Roma - Gli arresti effettuati dai reparti antisommossa della polizia russa non stanno risparmiando nessuno. Alexei Navalny, noto blogger e leader delle proteste anti-Putin, è stato
arrestato per essersi rifiutato di disperdere la folla radunata in piazza Pushkin a Mosca per
protestare contro la vittoria dello
zar Vladimir alle elezioni presidenziali del 4 marzo.
Il blogger gridava ai manifestanti slogan come: "ci hanno derubato", "Russia senza Putin" e "Putin è un ladro".
"Ciao a tutti dal furgone della polizia" è stato uno dei tweet che Navalny è riuscito a mandare prima di essere rinchiuso dietro le sbarre. Il blogger non è stato l'unico: in totale sono state
arrestate 250 persone, tra cui Ilya Yashin e Sergei Udaltsov, altri due leader della
protesta che, ormai da tre mesi, sta infuocando la Russia. Anche a San Pietroburgo, la città natale di Putin, ci sono stati dei disordini e sono state arrestate 300 persone. In carcere Navalny è riuscito a parlare con il suo avvocato e gli è anche stato concesso di guardare la tv, dove ha visto, tra l'altro, il suo stesso arresto. Il blogger è stato rilasciato dopo tre ore e non è ancora chiaro se abbia dovuto pagare una multa.
Secondo
gli organizzatori della manifestazione, in piazza Pushkin c'erano 20mila persone, mentre secondo la polizia i contestatori erano 14mila. La folla chiedeva riforme politiche e nuove elezioni realmente trasparenti. In particolare veniva contestato il "sistema putiniano" che regna nel Paese da ormai 12 anni.
Sembra che alle presidenziali di domenica, Vladimir Putin abbia vinto al primo turno con il
64 per cento dei voti. Tuttavia l'OSCE, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa,
ha esortato la Russia a svolgere un'indagine approfondita sulla regolarità delle elezioni. "Il risultato avrebbe dovuto essere incerto - ha detto Tonino Picula, coordinatore della missione OSCE - Questo non è avvenuto in Russia. Non c'era una vera concorrenza". Golos, una delle principali agenzie di monitoraggio russe, ha riferito che sono state
registrate oltre 3000 segnalazioni di irregolarità. E pensare che Putin, per garantire agli elettori l'assoluta trasparenza, aveva fatto piazzare 200mila
telecamere in 95mila seggi elettorali sparsi su tutta la Russia per un costo totale di circa 762 milioni di euro.
Quanto siano servite queste cam è difficile dirlo e nella Russia sotto elezioni niente è come sembra. Lo dimostrerebbe una
soffiata di Anonymous trapelata in piena campagna elettorale: Nashi, il gruppo giovanile pro Putin, avrebbe
pagato giornalisti e blogger per scrivere commenti positivi sul premier e per screditare gli altri candidati. Non solo. I Nashi avevano preso di mira proprio Navalny e pensavano a diversi modi per gettare fango sulla sua persona: un esempio era vestirsi come lui e chiedere l'elemosina davanti all'ambasciata degli Stati Uniti. Sulla vicenda il blogger Alexei Navalny aveva
dichiarato al
Guardian: "Il problema principale dei Nashi è che non hanno persone reali che li supportano gratuitamente. E allora sono costretti a pagare".
È possibile che in seguito alla vittoria di Putin tutto il mondo dell'informazione russa subirà uno scossone. Ma Navalny, almeno per il momento, non sembra intenzionato a gettare la spugna.
Gabriella Tesoro