
Roma - Comunque la si pensi al riguardo una cosa sembra chiara: la nuova ondata di adozione di Twitter in Italia, caratterizzata dalla apertura dei profili di star della televisione e dei media, è un evento sociologicamente interessante.Per esempio il conduttore televisivo
Gerry Scotti, fresco nuovo utilizzatore della piattaforma, si presenta così: "Gerry Scotti, nipote di contadino, figlio di operaio".
Le firme di primo piano della stampa italiana sono tutte atterrate su Twitter nelle ultime settimane; brutto non essere presente in un simile luccicante
parterre de rois, devono aver pensato in molti, dal direttore del
Corriere Ferruccio de Bortoli a quello di
Repubblica Ezio Mauro, da
Mario Calabresi de
La Stampa a
Concita de Gregorio.
Le prime indiscrezioni sulla fine del governo Berlusconi sono uscite da un tweet di
Franco Bechis, vicedirettore di
Libero, negli ultimi giorni molti
commenti e reazioni ha suscitato l'apertura del profilo del nuovo Ministro degli Affari Esteri
Giulio Terzi, che ha subito utilizzato i 140 caratteri a sua disposizione per mettere in guardia l'Iran dai rischi di una proliferazione nucleare. Il giorno della apertura del profilo il Ministro ha twittato ben 15 volte: probabilmente era il suo giorno libero.
Insomma pare che su Twitter la penisola dei famosi, le star della TV e dello sport, i più conosciuti commentatori della vita pubblica, abbiano iniziato a fare sul serio, trascinandosi dietro una vasta schiera di ammiratori e curiosi che hanno iniziato anch'essi ad utilizzare la piattaforma.
Jovanotti risponde a
Fiorello che litiga con
Sabina Guzzanti, parte del circo mediatico che fino a ieri si confrontava in TV e sui quotidiani si è improvvisamente spostato dentro la compressione dei cinguettii azzurri ed il risultato sembra essere ambivalente: da un lato mostra evidenti e positivi segni di freschezza ed impudenza, dall'altro genera un rimbombo circostante che amplifica più la confusione che i contenuti.
Il fenomeno non è nuovo, alcuni anni fa il boom della piattaforma in USA ha seguito le medesime modalità: una modesta, affezionata schiera di utilizzatori improvvisamente decuplicata dalla discesa in campo di
Oprah Winfrey (oltre 8 milioni di followers ad oggi) e di tante altre icone dello star system; un amplificatore enorme ripetuto migliaia di volte sui media, fino alla confessione della tennista
Serena Williams (oltre 2 milioni di followers), seccata di non poter twittare durante le brevi pause per il cambio di campo nelle sue partite ufficiali. Oggi
Justin Bieber, adolescente cantante idolo dei teenager, ha su Twitter quasi 15 milioni di followers.
Il successo di Twitter, a differenza di quanto è accaduto a Facebook, sembra passare attraverso una logica broadcast con una spruzzata di improbabile interazione: la piattaforma acquista valore ed attenzione non tanto - come credevano i suoi fondatori all'inizio - nella costruzione di una ragnatela di rapporti interpersonali mediati da una sorta di sistema SMS allargato, ma attraverso la discesa in campo di una serie di emettitori forti, capaci di attirare l'attenzione del grande pubblico. Attorno ad essi cresce una vasta nuvola popolare di rimandi e brevi commenti, hashtag e replay di semplice esecuzione ma di modesto valore comunicativo visto che il sistema stesso mal si presta ad una conversazione organica e tracciabile. Pensato come piattaforma sociale per piccoli gruppi, Twitter - come spesso capita alle creature esposte agli utilizzi prevalenti degli utenti - è diventato un feed prevalentemente informativo ampio e velocissimo ma con ridotte attitudini relazionali.
L'anima broadcast legata alle celebrità è una delle due anime prevalenti, l'altra è appunto quella, assai più concreta ma minoritaria, del flusso informativo in tempo reale. Chi in questi giorni avesse voluto seguire le notizie sulle proteste popolari a Piazza Tahrir a Il Cairo avrebbe certamente potuto accendere lo streaming in inglese di
Al Jazeera ma bene avrebbe fatto anche a seguire i tweet di
Marina Petrillo,
Alessandra Cardinale o
Daniele Raineri direttamente dal cuore della protesta: una rappresentazione degli eventi concisa, partecipata e puntuale che certamente dipende dalle grandi capacità e dal coraggio dei testimoni ma che, almeno in parte, riguarda anche l'efficacia della piattaforma come strumento informativo e giornalistico.
Mentre osserviamo con curiosità e qualche sospetto i tweet di politici e ministri (a proposito non sarebbe male se per rispetto ai lettori si chiarissero le modalità di aggiornamento di questi profili che sono solo qualche volta aggiornati direttamente dall'intestatario), e mentre i nuovi utenti di Twitter si entusiasmano per la sconclusionata rassegna stampa di Fiorello in diretta dal suo edicolante, la piattaforma mostra chiari i segni della sua evoluzione. "Twitter non è un social network", con queste parole dai toni autoritari mi ammonisce da tempo la mia amica
Mafe de Baggis. Sono d'accordo, finalmente, per lo meno da tempo non lo è più. Cosa non si farebbe per recuperare un'amicizia.
Massimo MantelliniManteblogTutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo