Claudio Tamburrino

Gli ebook distruggono la societÓ

A scagliarsi contro il nuovo formato, e la tecnologia in generale, lo scrittore statunitense Jonathan Franzen. L'odore della carta come simbolo dei valori sani di una volta

Roma - Lo scrittore Jonathan Franzen, fresco di stampa con l'attesissimo e più volte rinviato "Libertà", si è lanciato in un panegirico contro gli ebook, che a suo giudizio danneggerebbero società e sane abitudini.

Secondo lo scrittore, che ha guadagnato nel 2010 una copertina di Time, diversi sarebbero i pericoli insiti nel formato digitale dei libri: da un lato snaturerebbero i libri dall'esperienza originaria per cui erano stati scritti dagli autori, dall'altro potrebbero fuorviare i lettori che con il nuovo mezzo risulterebbero meno attenti nella lettura.

In generale "la combinazione tra tecnologia e capitalismo starebbe costruendo un mondo che appare del tutto fuori controllo", in cui le persone rimangono vittime di "banche" e "tecnici della finanza", perché sono ostaggi dei propri iPhone. Un Jonathan Franzen in versione neo-luddista. (C.T.)
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249 Commenti alla Notizia Gli ebook distruggono la societÓ
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  • Ma Jonathan Franzen sa che i suoi libri si trovano anche in formato elettronico (vedi Amazon e simila)? Penso di si dato che riceverà una percentuale anche da quelli... quindi cosa fa, sputa nel piatto dove mangia? Oppure ha solo rilasciato un'intervista ad arte per farsi conoscere ed aumentare le vendite? Quanti di noi l'hanno conosciuto dopo questa intervista? Io sono tra quelli che l'ha scoperto dopo questa sparata, beh Jonathan Franzen se volevi scatenare una polemica per farti pubblicità, nel mio caso ci sei riuscito (ad ogni modo non mi interessano i soggetti dei tuoi libri quindi non ti acquisterò mai).
    Quello che un po' mi rammarica è il vedere quotidianamente come si dia troppo peso a tutte quelle persone che demonizzano internet o le nuove tecnologie dell'informazione (come oggi J.F.) anziché pensare come esse hanno contribuito a migliorare il flusso delle conoscenze.

    Riguardo il mio pensiero, io uso entrambi i formati (elettronico e cartaceo) e non ritengo uno meglio dell'altro, però sono contento che esistano entrambi i formati così da poter avere la possibilità di scelta ad ogni acquisto dato che certi libri preferisco averli in formato cartaceo ed altri in formato elettronico.
  • Evidentemente non sei molto attento al mercato librario, Jonathan Franzen è stato uno dei best-seller del 2011 anche in Italia.

    Comunque sì, mi pare che si dia troppo peso ogni volta che un autore, di qualsiasi tipo, si scagli contro la modernità. Senza poi essere così informato se collega gli ebook a uno smartphone. Se proprio voleva semplificare poteva dire Kindle, sul quale sicuramente si leggono molti più ebook che su uno smartphone.
    non+autenticato
  • qualcuno diceva le stesse cose per la musica...
    non+autenticato
  • E' vero, anni fa per sperimentare riversai un paio di libri su un vecchio PALM, risultato fu che l'avere sempre a portata di mano questi libri impigriva l'ispirazione a leggerli, unitamente al fatto che è più faticoso leggere su uno schermo elettronico piuttosto che sulla sana e naturale carta...
  • un palm... cioè, pretendi di paragonare un eReader attuale, o un tablet, con il vecchio palm? ROTLF
    non+autenticato
  • Gli ebook al limite distruggono il conto in banca dei cartelli di editori appoggiati da certi "scrittori". Se gli autori decidessero di boicottare queste lobby di sanguisughe non esisterebbero editori. Se gli autori di musica decidessero di rilasciare i propri lavori su internet non esisterebbero le major discografiche e sicuramente guadagnerebbero di più!!! Facciamo un esempio: un gruppo famoso decide di rilasciare il proprio album tramite un sito dedicato, diciamo (ESAGERANDO) a 3 o 4euro per download; l'album viene scaricato da 60milioni di persone, a 3euro il download sono 180milioni di euro che vanno direttamente nelle casse della band/autore, togliamoci non più del 2% o 3% se decidono di diffonderlo tramite un servizio dedicato esterno, sono sempre un pacco di soldi. Sempre meglio che vendere dei cd a 24euro!!

    Il vero problema è: il marketing, i prezzi, le lobby con i loro prodotti preconfezionati. Lasciate che sia il pubblico a giudicare, lasciate che gli artisti lo affrontino a viso aperto, lasciate che anche altre persone si spartiscano la torta! Non si parlava di libero mercato oppure è libero solo per i vostri sporchi interessi? Il primo tra questi dinosauri che deciderà di abbandonare COMPLETAMENTE i supporti ottici e diffondere tutto su internet a prezzi onesti farà tanti soldoni! Il problema è che questi venditori di fumo, oltre a controllare il loro lurido pezzo di mercato, controllano la ricerca, il rilascio di nuove tecnologie che li spazzerebbero via, le decisioni dei governi.

    Tutto il resto sono chiacchiere e malafede!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: 234567
    > Gli ebook al limite distruggono il conto in banca
    > dei cartelli di editori appoggiati da certi
    > "scrittori". Se gli autori decidessero di
    > boicottare queste lobby di sanguisughe non
    > esisterebbero editori. Se gli autori di musica
    > decidessero di rilasciare i propri lavori su
    > internet non esisterebbero le major discografiche
    > e sicuramente guadagnerebbero di più!!! Facciamo
    > un esempio: un gruppo famoso decide di rilasciare
    > il proprio album tramite un sito dedicato,
    > diciamo (ESAGERANDO) a 3 o 4euro per download;
    > l'album viene scaricato da 60milioni di persone,
    > a 3euro il download sono 180milioni di euro che


    invece di sparare cifre a caso chiediti perché, nonostante la tecnologia lo permetta siano pochi gli autori, o musicisti, che prediligono la vendita diretta.

    > vanno direttamente nelle casse della band/autore,
    > togliamoci non più del 2% o 3% se decidono di
    > diffonderlo tramite un servizio dedicato esterno,
    > sono sempre un pacco di soldi. Sempre meglio che
    > vendere dei cd a
    > 24euro!!

    Fate il solito errore di calcolo dovuto al considerare l'editore come un mafioso che si limita ad imporre il pizzo. In realtà la band dovrebbe farsi carico di spese che attualmente sono in carico all'editore come:

    1) lo studio grafico delle immagini in supporto all'opera
    2) la gestione delle PR e la promozione del disco
    3) l'organizzazione degli eventi di supporto
    4) decidere se, come e quali oggetti vendere collegati o a supporto del disco
    5) l'eventuale organizzazione dei clip.

    E non sono bruscolini.

    > deciderà di abbandonare COMPLETAMENTE i supporti
    > ottici e diffondere tutto su internet a prezzi
    > onesti farà tanti soldoni! Il problema è che
    > questi venditori di fumo, oltre a controllare il
    > loro lurido pezzo di mercato, controllano la
    > ricerca, il rilascio di nuove tecnologie che li
    > spazzerebbero via, le decisioni dei governi.
    >

    già fatto dai radiohead.

    > Tutto il resto sono chiacchiere e malafede!!

    o forse il pensare di essere una ragazza Barbie in un mondo Barbie.
  • - Scritto da: shevathas

    > invece di sparare cifre a caso chiediti perché,
    > nonostante la tecnologia lo permetta siano pochi
    > gli autori, o musicisti, che prediligono la
    > vendita
    > diretta.

    E questa e' una bella domanda.
    Forse mi viene da dire che sono vecchi?
    Oppure che non hanno voglia di star dietro al loro business (parassiti) ?

    > Fate il solito errore di calcolo dovuto al
    > considerare l'editore come un mafioso che si
    > limita ad imporre il pizzo.

    Vuoi dire che e' peggio di cosi'?

    > In realtà la band
    > dovrebbe farsi carico di spese che attualmente
    > sono in carico all'editore
    > come:
    >
    > 1) lo studio grafico delle immagini in supporto
    > all'opera

    Inutile lo studio grafico per un file.

    > 2) la gestione delle PR e la promozione del disco

    Inutile se la musica e' buona. (Mozart non ha alcun PR che lo promuove).

    > 3) l'organizzazione degli eventi di supporto

    Parti da un locale e suoni li'.
    Se sfondi, tutto il resto viene da se', altrimenti non sfondi e resti nel tuo bar.

    > 4) decidere se, come e quali oggetti vendere
    > collegati o a supporto del disco

    E questo che c'entra?

    > 5) l'eventuale organizzazione dei clip.

    Ho visto su YT clip autoprodotte da fare invidia a hollywood.

    > E non sono bruscolini.

    No, sono solo cose inutili se la musica e' buona.
    Se la musica non e' buona non le vogliamo.
  • mi chiedo come mai stia ancora a trollare su PI invece di fondare la tua casa discografica e devastare il mercato con i prodotti di panda rossa.
  • - Scritto da: shevathas
    > mi chiedo come mai stia ancora a trollare su PI
    > invece di fondare la tua casa discografica e
    > devastare il mercato con i prodotti di panda
    > rossa.

    Perche' ti ha appena spiegato che la casa discografica non serve piu' !

    La tua domanda rende evidente quanto tu sia fissato dentro al sistema attuale, cosi' tanto da non riuscire neanche a concepirne delle modifiche.
    krane
    22534
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: shevathas
    > > mi chiedo come mai stia ancora a trollare su
    > PI
    > > invece di fondare la tua casa discografica e
    > > devastare il mercato con i prodotti di panda
    > > rossa.
    >
    > Perche' ti ha appena spiegato che la casa
    > discografica non serve piu'
    > !
    >
    la casa discografica è diversa dall'editore. Se il nome casa discografica di disturba possiamo usare "cooperativa di artisti" o "società di produttori".

    > La tua domanda rende evidente quanto tu sia
    > fissato dentro al sistema attuale, cosi' tanto da
    > non riuscire neanche a concepirne delle
    > modifiche.

    Gli innovatori non sono quelli che sognano modifiche allo stato attuale, sono quelli che sognano le modifiche e riescono anche a realizzarle.
  • - Scritto da: shevathas
    > - Scritto da: krane
    > > - Scritto da: shevathas
    > > > mi chiedo come mai stia
    > > > ancora a trollare su PI
    > > > invece di fondare la tua casa
    > > > discografica e devastare il
    > > > mercato con i prodotti di
    > > > panda rossa.

    > > Perche' ti ha appena spiegato che
    > > la casa discografica non serve piu' !

    > la casa discografica è diversa dall'editore.

    Non mi sembra poi tanto che lo fosse, offriva qualche servizio diverso ma alla fine e' sempre quella che metteva in condizioni l'artista di essere diffuso (nota che parlo al passato, poiche' ora non e' piu' cosi').

    > Se il nome casa discografica di disturba
    > possiamo usare "cooperativa di artisti"
    > o "società di produttori".

    Ma perche' non semplici consulenti che, insieme al taxista, al commercialista, possono essere utili all'artista che vuole pubblicarsi; l'artista si rivolge ai consulenti a vari livelli qualitativi e specialisti in campi diversi a seconda della propria preparazione.

    > > La tua domanda rende evidente quanto tu
    > > sia fissato dentro al sistema attuale, cosi'
    > > tanto da non riuscire neanche a concepirne delle
    > > modifiche.

    > Gli innovatori non sono quelli che sognano
    > modifiche allo stato attuale, sono quelli che
    > sognano le modifiche e riescono anche a
    > realizzarle.

    Peccato che nel sistema attuale c'e' l'arresto per chi propone qualcosa di diverso, vedi il tizio di megapload.
    krane
    22534
  • - Scritto da: krane
    .
    > > la casa discografica è diversa dall'editore.
    >
    > Non mi sembra poi tanto che lo fosse, offriva
    > qualche servizio diverso ma alla fine e' sempre
    > quella che metteva in condizioni l'artista di
    > essere diffuso (nota che parlo al passato,
    > poiche' ora non e' piu'
    > cosi').
    >
    > > Se il nome casa discografica di disturba
    > > possiamo usare "cooperativa di artisti"
    > > o "società di produttori".
    >
    > Ma perche' non semplici consulenti che, insieme
    > al taxista, al commercialista, possono essere
    > utili all'artista che vuole pubblicarsi;
    > l'artista si rivolge ai consulenti a vari livelli
    > qualitativi e specialisti in campi diversi a
    > seconda della propria
    > preparazione.
    perchè di solito i consulenti ci mettono la consulenza, le case discogrfiche e gli editori ci mettono i soldi (che l'artista soprattutto alle prime armi non ha), rischiano del loro e non lo fanno certo per la gloria, ma senza di loro l'artista rimane a suonare al bar sotto casa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro

    > perchè di solito i consulenti ci mettono la
    > consulenza, le case discogrfiche e gli editori ci
    > mettono i soldi (che l'artista soprattutto alle
    > prime armi non ha), rischiano del loro e non lo
    > fanno certo per la gloria, ma senza di loro
    > l'artista rimane a suonare al bar sotto
    > casa.

    Se l'artista e' bravo, nel bar sotto casa fa i soldi sufficienti per fare le cose un po' piu' in grande.

    Ti farei volentieri l'elenco di tutti gli artisti che hanno cominciato suonando in un bar, ma purtroppo ho solo 7000 caratteri.
  • - Scritto da: pietro
    > - Scritto da: krane
    > .
    > > > la casa discografica è diversa
    > dall'editore.
    > >
    > > Non mi sembra poi tanto che lo fosse, offriva
    > > qualche servizio diverso ma alla fine e'
    > sempre
    > > quella che metteva in condizioni l'artista di
    > > essere diffuso (nota che parlo al passato,
    > > poiche' ora non e' piu'
    > > cosi').
    > >
    > > > Se il nome casa discografica di
    > disturba
    >
    > > > possiamo usare "cooperativa di artisti"
    > > > o "società di produttori".
    > >
    > > Ma perche' non semplici consulenti che,
    > insieme
    > > al taxista, al commercialista, possono essere
    > > utili all'artista che vuole pubblicarsi;
    > > l'artista si rivolge ai consulenti a vari
    > livelli
    > > qualitativi e specialisti in campi diversi a
    > > seconda della propria
    > > preparazione.
    > perchè di solito i consulenti ci mettono la
    > consulenza, le case discogrfiche e gli editori ci
    > mettono i soldi (che l'artista soprattutto alle
    > prime armi non ha),

    Ed a cosa servirebbero questi soldi ?
    Per una distribuzione che non ha piu' senso di esistere ?

    > rischiano del loro e non lo
    > fanno certo per la gloria, ma senza di loro
    > l'artista rimane a suonare al bar sotto casa.

    Un esordiente tu lo faresti suonare in uno stadio ? Paghi tu ?
    krane
    22534
  • - Scritto da: krane
    ..
    > Ed a cosa servirebbero questi soldi ?
    ...
    > Un esordiente tu lo faresti suonare in uno stadio
    > ? Paghi tu ?

    ti sei risposto da solo
    non+autenticato
  • Gli ebook distruggono i dinosauri come lui, legati a modelli vecchi.

    E quando i dinosauri si saranno estinti, il mondo sarà un posto migliore.
    non+autenticato
  • Strana critica. Gli eareader invecchiano prima che l'utente medio ne abbia scoperto tutte le funzionalità.
    non+autenticato
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