massimo mantellini

Contrappunti/ Arbitri del copyright

di M. Mantellini - C'č un disegno globale che raccoglie le tessere del puzzle delle legislazioni in materia di diritto d'autore che stanno emergendo in questi tempi? Nel gioco della giustizia privata servono arbitri integerrimi

Contrappunti/ Arbitri del copyrightRoma - Nelle prossime settimane sapremo se il tentativo americano di controllare Internet che va sotto il nome di Stop Online Piracy Act (SOPA) avrà successo o meno. Negli Stati Uniti la mobilitazione contro la proposta del deputato repubblicano Lamar Smith è molto forte e qualcuno sta pensando di organizzare una serrata della rete che coinvolga i grandi player come Yahoo!, Wikipedia e Google il 23 gennaio prossimo, il giorno precedente la discussione del provvedimento al Congresso.

Qualche commentatore nostrano, nelle scorse settimane, ha tentato un paragone fra il SOPA ed progetto italiano di Agcom; gli sparutissimi sostenitori dell'iniziativa Calabrò hanno fatto presente, con malcelata soddisfazione, che per una volta negli USA si traeva ispirazione dalle idee italiane. Nulla di più sbagliato.

Credo sia evidente che le derive legislative mondiali sulle modalità di esercitare più vigorosamente il controllo sui diritti dei contenuti in rete si assomigliano tutte (compreso l'HADOPI francese) per una ragione banale: sono tutte lo stesso progetto. Volendo tentare qualche dietrologia si potrebbe ipotizzare che Italia, Spagna e Francia siano stati semplici laboratori nei quali sperimentare metodi e reazioni ai tentativo più recente per aumentare in maniera significativa il controllo sul copyright su Internet.

Del resto non è un mistero per nessuno che un po' in tutto il mondo le norme per il copyright vengono scritte (alcuni direbbero "ispirate", ma in casi come per esempio quello folcloristico ed italiano di Gabriella Carlucci di alcuni anni fa "scritte" era letteralmente la parola giusta) con modeste mediazioni dall'industria musicale, cinematografia ed editoriale (compresa quella del software). Disney è stata in grado di estendere il copyright su Topolino un decennio fa facendo legiferare ad hoc il Congresso americano, molte norme che hanno avuto una pessima ricaduta sulla rete Internet italiana sono state ispirate dall'industria editoriale (in un paese a basso sviluppo tecnologico come il nostro gli editori contano in parlamento assai più degli industriali del software o del cinema) ed esempi simili potrebbero riguardare molte delle norme approvate anche qui in Italia legate a Internet, per esempio la recente legge anti-Amazon sugli sconti massimi applicabili ai libri.
Chiunque oggi si balocchi con l'oziosa domanda se il SOPA sia figlio del decreto Calabrò o se il Decreto Agcom sia stato suggerito dal Sarkozy del progetto dei cosiddetti "tre colpi", ha oggi già la risposta: nessuno ha ispirato nessuno, gli estremisti della proprietà intellettuale sono gli estensori immateriali dei vari progetti di legge che, nel caso in questione, sono in fondo uno solo: saltare lo stato di diritto (per ora modellato nei paesi occidentali a difesa della collettività) immaginando percorsi alternativi a quello giudiziario per sanzionare le violazioni del copyright.

Lo statuto speciale per le violazioni al diritto d'autore è il trucco: apparecchiare un equilibrismo giuridico che lo giustifichi è la grande responsabilità di fronte alla quale sono oggi i governi in Italia così come in Francia o in USA.

Al di là delle cifre che girano da tempo sui danni che la condivisione in rete ha creato all'industria dei contenuti, numeri spesso di complicata interpretazione, quasi sempre composti e diffusi in maniera interessata dai detentori dei diritti, altrettanto spesso contestati e smentiti dai soggetti più vari (compresi i tanti che dalla condivisione in rete guadagnano), è piuttosto evidente che la partita che si sta giocando è una partita carica di incertezze. La difficoltà maggiore, da sempre in queste questioni, riguardano l'arbitro. L'arbitro è - evidentemente - il rappresentate degli interessi diffusi della collettività, l'amministratore della cosa pubblica che prende decisioni nell'interesse dei molti prima che di quello dei pochi, che sceglie coscienziosamente per lo sviluppo e contro la conservazione. O che così almeno dovrebbe fare.

Č necessario capire che le proposte di rimozione automatica dei contenuti di rete, su semplice segnalazione dei detentori dei diritti e senza alcun controllo, o il loro oscuramento attraverso blacklist sui DNS o altri artifizi tecnologici, sono la porta di ingresso verso qualsiasi tipo di abuso legalizzato. Questa è banalmente la ragione per cui il decreto Agcom, il progetto Sarkozy o adesso il SOPA americano sono iniziative ad elevato rischio censorio. Per tale ragione vanno rifiutate, perché in nome di un interesse privato magari legittimo (la conservazione dello status quo per quanto riguarda il diritto d'autore è in realtà, ai tempi di Internet, assai poco legittima) aprono falle assai più ampie delle crepe che tentavano di arginare.

Quando Disney, con una vasta attività di lobbing e l'esborso (legale) verso congressisti USA di alcuni milioni di dollari, riusci a far approvare una ulteriore estensione del copyright su Mickey Mouse (i diritti su Topolino sarebbero dovuti scadere nel 2002) non si pose certo il problema delle decine di migliaia di opere letterarie, musicali, cinematografiche e teatrali che il proprio "piccolo" interesse privato chiudeva in un cassetto per altri vent'anni. E nemmeno noi, ai quali l'accesso ad un simile patrimonio veniva ingiustamente negato, ci aspettavamo da Disney e dai suoi tanti sodali una tale vena filantropica. L'industria dei contenuti si occupa come può dei propri interessi economici, tutto il resto è accessorio e fastidioso impiccio.

Quando milioni di persone in tutto il mondo, anche in presenza di sistemi distributivi efficienti e poco costosi, scelgono di condividere gratuitamente in rete, con le grandi possibilità tecnologiche che oggi la rete consente, canzoni, film, software in maniera massiccia ed indiscriminata, creano un danno evidente alla industria che quelle canzoni, quei film e quei software producono. E poiché ci piace immaginare un mondo migliore speriamo che a questo si possa porre rimedio anche prima della necessaria riforma del copyright: con una vasta opera di educazione civica e scolastica da un lato, e con un più stringente controllo sull'industria della pirateria che sfrutta lo sharing online a scopo di lucro (che non è solo quella dei venditori abusivi di DVD ma anche quella dei servizi di download illegali a pagamento).

Ma in attesa di tutto questo, in attesa che qualcuno prenda per le corna le normative sul copyright restituendole ai tempi correnti, prima cosa da fare sarebbe quella di recuperare la dignità dell'arbitro. Perché l'arbitro serve, per stabilire fino a dove possono giungere le tutele ai sistemi industriali in crisi e di quanto possano essere compresse le garanzie per i cittadini. L'arbitro ci serve, anche al limite per cambiarlo, visto che è piuttosto evidente, almeno dalle nostre parti (in USA vedremo meglio fra qualche settimana) che l'arbitro magari c'è ma è stato, fino ad oggi, per una ragione o per l'altra, un arbitro assente o discretamente venduto.

Massimo Mantellini
Manteblog

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23 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Arbitri del copyright
Ordina
  • http://www.videotecheforum.it/index.php?showtopic=...

    Sembra disperato...
    Forse è la volta che si rassegna e chiude bottega per davvero, invece di stare ad aspettare la manna dal cielo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > http://www.videotecheforum.it/index.php?showtopic=
    >
    > Sembra disperato...
    > Forse è la volta che si rassegna e chiude bottega
    > per davvero, invece di stare ad aspettare la
    > manna dal
    > cielo.

    Trovo sempre molto comici i suoi commenti.
    Certo preferisco quelli in cui ci da le sue interpretazioni fantasiose della tecnologia che evidentemente non conosce ma che simula di conoscere.

    Qui, al solito, dimostra di non aver capito nulla dell'articolo usandolo solo come spunto per sfogare la sua frustrazione: aveva puntato tutto sull'AGCom, difendendo il provvedimento ipotetico a spada tratta anche contro le perplessità legittime dei suoi colleghi, e adesso sta realizzando che difficilmente si farà qualcosa. Magari non ha i requisiti per comprendere che anche se partisse le pirateria resterebbe lì dov'è pari pari perchè certi fenomeni massivi e globali non si fermano con la repressione anticostituzionale e antidemocratica, ma certo ha capito che non può basare il suo business su una illusione.
    E quindi vai di anatema contro internet e la modernità in stile neoluddista, regalandoci una delle sue solite perle.

    Questa gente capirà mai che le loro attività ha perduto di senso e di utilità indipendentemente dalla pirateria?
  • Il discorso non riguarda solo le videoteche, ma la volete capire? Ci sono milioni di persone al mondo che lavorano nel settore cinema e home video.
    non+autenticato
  • Il concetto non cambia: la domanda è: a noi serve che continuino a lavorare?

    Visto che alla fine siamo noi a pagar loro lo stipendio, se non abbiamo bisogno del loro lavoro, non li paghiamo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Carlo
    > Il discorso non riguarda solo le videoteche, ma
    > la volete capire? Ci sono milioni di persone al
    > mondo che lavorano nel settore cinema e home
    > video.

    Ma quelli vendono via pay tv, lotreaming, sale cinematografiche. Guardati gli incassi dei botteghini.
    krane
    22544
  • - Scritto da: Carlo
    > Il discorso non riguarda solo le videoteche, ma
    > la volete capire? Ci sono milioni di persone al
    > mondo che lavorano nel settore cinema e home
    > video.

    Innanzitutto se possedeste un minimo di onestà intellettuale non vi nascondereste dietro a queste persone di cui, diciamocelo francamente, non ve ne importa nulla.

    Il settore cinema va bene, grazie. Nonostante la qualità delle opere sia sempre + bassa gli incassi continuano a volare alti.
    L'home video invece sta cambiando, e molto. E' un fatto sociale, culturale e tecnologico.
    Voi siete fuori mercato. Un certo modo di intendere la fruizione home è fuori mercato.
    Evolvetevi o fallite.
  • E poiché ci piace immaginare un mondo migliore speriamo che a questo si possa porre rimedio anche prima della necessaria riforma del copyright : con una vasta opera di educazione civica e scolastica da un lato, e con un più stringente controllo sull'industria della pirateria che sfrutta lo sharing online a scopo di lucro (che non è solo quella dei venditori abusivi di DVD ma anche quella dei servizi di download illegali a pagamento).

    riforma del copyright???

    purtroppo si tratta solo di una pia illusione: il copyright (come i brevetti e, in fondo, tutte i sistemi "giuridici" in genere) è un dispositivo, oggi, tra i più importanti ed essenziali per garantire il perdurate delle rendite parassitarie capitaliste (note anche, in genere, come "profitto"...)

    pensare che il capitalismo possa "riformare" se stesso andando a realizzare un mondo migliore per tutti è, appunto, una pia (e molto ingenua) illusione: il capitalismo persegue SOLO ed ESCLUSIVAMENTE la massimizzazione del profitto a vantaggio di pochi e a detrimento di tutto il resto...

    la soluzione del problema deve quindi essere complessiva e riguardare l'intero "sistema" ed è, dunque e con tutta evidenza, ben altra

    Ma in attesa di tutto questo, in attesa che qualcuno prenda per le corna le normative sul copyright restituendole ai tempi correnti, prima cosa da fare sarebbe quella di recuperare la dignità dell'arbitro . Perché l'arbitro serve per stabilire fino a dove possono giungere le tutele ai sistemi industriali in crisi e di quanto possano essere compresse le garanzie per i cittadini. L'arbitro ci serve, anche al limite per cambiarlo, visto che è piuttosto evidente, almeno dalle nostre parti (in USA vedremo meglio fra qualche settimana) che l'arbitro magari c'è ma è stato, fino ad oggi, per una ragione o per l'altra, un arbitro assente o discretamente venduto.

    arbitro (lo stato)???

    considerare lo stato come arbito terzo che intenda REALMENTE contemperare equamente gli interessi del potere con quelli dei cittadini è un'altra illusione, un equivoco tanto grande quanto evidente...

    al di là degli aspetti formali e dello "spettacolo" del tutto immaginario che viene propinato ai cittadini spacciandolo come realtà, lo stato è parte direttamente in causa, è "alimentato" e "sorretto" dal potere politico-economico capitalista (e non) del quale fa ovviamente gli interessi (come del resto chiunque, mai come oggi, può direttamente constatare)... altro che arbitro assente o, financo, venduto!

    saluti
    non+autenticato
  • Doctorow può fare un discorso divertente e pittoresco, ma sfortunatamente si sbaglia.

    Lui parla di "guerra": non c'è nessuna "guerra". Non ci sono soldati, campi di battaglia o armi. Ci sono decisioni commerciali e conseguenze.

    La realtà è che l'era del "Personal Computer" è alla fine, ironia della sorte proprio per volontà di uno dei suoi primi ideatori, Steve Jobs. La Apple, dopo aver fatto la sua fortuna su una macchina ad architettura aperta su cui chiunque (che avesse talento e capacità) poteva programmare e le cui potenzialità potevano essere espanso grazie a periferiche third-party, ha decretato che la totale chiusura è il futuro irrevocabile dell'informatica.

    Tutto questo non è una "cospirazione" o una "manovra" come alcuni si ostinano a pensare, è semplice logica commerciale: la Apple del 1977, che non poteva permettersi di realizzare applicazioni e periferiche in proprio, nata in un garage, non esiste più. Al suo posto c'è un impero economico che non ha bisogno di terze parti, e non desidera che esistano. Il suo immenso peso finanziario fa si che questo desiderio sia legge.

    Il successo commerciale dell'appliance computing parla da solo: i tablet stanno superando i netbook e i portatili. La maggior parte della gente si trova a proprio agio con un dispositivo di cui non ha bisogno di capire il funzionamento. L'esperienza è seamless, l'esperienza è semplice, l'esperienza è priva dei molti, troppi ostacoli che anche il più semplice OS mette sulla strada dell'utente inesperto.

    E gli utenti inesperti SONO LA MAGGIORANZA.

    Alla fine, è una semplice questione di numeri: se il 90% degli utenti vuole dispositivi tipo iPad, locked-down e semplici da usare, e il 10% vuole dispositivi programmabili, il mercato si orienta a soddisfare la maggioranza. La minoranza deve adattarsi. E in un mondo globalizzato, le minoranze sono irrilevanti.

    Si arriverà fatalmente - entro i prossimi 5 anni - ad un punto di non ritorno: costruire dispositivi "generalisti" non sarà più conveniente. I componenti non saranno più prodotti, e non saranno più disponibili. A quel punto, con l'inevitabile obsolescenza e rottamazione delle macchine esistenti, il PC si estinguerà.

    Chi si ostina a pensare che i PC "continueranno a esistere" sta solo illudendosi: il mercato NON va in quella direzione. Si, ci sono cose come i Raspberry PC, ma quanti se ne vendono o se ne venderanno? E per chi pensa di potersene assemblare uno, chi costruirà la propria fabbrica di microchip?

    Per gli hobbisti è certo un pensiero triste e doloroso, ma bisogna rassegnarsi: siamo nel 21mo Secolo, il Mercato comanda. Ogni cosa deve servirlo. Non ci sono "guerre" o "rivoluzioni", solo il potere assoluto del Denaro.
    non+autenticato
  • Perche' il tuo simpatico oroscopo di frate indovino non contempla la voce "server" ?
  • - Scritto da: panda rossa
    > Perche' il tuo simpatico oroscopo di frate
    > indovino non contempla la voce "server"
    > ?
    Per lo stesso motivo per cui non contempla la voce "realtà".. mai nik fu meno azzeccato del suo.
    non+autenticato
  • > Alla fine, è una semplice questione di numeri: se
    > il 90% degli utenti vuole dispositivi tipo iPad,
    > locked-down e semplici da usare, e il 10% vuole
    > dispositivi programmabili, il mercato si orienta
    > a soddisfare la maggioranza. La minoranza deve
    > adattarsi. E in un mondo globalizzato, le
    > minoranze sono
    > irrilevanti.
    >
    > Si arriverà fatalmente - entro i prossimi 5 anni
    > - ad un punto di non ritorno: costruire
    > dispositivi "generalisti" non sarà più
    > conveniente. I componenti non saranno più
    > prodotti, e non saranno più disponibili. A quel
    > punto, con l'inevitabile obsolescenza e
    > rottamazione delle macchine esistenti, il PC si
    > estinguerà.
    >
    > Chi si ostina a pensare che i PC "continueranno a
    > esistere" sta solo illudendosi: il mercato NON va
    > in quella direzione. Si, ci sono cose come i
    > Raspberry PC, ma quanti se ne vendono o se ne
    > venderanno? E per chi pensa di potersene
    > assemblare uno, chi costruirà la propria fabbrica
    > di
    > microchip?
    >
    > Per gli hobbisti è certo un pensiero triste e
    > doloroso, ma bisogna rassegnarsi: siamo nel 21mo
    > Secolo, il Mercato comanda. Ogni cosa deve
    > servirlo. Non ci sono "guerre" o "rivoluzioni",
    > solo il potere assoluto del
    > Denaro.


    I PC rimarranno proprio perchè servono per la programmazione delle perififeriche "castrate", inoltre è proprio per il principio del "denaro" che la gente continuerà ad usare i PC, quando si accorgerà che si compra l'ipd e non può metterci i propri mp scaricati, o il kindle e non può metterci i propri libri piratati, o la console non può caricare il gioco craccato... vedrai dove andrà la gente, torna dritto dritto sui pc.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > Doctorow può fare un discorso divertente e
    > pittoresco, ma sfortunatamente si
    > sbaglia.

    Sei tu a sbagliare... come sempre, del resto.
    Anche perchè se avessi azzeccato le tue previsioni, ora non saresti qui, ma in una cella di massima sicurezza.

    >
    > Lui parla di "guerra": non c'è nessuna "guerra".
    > Non ci sono soldati, campi di battaglia o armi.
    > Ci sono decisioni commerciali e
    > conseguenze.

    Vero: conseguenze che portano alla rovina dei produttori e dei distributori di contenuti, e al guadagno degli utenti.

    >
    > La realtà è che l'era del "Personal Computer" è
    > alla fine, ironia della sorte proprio per volontà
    > di uno dei suoi primi ideatori, Steve Jobs.

    Steve Jobs è morto. Lascialo dov'è.

    > La
    > Apple, dopo aver fatto la sua fortuna su una
    > macchina ad architettura aperta su cui chiunque
    > (che avesse talento e capacità) poteva
    > programmare e le cui potenzialità potevano essere
    > espanso grazie a periferiche third-party, ha
    > decretato che la totale chiusura è il futuro
    > irrevocabile
    > dell'informatica.

    La apple tornerà presto ad essere un prodotto di nicchia, come era in passato. Google la sta superando in tutto, e con prodotti aperti.


    >
    > Tutto questo non è una "cospirazione" o una
    > "manovra" come alcuni si ostinano a pensare, è
    > semplice logica commerciale: la Apple del 1977,
    > che non poteva permettersi di realizzare
    > applicazioni e periferiche in proprio, nata in un
    > garage, non esiste più. Al suo posto c'è un
    > impero economico che non ha bisogno di terze
    > parti, e non desidera che esistano. Il suo
    > immenso peso finanziario fa si che questo
    > desiderio sia
    > legge.

    Nei tuoi sogni distorti. Fuma meno.

    >
    > Il successo commerciale dell'appliance computing
    > parla da solo: i tablet stanno superando i
    > netbook e i portatili.

    Ma non i pc fissi.

    > La maggior parte della
    > gente si trova a proprio agio con un dispositivo

    Non "della gente", ma "delle scimmie". E le scimmie sono irrilevanti, visto che non sono mai state dotate di autocoscienza o di libero arbitrio.

    > di cui non ha bisogno di capire il funzionamento.
    > L'esperienza è seamless, l'esperienza è semplice,
    > l'esperienza è priva dei molti, troppi ostacoli
    > che anche il più semplice OS mette sulla strada
    > dell'utente
    > inesperto.
    >
    > E gli utenti inesperti SONO LA MAGGIORANZA.

    Ma non producono nulla, quindi sono irrilevanti. E comunque, non sono la maggioranza; è solo quello che vogliono farti credere. Quanti si fingono analfabeti informatici.... per non farti sapere dei loro due computer collegati a emule e torrent? Credimi, sono tanti.

    >
    > Alla fine, è una semplice questione di numeri: se
    > il 90% degli utenti vuole dispositivi tipo iPad,
    > locked-down e semplici da usare

    Peccato che non è così: semplici da usare, forse sì, ma locked-in no: la prova sta nel fatto che android ha più successo, proprio perchè non è locked in.

    Un'altra prova è che i bluray vanno in rovina, e i dispositivi ssd (che praticamente vengono usati solo per roba piratata) vendono a meraviglia.

    >, e il 10% vuole
    > dispositivi programmabili, il mercato si orienta
    > a soddisfare la maggioranza. La minoranza deve
    > adattarsi. E in un mondo globalizzato, le
    > minoranze sono
    > irrilevanti.

    La minoranza, ormai, è quella che compra i contenuti. La maggior parte degli utenti scaricano.

    >
    > Si arriverà fatalmente - entro i prossimi 5 anni
    > - ad un punto di non ritorno: costruire
    > dispositivi "generalisti" non sarà più
    > conveniente. I componenti non saranno più
    > prodotti, e non saranno più disponibili.

    I componenti sono esattamente gli stessi. Ma dubito che tu possa arrivare a capire un concetto così difficile.

    > A quel
    > punto, con l'inevitabile obsolescenza e
    > rottamazione delle macchine esistenti, il PC si
    > estinguerà.

    Il pc, no. Le majors, sì. E tu, idem.

    >
    > Chi si ostina a pensare che i PC "continueranno a
    > esistere" sta solo illudendosi: il mercato NON va
    > in quella direzione.

    Balle.

    > Si, ci sono cose come i
    > Raspberry PC, ma quanti se ne vendono o se ne
    > venderanno? E per chi pensa di potersene
    > assemblare uno, chi costruirà la propria fabbrica
    > di
    > microchip?

    Non ti serve la fabbrica. I microchip sono esattamente gli stessi. Lo sai che ARM era nato come processore per un computer desktop?

    >
    > Per gli hobbisti è certo un pensiero triste e
    > doloroso, ma bisogna rassegnarsi

    L'unico che continua a rassegnarsi, qui, sei tu: ti rassegni alla tua codardia e stupidità.

    >: siamo nel 21mo
    > Secolo, il Mercato comanda. Ogni cosa deve
    > servirlo. Non ci sono "guerre" o "rivoluzioni",
    > solo il potere assoluto del
    > Denaro.

    Stammi bene, inutile schiavo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > Doctorow può fare un discorso divertente e
    > pittoresco, ma sfortunatamente si
    > sbaglia.
    >
    > Lui parla di "guerra": non c'è nessuna "guerra".
    > Non ci sono soldati, campi di battaglia o armi.
    > Ci sono decisioni commerciali e
    > conseguenze.
    >
    > La realtà è che l'era del "Personal Computer" è
    > alla fine, ironia della sorte proprio per volontà
    > di uno dei suoi primi ideatori, Steve Jobs. La
    > Apple, dopo aver fatto la sua fortuna su una
    > macchina ad architettura aperta su cui chiunque
    (ecc..)
    mhh certo che se parti da delle premesse false, E' DIFFICILE che il resto del ragionamento fili. Nonostante quanto propagandato dalla Chiesa di Cupertino, "l'ideatore del personal computer ad architettura aperta" e' WOZNIAK. E' woz che aveva il padre ingegnere elettronico alla lockheed, che andava a berkeley e lavorava in elettronica alla HP. Jobbete ha avuto la FORTUNA di incontrarlo all'High School e ,come dire, l'ha un po usato... Intendiamoci, Jobbete, forse anche per merito dell'lsd e dei suoi amici indiani, era un visionario, un PR/marketing manager e un tipetto deciso... e l'idea di inscatolare e commercializzare l'apple non era certo malvagia. Ma HA POCO a che fare con l'elettronica & il resto.
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > In vita tua hai mai coinugato un verbo ad un
    > tempo che non sia il
    > futuro?
    > Scrivi da anni: qualcuno di quei verbi dovrebbe
    > essere diventato presente. Invece nulla. Che
    > fail.
    >

    Se le sue previsioni si avverassero, l'avrebbero già ghigliottinato per aver violato il trademark di realplayer con il suo nickname.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > Doctorow può fare un discorso divertente e
    > pittoresco, ma sfortunatamente si
    > sbaglia.
    >
    > Lui parla di "guerra": non c'è nessuna "guerra".
    > Non ci sono soldati, campi di battaglia o armi.
    > Ci sono decisioni commerciali e
    > conseguenze.

    le guerre non si combattono solo con pallotole e cannoni...

    > La realtà è che l'era del "Personal Computer" è
    > alla fine, ironia della sorte proprio per volontà
    > di uno dei suoi primi ideatori, Steve Jobs. La

    e' risaputo che il mondo informatico inizia e finisce con le decisioni di uno solo, come no.

    > Apple, dopo aver fatto la sua fortuna su una
    > macchina ad architettura aperta su cui chiunque
    > (che avesse talento e capacità) poteva
    > programmare e le cui potenzialità potevano essere
    > espanso grazie a periferiche third-party, ha
    > decretato che la totale chiusura è il futuro
    > irrevocabile dell'informatica.

    assolutamente irrevocabile.

    > Tutto questo non è una "cospirazione" o una
    > "manovra" come alcuni si ostinano a pensare, è
    > semplice logica commerciale: la Apple del 1977,
    > che non poteva permettersi di realizzare
    > applicazioni e periferiche in proprio, nata in un
    > garage, non esiste più. Al suo posto c'è un
    > impero economico che non ha bisogno di terze
    > parti, e non desidera che esistano. Il suo
    > immenso peso finanziario fa si che questo
    > desiderio sia legge.

    ma sul serio sei convito di quello che dici? no, perche se e' cosi sei messo male.

    > Il successo commerciale dell'appliance computing
    > parla da solo: i tablet stanno superando i
    > netbook e i portatili. La maggior parte della
    > gente si trova a proprio agio con un dispositivo
    > di cui non ha bisogno di capire il funzionamento.

    maggioranza != tutti

    > L'esperienza è seamless, l'esperienza è semplice,
    > l'esperienza è priva dei molti, troppi ostacoli
    > che anche il più semplice OS mette sulla strada
    > dell'utente inesperto.

    non tutti si accontentano di una tastiera vistuale, sai?

    >
    > E gli utenti inesperti SONO LA MAGGIORANZA.
    >
    > Alla fine, è una semplice questione di numeri: se
    > il 90% degli utenti vuole dispositivi tipo iPad,
    > locked-down e semplici da usare, e il 10% vuole
    > dispositivi programmabili, il mercato si orienta
    > a soddisfare la maggioranza. La minoranza deve
    > adattarsi. E in un mondo globalizzato, le
    > minoranze sono irrilevanti.

    ne riparleremo quando saremo 90% a 10%, ok?

    >
    > Si arriverà fatalmente - entro i prossimi 5 anni
    > - ad un punto di non ritorno: costruire
    > dispositivi "generalisti" non sarà più
    > conveniente. I componenti non saranno più
    > prodotti, e non saranno più disponibili. A quel
    > punto, con l'inevitabile obsolescenza e
    > rottamazione delle macchine esistenti, il PC si
    > estinguerà.

    tutto puo' essere, non dico di no.
    aspettiamo il 2017 e vedimo.

    > Chi si ostina a pensare che i PC "continueranno a
    > esistere" sta solo illudendosi: il mercato NON va
    > in quella direzione. Si, ci sono cose come i

    me li vedo negli uffici - tic tic tick - a "ditare" su un monitor con tastiera virtuale. tu hai scritto 'sto papozzo con un ipad o una tastiera "vera"?

    > Raspberry PC, ma quanti se ne vendono o se ne
    > venderanno? E per chi pensa di potersene
    > assemblare uno, chi costruirà la propria fabbrica
    > di microchip?
    >
    > Per gli hobbisti è certo un pensiero triste e
    > doloroso, ma bisogna rassegnarsi: siamo nel 21mo
    > Secolo, il Mercato comanda. Ogni cosa deve
    > servirlo. Non ci sono "guerre" o "rivoluzioni",
    > solo il potere assoluto del
    > Denaro.

    le persone che vivono di assolutismi "sara cosi' e basta" hanno spesso dolorose delusioni. Sii piu' flessibile mentalemnte.
    non+autenticato
  • Proprio in questi gg sto "rinforzando" le mie convinzioni su quanto sia marcio il sistema legale che gira attorno al copyright e protezione proprieta' intelletuali in generale... e di quanto, ALLA FINE, sia anche dannoso per il mercato stesso (quello piccolo e 'moderno', ovviamente alle major va bene lo status quo)

    Riferimenti sparsi
    http://biblioteca.wikimedia.it/wiki/Il_sapere_libe... (incentrato sui principalmente sui brevetti, ma interessante.. ) , di un colletivo di ricercatori romani

    http://wikilivres.info/wiki/Free_Culture/Creators#... di lessing

    http://www.wikilivres.info/wiki/Help:Public_domain e riferimenti relativi (ps: il sito e' canadese, una delle nazioni con (c) meno indecente) - riassume anche le rogne di ispirazione filoamericana (e poi di berna) sugli accordi bilaterali che si citano anche altrove

    Guardavo anche in che condizioni penose e' ridotta la wiki italiana, "costretta" per paura delle leggi (e degli avvocati) italiani, a mettere immagini di roba copyrighted presa dal deposito trademark del WIPO... con tutto che esiste l'art.70 e quella cosa (gia ridicola,ma almeno era un miglioramento) del 2007 sulle immagini degradate che NESSUNO ovviamente ha preso in mano (x emanare sto maledetto decreto attuativo)...

    ecc.ecc....
    non+autenticato
  • poi quello si incazza e ti morde.

    L'industria dei contenuti - tramite politici "compiacenti" (ma qualcuno potrebbe dire "corrotti") continua a vessare gli utenti (70 anni di copyright dalla morte ell'ultimo coautore e' qualcosa di paurosamente lungo) e quelli rispondono con il download indiscriminato. Pero' sarebbe bello se si rispondesse anche con un cambio di voto alle elezioni successive.
    non+autenticato
  • - Scritto da: attonito
    > poi quello si incazza e ti morde.
    >

    E il cane viene soppresso. Cosa esattamente è cambiato?
    non+autenticato
  • Che il cane se ne è andato, e tu non hai più nessuno da bastonare (ma in compenso ti trovi cumuli di ... rifiuti organici davanti alla porta)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > - Scritto da: attonito
    > > poi quello si incazza e ti morde.
    > >
    >
    > E il cane viene soppresso. Cosa esattamente è
    > cambiato?
    Se il cane è quello dal cui portafogli ricavi la tua sopravvivenza ci vedo qualche "piccolo" problema.
    Forse è meglio che torni alla realtà stai nel mondo dei tuoi incubi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > - Scritto da: attonito
    > > poi quello si incazza e ti morde.
    > >
    >
    > E il cane viene soppresso. Cosa esattamente è
    > cambiato?

    che chiudi bottega, perchè i tuoi prodotti proprio al cane che hai soppresso li vendevi
    non+autenticato