e le sue imperfezioni?
    > Allora il programmatore verrà a chiederti di
    > lasciargli scrivere il software che gli serve per
    > poter diventare un programmatore migliore.

    Se funziona...

    > > No. Il far pagare qualcosa che si puo' ottenere
    > > gratis e' simile al furto!
    > Io la chiamerei "circonvenzione di incapace".
    > Scherzo.
    > Chi paga qualcosa che puo' avere a gratis non è
    > molto intelligente.

    L'econimia e' praticamente quello, a livello globale.
    krane
    22544
  • Dall'articolo si desume che la tempesta dell'assalto dei 'detentori del copyright' (che non sono mai gli autori, ma multinazionali che commerciano in opere protette) degli anni scorsi si sta esaurendo. E si esaurisce per implosione, non sotto l'attacco del partito pirata o di movimenti di utenti (che sono stati deludenti a dir il vero) ma semplicemente perchè, gradualmente, la questione copyright sta iniziando a passare commercialmente in secondo piano rispetto alle questioni prettamente tecnologiche. La Rete, ormai è chiaro a tutti, ha delle enormi possibilità, e le leggi di questi ultimi anni la stanno imbrigliando, tenendone a freno le reali potenzialità. Ci sono altre iniziative commerciali (mi viene in mente Google Music) che richiedono una visione più flessibile del copyright e che possono fruttare milioni, piano piano le multinazionali del copyright stanno perdendo la loro massima capacità di persuasione: il denaro, perchè ai loro lucrosi interessi se ne stanno sostituendo altri, altrettando lucrosi sia ben chiaro.
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