Roma - Picchiato in maniera selvaggia, con le mani sanguinanti e il volto sul freddo pavimento di una camera di massima sicurezza. È il crudo e dettagliato
racconto del
founder di Megaupload Kim Dotcom, presentatosi ancora davanti al giudice neozelandese nel
vano tentativo di evitare l'estradizione in terra statunitense.
Gli agenti avrebbero dunque
malmenato il corpulento boss del mega-impero, successivamente molestato da alcuni compagni di cella. Persino avvicinato da un misterioso soggetto per una proposta da non rifiutare:
soldi in cambio della cauzione per la libertà provvisoria.
Dotcom avrebbe invece rifiutato seccamente, desideroso di ottenere la cauzione attraverso l'Alta Corte neozelandese. Una libertà provvisoria che gli è già stata ancora una volta negata:
i velivoli di proprietà del founder potrebbero servire a fuggire. Un'ipotesi ora contestata dal suo avvocato Ira Rothken, che ha anche sottolineato come Dotcom soffra di diabete.
Nel frattempo, le autorità di Hong Kong hanno
annunciato l'istituzione di un centro investigativo per combattere fenomeni illeciti come la pirateria e in generale il crimine a mezzo elettronico. Un organo che
ponga fine alla libera circolazione di business come quello di Megaupload. Altri protagonisti del file hosting - Filesonic su tutti - hanno infatti una presenza nella metropoli asiatica.
Sul fronte della battaglia sono poi
tornati gli attivisti di
Electronic Frontier Foundation (EFF), che hanno promesso azioni legali
qualora gli utenti del cyberlocker non riescano a riavere indietro i propri (legittimi) contenuti. La piattaforma
Megaretrieval.com farà da ponte tra la squadra di EFF, la società di hosting Carpathia e i netizen adirati per la possibile cancellazione dei rispettivi file.
Mauro Vecchio