Mauro Vecchio

Google, la privacy e la corsa ad ostacoli

Gli attivisti scuotono le autoritÓ: dovrebbero bloccare il processo d'adozione delle nuove policy in vigore dal prossimo 1 marzo. BigG avrebbe violato l'accordo stipulato ai tempi del caso Buzz

Roma - Era la fine dello scorso marzo quando il gigante Google cadeva sotto le pressioni esercitate dalla statunitense Federal Trade Commission (FTC). Un'ammissione di colpa da parte dell'azienda di Mountain View, sottolineando come le feature dell'esperimento social Buzz non avessero rispettato gli "abituali standard di trasparenza". Oltre che le consuete garanzie di controllo offerte a milioni di utenti.

A riaprire le danze è ora un segnale mostrato dagli attivisti dell'Electronic Privacy Information Center (EPIC): BigG avrebbe violato i termini di quell'accordo firmato con i vertici di FTC nella scorsa primavera. Sotto accusa sono nuovamente finite le policy spremute in materia di privacy, annunciate da Google per accorpare in un pacchetto unico più di 60 normative per i suoi diversi servizi web.

La Grande G avrebbe in sostanza infranto il patto stipulato con le autorità statunitensi, in particolare la clausola relativa alla richiesta di esplicito consenso per ogni singola modifica dei vari servizi offerti, specie se legata alla condivisione di informazioni o dati personali. Secondo EPIC, l'azienda californiana vorrebbe combinare le informazioni degli utenti di YouTube con quelli di Picasa o Google Maps.
E allora dovrebbe intervenire la stessa FTC per bloccare il processo d'adozione delle nuove policy (in vigore dal prossimo 1 marzo). EPIC ha così chiesto ad un giudice del District of Columbia di emanare un'ingiunzione preliminare nei confronti della Commission, obbligandola a fermare la nuova spremuta di regole in materia di privacy. Un portavoce di Google ha negato le accuse: nessuna violazione dell'accordo nel post-Buzz.

Mauro Vecchio
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1 Commenti alla Notizia Google, la privacy e la corsa ad ostacoli
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  • Non l'ho capita...
    Google unisce i dati di tutti gli utenti in un "unico database" e ha grossomodo gli stessi diritti di adesso su di essi.
    Gli utenti possono modificare le impostazioni riguardo la privacy in modo che valga per tutti i servizi Google (parecchio più comodo).
    Se viene DATO il CONSENSO, le aziende "partner" di Google o comunque clienti di bigG sanno chi sta dietro all'"anonimo" profilo YouTube del c░glione di turno o altro.

    Io sono dell'idea che se si fanno c@zzate, si fanno anonime (veramente), elsewhere le poche informazioni personali che ho in giro sono accessibili universalmente (dove abito e numero di telefono sono peraltro sull'elenco telefonico...).
    non+autenticato