Alfonso Maruccia

Cyberwar, Italia impreparata

Un rapporto McAfee condanna il Belpaese. Che tuttavia č in buona compagnia. Nel contrasto alle minacce informatiche piccolo č meglio

Roma - La corsa agli armamenti digitali è già in pieno svolgimento, sostiene l'ultimo rapporto McAfee, e nel contrasto a una eventuale cyberwar i paesi più avanzati sono impreparati: l'Italia è in coda in compagnia di Cina e Russia.

Il rapporto è stato stilato insieme al think thank belga Security & Defense Agenda, e contiene l'opinione di 80 diversi esperti di cyber-sicurezza e responsabili di agenzie governative, aziende e personalità accademiche di 27 paesi diversi, 250 leader mondiali di 35 paesi intervistati nel totale anonimato.

Il risultato di questo gran brainstorming? 23 delle principali nazioni del mondo vengono classificate in base alla loro "cyber-readiness" stimata contro una possibile cyberwar, e i paesi più pronti a fronteggiare la minaccia comprendono gli stati più piccoli (Finlandia, Israele, Svezia). Segue un gruppo comprendente USA, Regno Unito, Germania, Francia, poi ancora Australia, Austria, Canada e Giappone.
Nel gradino più basso c'è il Messico, che fa peggio di Brasile, India e Romania. Tra il Giappone e la Romania ci sono infine la Cina, Polonia, Russia e Italia. "Il principale problema - spiega il CTO di McAfee Phyllis Schneck - è che i cyber-criminali sono più agili con grandi flussi di finanziamenti e nessuna barriera legale per condividere le informazioni, e possono quindi coordinare attacchi ben orchestrati ai sistemi".

Alfonso Maruccia
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11 Commenti alla Notizia Cyberwar, Italia impreparata
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  • Se gli studi vengono effettuati sullo stato della sicurezza dei PC casalinghi e dei web server delle aziende private e della PA, non ho difficoltà a credere a questi studi.
    Ma per le cose importanti (infrastrutture critiche, intelligence, etc.) le cose sono differenti, e dubito che chi ha fatto questi studi abbia avuto accesso a studi ed informazioni che sono, di fatto, segreti di stato.
  • - Scritto da: andy61
    > Se gli studi vengono effettuati sullo stato della
    > sicurezza dei PC casalinghi e dei web server
    > delle aziende private e della PA, non ho
    > difficoltà a credere a questi
    > studi.
    > Ma per le cose importanti (infrastrutture
    > critiche, intelligence, etc.) le cose sono
    > differenti, e dubito che chi ha fatto questi
    > studi abbia avuto accesso a studi ed informazioni
    > che sono, di fatto, segreti di
    > stato.

    se si sono inculati una centrale nucleare in iran, cosa ci vorra' mai per entrare nell'anagrafe di Rocca Tagliata di Sotto?
    non+autenticato
  • Forse le agenzie governative hanno collaborato a questa ricerca. Comunque se gli hacker (o i craker come si preferisce) sono riusciti a violare i siti dell' FBI, della NASA ecc., non vedo cosi' remota la possibilita' di accedere o danneggiare i sistemi informatici italiani.
    non+autenticato
  • La mia considerazione era legata all'attribuzione della posizione in classifica.

    Premesso il fatto che non esiste un sistema non 'bucabile' (come giustamente evidenziato, vedi FBI & co.), è anche vero che il rischio è legato all'interesse che può avere un target;
    ed anche che è più semplice gestire la sicurezza di un paese piccolo rispetto ad uno grande.

    Leggendo meglio l'articolo (http://www.bbc.co.uk/news/technology-16787509) ho notato che si parla di <<perceived quality of a country's cyber-readiness> >.

    Si parla quindi di percezione, e non di effettiva sicurezza implementata.

    In pratica stiamo parlando di aria fritta, e quindi mi scade l'intero articolo per come è stato presentato.

    È a dir poco inappropriato far passare il messaggio che un paese è più 'cyberwar-ready' solo perché la percezione degli intervistati è più elevata di quello di altri.

    Se un paese ha fiducia cieca nella propria organizzazione (e con esso i propri amministratori, responsabili e comunque le persone intervistate), affermerà di avere una sicurezza superiore ad altri che nelle proprie istituzioni non credono per principio, anche quando funzionano bene.

    In aggiunta, la percezione è anche legata al livello di consapevolezza; siamo sicuri che il livello di consapevolezza in fatto di sicurezza di uno svedese intervistato sia equivalente a quella dell'italiano intervistato?

    Insomma, senza una descrizione dettagliata del criterio di valutazione, parliamo, come dicevo, di aria fritta.
    Sia noi che perdiamo i ltempo con questi post che, soprattutto, chi ha pubblicato una notizia così superficiale ed insulsa.

    Il mestiere del giornalista dovrebbe essere qualcosa di più che tradurre pagine pescate su siti nazionali ed esteri; per questo Google Translator è già più che sufficiente.
  • - Scritto da: andy61

    > Leggendo meglio l'articolo
    > (http://www.bbc.co.uk/news/technology-16787509)
    > ho notato che si parla di << perceived
    > quality of a country's cyber-readiness >>.
    >
    > Si parla quindi di percezione, e non di effettiva
    > sicurezza implementata.
    >
    > In pratica stiamo parlando di aria fritta...

    Siamo su PI, il MCDonald's dell'informazione sull'IT Sorride

    Parlando dell'Italia, il fatto che l'infrastruttura manchi o sia rimasta indietro (magari non "Internet integrata", con reti ISDN o X.45 chiuse, etc...) é in effetti un vantaggio - in termini di sicurezza - in caso di cyber-attacco via Internet.

    E' paradossale, lo so: un po' come affermare che lasciando le buche su una strada, queste assumano la funzione di "rallentatori"... ma tant'é.
    non+autenticato
  • concordo, e ...
    che dire della carta?!!!
    tutto sommato, per un cinese o un russo è molto più complesso falsificare o distruggere un archivio cartaceo, che uno elettronico.
    (ovviamente anche per una persona di Canicattí, ma ora come 'cattivi' vanno di moda cinesi e russi ...)
  • - Scritto da: augusto
    > Forse le agenzie governative hanno collaborato a
    > questa ricerca. Comunque se gli hacker (o i
    > craker come si preferisce) sono riusciti a
    > violare i siti dell' FBI, della NASA ecc., non
    > vedo cosi' remota la possibilita' di accedere o
    > danneggiare i sistemi informatici
    > italiani.

    In realtà i sistemi informatici italiani sono ben in grado di farsi del male da sé.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Generale Puzzerstof en
    > - Scritto da: augusto
    > > Forse le agenzie governative hanno
    > collaborato
    > a
    > > questa ricerca. Comunque se gli hacker (o i
    > > craker come si preferisce) sono riusciti a
    > > violare i siti dell' FBI, della NASA ecc.,
    > non
    > > vedo cosi' remota la possibilita' di
    > accedere
    > o
    > > danneggiare i sistemi informatici
    > > italiani.
    >
    > In realtà i sistemi informatici italiani sono ben
    > in grado di farsi del male da sé.

    Non si dicono queste cose mentre la gente e' in riunione e sbircia PI !!!!
    Eccheccacchio !!
    Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere Anonimo
    krane
    22469
  • - Scritto da: andy61
    > Se gli studi vengono effettuati sullo stato della
    > sicurezza dei PC casalinghi e dei web server
    > delle aziende private e della PA, non ho
    > difficoltà a credere a questi
    > studi.
    > Ma per le cose importanti (infrastrutture
    > critiche, intelligence, etc.) le cose sono
    > differenti

    ROTFL! Ma sei sicuro di aver capito che si sta parlando dell'Italia? Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    non+autenticato
  • - Scritto da: andy61
    > Se gli studi vengono effettuati sullo stato della
    > sicurezza dei PC casalinghi e dei web server
    > delle aziende private e della PA, non ho
    > difficoltà a credere a questi
    > studi.
    > Ma per le cose importanti (infrastrutture
    > critiche, intelligence, etc.) le cose sono
    > differenti, e dubito che chi ha fatto questi
    > studi abbia avuto accesso a studi ed informazioni
    > che sono, di fatto, segreti di
    > stato.

    Cina e Russia agli ultimi posti in preparazione alla cyberwar? Forse in difesa, è risaputo che sono due paradisi per cracker più o meno governativi.
    Funz
    11586
  • Parliamo poi del fatto che sul podio dei migliori viene messa Israele, i cui siti governativi sono stati, in questi giorni, bucati da hacker sauditi. Bella dimostrazione di preparazione alla cyberwar.
    non+autenticato