Claudio Tamburrino

Anonymous attacca Grecia e CIA

Gli hacktivisti buttano gių sito del Governo e della Polizia di Atene. E rivendicano l'attacco ai servizi segreti USA: ma chiedono scusa e offrono informazioni sui responsabili

Roma - Anonymous ha mandato offline una serie di siti legati al Governo e alla Polizia della Grecia: il suo contributo alle rivolte che stanno incendiando il Paese scosso da una profonda crisi economica.

Il gruppo di hacktivisti, inoltre, ha rivendicato l'attacco che venerdì ha portato offline il sito dell'agenzia d'intelligence statunitense CIA. Il sito risulta naturalmente ora online, ma per qualche ora nella giornata di venerdì è stato irraggiungibile presumibilmente per un attacco DDoS.

Subito dopo l'episodio l'account Twitter @YouAnonNews legato agli hacktivisti scriveva "CIA TANGO DOWN". Tuttavia qualche ora dopo lo stesso account scriveva più ambiguamente: "Ricordiamo ai media che se riportiamo un avvenuto hack o attacco DDoS, non è detto necessariamente che siamo stati noi".
Il velo di confusione sulle responsabilità della nuova offensiva ai danni di un'istituzione USA, in concomitanza con simili attacchi subiti dall'FBI, dal Dipartimento di Giustizia (DoJ) e dall'Ufficio Copyright statunitense in seguito ai fatti che hanno portato alla chiusura del circuito di siti streaming collegati a Megaupload, è stato ora rimosso da un nuovo comunicato Anonymous che lo rivendica una volta per tutte.

Rispetto alle sue altre azioni, tuttavia, stavolta Anonymous sembra parlare di un'azione non direttamente voluta e in pratica chiede scusa alla CIA dandogli poi indizi ed invocandone l'intervento contro sei server impiegati per condurre attacchi DDoS nei suoi confronti e legati alla pedopornografia.

Insieme al sito della CIA è poi finito offline nello stesso weekend anche quello dello Stato dell'Alabama, il cui attacco avrebbe portato nelle mani degli hacktivisti dati relativi ai residenti: solo una piccola parte, dicono gli Anonymous, sono stati pubblicati, opportunamente censurati e con l'intenzione dichiarata di non utilizzarli in alcun modo, per dimostrare l'insufficiente riguardo avuto dagli amministratori locali nei confronti delle informazioni personali in loro possesso.

Claudio Tamburrino
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