Alfonso Maruccia

India, sorveglianza cellulare al potere

Alcuni dei maggiori produttori di smartphone collaborerebbero con il governo indiano fornendo vere e proprie backdoor per facilitare le intercettazioni. Ora c'è anche il memo segreto, ma gli interessati smentiscono

Roma - I grandi produttori di cellulari ammanicati con il governo indiano per facilitare le intercettazioni sulle comunicazioni? Si tratta di un sospetto che serpeggia da tempo. Ora c'è anche un documento "ufficiale" a conferma, e la faccenda assume contorni da potenziale incidente diplomatico quando coinvolge una commissione di inchiesta del Congresso USA.

Il documento è un "memo" diffuso in rete dal gruppo di hacker "The Lords of Dharmaraja", lo stesso che ha recentemente distribuito il codice sorgente degli antivirus Symantec dopo aver fatto breccia nei server del governo indiano. Nel memo vengono espressamente citate Apple, RIM e Nokia come firmatarie di un accordo con Nuova Delhi per la fornitura di vere e proprie backdoor atte a facilitare il controllo delle comunicazioni su reti cellulari.

A quanto pare il memorandum segreto proverrebbe proprio dai server su cui gli aggressori hanno fatto incetta del codice Symantec, mentre si apprende che il governo avrebbe fatto attivamente uso delle backdoor per spiare le comunicazioni riservate degli USA - anche nel caso della "US-China Economic and Security Review Commission" istituita per indagare "le implicazioni sulla sicurezza nazionale dello scambio bilaterale e del rapporto economico" sino-americano.
Le aziende chiamate direttamente in causa (Apple e RIM) negano di aver infilato backdoor nei loro prodotti per compiacere le velleità orwelliane di Nuova Delhi. Nel mentre, la commissione del Congresso sui rapporti Cina-USA minaccia l'avvio di un'indagine per far luce sull'accaduto.

Alfonso Maruccia
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