Claudio Tamburrino

Equo compenso, respinti i ricorsi

Secondo il Tar trattasi di tassa, ma equilibrata nel rispetto degli interessi degli aventi diritto, consumatori e produttori di tecnologia

Roma - Con la sentenza 2159/2012 il Tribunale amministrativo del Lazio ha respinto tutti e otto i ricorsi presentati contro il decreto Bondi, con il quale l'allora Ministro dei Beni Culturali aveva esteso i compensi di copia privata che hanno comportato negli ultimi anni l'aumento generalizzato dei prezzi di tutti quei dispositivi atti alla registrazione di file multimediali (chiavette USB, ma anche dvd, smartphone, console ecc.) per compensare i diritti di autori e artisti.

A presentare i ricorsi erano stati Apple, Samsung e altri produttori e distributori di dispositivi multimediali, su cui (insieme ai consumatori) l'aggravio di prezzo finisce per pesare: un aumento consistente dal momento che è commisurato alla memoria del dispositivo preso in considerazione.

Il TAR ha respinto tutti i ricorsi e stabilito legittimo il decreto Bondi: ad accogliere con "vivissima soddisfazione" tali sentenze è naturalmente SIAE, che ha parlato di "un grande riconoscimento di un giusto diritto". Anche perché il giudice - sottolinea la collecting society - parla di una misura conforme al "giusto equilibrio da realizzare tra gli interessi degli autori e quelli degli utenti degli oggetti protetti".
Stessa soddisfazione è stata espressa dal presidente FIMI Enzo Mazza, che ha parlato di una decisione che conferma "l'impianto normativo italiano, ma soprattutto che la norma è assolutamente bilanciata nel rispetto degli interessi degli aventi diritto, consumatori e produttori di tecnologia".

Decisamente delusi dalla sentenza sono, invece, coloro che sostenevano i ricorsi: in particolare si confidava che, dopo la sentenza con cui la Corte europea di Giustizia aveva chiarito come l'equo compenso per copia privata dovesse necessariamente essere ancorato all'effettivo utilizzo (anche se solo su base presuntiva) del supporto per tale scopo e la decisione simile assunta da Consiglio di Stato e Governo francese, anche in Italia si potesse volgere verso questa direzione.

Il TAR ha invece ritenuto la normativa italiana conforme alla normativa nazionale ed europea. Secondo SIAE, la sentenza confermerebbe che "il sistema italiano che disciplina i diritti di Copia Privata è tra i migliori, se non il migliore, d'Europa perché pienamente rispettoso delle Direttive europee, dei pronunciamenti della Corte di Giustizia e del nostro Ordinamento giuridico nazionale".

Il TAR non ha tuttavia lasciato la questione del tutto immutata: nella sentenza ha definito l'equo compenso non il corrispettivo dell'utilizzo dell'altrui opere dell'impegno, ma una tassa, togliendo il velo d'ambiguità che copriva la misura decisa dal Decreto Bondi.
I Giudici scrivono infatti che "non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell'equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell'utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell'an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative".

Quello che è stato definito dal legislatore un "equo compenso", come noto, non è una sorta di compensazione per il download illegale o altro tipo di impiego dell'opera in abuso del diritto d'autore, ma è previsto per la cosiddetta copia privata, cioè uno dei diritti in capo all'utente che legittimamente possiede un esemplare dell'opera di duplicarla per la propria esclusiva fruizione personale e senza alcun fine commerciale. Tuttavia non è pagata solo da coloro che effettivamente ne usufruiscono, ma da tutti coloro che acquistano un dispositivo potenzialmente utilizzabile per questo scopo.

Il TAR indica inoltre come la logica dell'equo compenso sia legata a doppio filo alla crisi del settore che "ha indotto il Legislatore sia comunitario che nazionale ad adottare le misure necessarie per poter garantire la remunerazione dei titolari delle opere dell'ingegno". In pratica, per quanto possa risultare iniquo, il decreto Bondi è rispettoso della vigente normativa nazionale e comunitaria e dettato dalle esigenze di mercato di un settore in crisi, incapace di adattare i propri meccanismi alle nuove tecnologie.

In quanto "tassa" pagata da tutta la collettività e non solo da coloro che effettuano copie private, tuttavia, secondo alcuni osservatorii è ora logico chiedersi se lo strumento non debba essere rivisto in una logica più trasparente: si tratta d'altronde di una somma considerevole (si parte dal 5 per cento del prezzo finale di un dispositivo), che grava anche su chi non effettua copie private e su chi, come professionisti ed imprenditori, utilizzano tali dispositivi per scopi che esulano la copia privata.

Claudio Tamburrino
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79 Commenti alla Notizia Equo compenso, respinti i ricorsi
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  • Comunque è proprio vero che in Italia gli Autori sono stati ridotti sul lastrico...

    E il vero problema è che senza la Siae tutti sti parassiti assunti clientelarmente non sapreberro dove imboscarli.

    A partire dal compagno Bondi...

    Battiato, Celentano e Ligabue contro la Siae

    Le lamentele di cantanti e società parrebbero trovare conferma nell'indagine eseguita non molti mesi fa, secondo la quale il 76% del bilancio Siae serve a coprire i costi del personale: la Società, nel suo complesso, costa 193 milioni di euro all'anno.

    http://fffforum.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&c...;
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mr Stallman

    > Le lamentele di cantanti e società parrebbero
    > trovare conferma nell'indagine eseguita non molti
    > mesi fa, secondo la quale il 76% del bilancio
    > Siae serve a coprire i costi del personale: la
    > Società, nel suo complesso, costa 193 milioni di
    > euro
    > all'anno.

    >
    > http://fffforum.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&c

    E questo era oltre 2 anni fa... ora la siae è proprio sull'orlo del fallimento, impedito solo dal governo connivente.
    non+autenticato
  • Domanda n° 5, delle 10 domane postate dalla SIAE l'anno scorso (http://punto-informatico.it/3215309/PI/Brevi/siae-... ):

    5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > Domanda n° 5, delle 10 domane postate dalla SIAE
    > l'anno scorso
    > (http://punto-informatico.it/3215309/PI/Brevi/siae
    >
    > 5. Perché il diritto all’equo compenso viene
    > strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa?
    > Perché non sono chiamate tasse i compensi di
    > medici, ingegneri, avvocati, meccanici,
    > idraulici,
    > ecc.?


    Se vai a comprare una pizza te la danno forse gratis? No, allora anche in quel caso è una tassa capito?Arrabbiato

    Parola di SIAE
    non+autenticato
  • L'equo compenso quindi è una tassa.
    Riscossa non dallo Stato ma a favore di una azienda privata (la SIAE).
    Imposta per compensare un'attività (la copia privata) che non è un diritto, ma una concessione fatta al cliente dai detentori dei diritti.
    Attività che di fatto è impossibile da esercitare legalmente, visto che tutte le opere audiovisive sono protette da DRM, e sproteggerle è illegale.

    Quindi, cosa paghiamo questa tassa a fare?

    Per di più questa tassa è imposta a qualsiasi memoria di massa, indipendentemente dal suo utilizzo.
    Funz
    12995
  • - Scritto da: Funz
    > L'equo compenso quindi è una tassa.
    > Riscossa non dallo Stato ma a favore di una
    > azienda privata (la
    > SIAE).
    > Imposta per compensare un'attività (la copia
    > privata) che non è un diritto, ma una concessione
    > fatta al cliente dai detentori dei diritti.
    >
    > Attività che di fatto è impossibile da esercitare
    > legalmente, visto che tutte le opere audiovisive
    > sono protette da DRM, e sproteggerle è
    > illegale.
    >
    > Quindi, cosa paghiamo questa tassa a fare?

    La paghi perché sì. Arrabbiato

    Parola di SIAE
    non+autenticato
  • - Scritto da: La SIAE
    > - Scritto da: Funz
    > > L'equo compenso quindi è una tassa.
    > > Riscossa non dallo Stato ma a favore di una
    > > azienda privata (la
    > > SIAE).
    > > Imposta per compensare un'attività (la copia
    > > privata) che non è un diritto, ma una
    > concessione
    > > fatta al cliente dai detentori dei diritti.
    > >
    > > Attività che di fatto è impossibile da
    > esercitare
    > > legalmente, visto che tutte le opere
    > audiovisive
    > > sono protette da DRM, e sproteggerle è
    > > illegale.
    > >
    > > Quindi, cosa paghiamo questa tassa a fare?
    >
    > La paghi perché sì. Arrabbiato

    Io non pago niente, perché:
    1) non compro niente da voi
    2) la memoria di massa la compro all'estero dove non c'è nessun compenso per voi p@r@ssiti, equo o meno.
    Funz
    12995
  • Elettori pdl

    Grazie a voi ho incrementato del 300% i fatturati dei negozi esteri online

    Siete meravigliosi
    non+autenticato
  • ...che si arrampica sugli specchi e non si cura nemmeno di risolvere l'iniquità venutasi a creare quando a pagare sono aziende e professionisti.
    Un TAR da licenziare, insomma.

    Ma ricordo che questo è il raccolto della semina dei pirati senza ritegno. Continuate pure a seminare, il raccolto sarà abbondante, stolti.
    ruppolo
    33147
  • ruppolino, ruppolino, per un attimo mi sono sorpreso ad essere quasi d'accordo con te, poi ho continuato a leggere e ho ritrovato il ruppolino di sempre....
    non so dire se purtroppo o meno male A bocca aperta

    - Scritto da: ruppolo
    > ...che si arrampica sugli specchi e non si cura
    > nemmeno di risolvere l'iniquità venutasi a creare
    > quando a pagare sono aziende e professionisti.
    >
    > Un TAR da licenziare, insomma.

    un po' sì, con la solita considerazione che in generale i varii poteri sono organici a chi ha - in questo caso la siae (e i suoi soci ricchi)

    >
    > Ma ricordo che questo è il raccolto della semina
    > dei pirati senza ritegno. Continuate pure a
    > seminare, il raccolto sarà abbondante,
    > stolti.

    veramente a quanto pare è una tassa su un'eventuale copia privata e non ha nulla a che vedere con la duplicazione con o senza scopo di lucro...anche perché se avessero citato queste cose, con il pagamento le avrebbero legittimate. Ovviamente, siccome è una tassa presuntiva e a tappeto, le legittima ugualmente senza citarle Sorride

    Ruppoli', ma 'na scaricata pure tu ogni tanto no? Sorride (in senso informatico e non A bocca aperta )
    non+autenticato
  • Perché l'azienda non dovrebbe pagare mentre l'utente normale si ? Se la mettono sul cervello la SIAE stai sicuro che tu vieni esentato. Sapessi dove lavoravo io quanto software, film e musica pirata che girava, il software usato dall'azienda per lavorare non dai dipendenti.
    non+autenticato
  • Non so quante volte ti abbiano spiegato che l'equo compenso è riferito alle copie private di materiale protetto da copyright regolarmente acquistate, eppure ogni volta te ne dimentichi.
    non+autenticato
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