Roma - Come nel domino, i tasselli del file hosting globale iniziano a cadere in seguito allo
spintone delle autorità statunitensi al mega-impero dello streaming. Filesonic, altro grande protagonista nel reame dei cyberlocker, ha
bloccato le sue funzionalità legate alla condivisione dei contenuti online. Ad oggi, gli utenti del cyberlocker
non possono effettuare il download di file altrui, soltanto quelli da loro stessi caricati.
In aggiunta, i responsabili di Filesonic hanno deciso di
interrompere i meccanismi di ricompensa a disposizione degli uploader più attivi. Una
strategia seguita a ruota da
Uploaded.to, sempre tra i protagonisti del file hosting sul web. I suoi utenti residenti negli Stati Uniti all'improvviso sono incappati in questo messaggio: "Non disponibile: il nostro servizio è attualmente sospeso nel vostro paese. Spiacenti".
Paura di un effetto Megaupload, o comunque di nuovi raid da parte degli agenti federali. Mentre altri cyberlocker del calibro di Mediafire e RapidShare non sembrano particolarmente allarmati. "Non siamo preoccupati o impauriti -
ha spiegato un portavoce di RapidShare - il business legato al file hosting è legale". Dovrebbero essere chiuse tutte le banche per un manager che si è dato al riciclaggio di denaro?
Stesso discorso per Mediafire: "Il nostro business non è affatto basato sulla violazione del copyright. Come molti servizi di condivisione del calibro di
Box.net e Dropbox, le nostre attività sono del tutto legali e mirate ad una platea di professionisti". Proprio come quelli - innocenti - di Megaupload, che sono da giorni
in rivolta per cercare di
recuperare i file leciti e magari anche i soldi versati per gli abbonamenti premium.