Mauro Vecchio

Privacy, un quiz per la Grande G

Le autorità francesi scrivono a Google dopo le polemiche sulle nuove policy semplificate. Quasi 70 domande a cui BigG dovrà rispondere entro il prossimo 5 aprile. Nel frattempo, parte l'inchiesta sul caso Safari

Roma - Parigi, a marzo. I responsabili della transalpina Commission Nationale de l'Informatique et des Libertés (CNIL) scrivono all'attuale CEO di Google Larry Page. Un vero e proprio questionario inviato al quartier generale di Mountain View, dopo l'inchiesta avviata per conto del gruppo europeo Article 29 Working Party. Nel mirino, le nuove policy a servizi unificati annunciate - e poi implementate - in materia di privacy.

Le varie authority del Vecchio Continente collaborano con i vertici di CNIL, evidentemente preoccupate dalla stoica fermezza con cui BigG ha difeso le proprie policy semplificate. Ma il colosso californiano avrà ora fino al prossimo 5 aprile per rispondere a quasi 70 domande preparate dai vari garanti sulla gestione dei dati personali appartenenti ai netizen comunitari.

Quante lamentele ha ricevuto BigG dopo il lancio delle nuove regole in materia di privacy? Quanti visitatori unici hanno effettivamente consultato il testo delle policy semplificate? Sono semplici interrogativi di partenza, dato che la stessa Google ha più volte parlato di "una delle più grandi campagne informative della storia dell'azienda".
E ancora, come avverrà la gestione dei cosiddetti PREF cookie? E la raccolta delle informazioni a partire dalla navigazione o dall'accesso ai vari servizi targati Mountain View? In che modo verranno "migliorate le esperienze di navigazione", come già proclamato dalla stessa azienda in G? Le domande di CNIL sono ficcanti, dalla data retention al consenso degli utenti.

I guai di Google non sono però finiti qui. Le autorità d'Europa e Stati Uniti hanno avviato un'inchiesta parallela - ripresa nelle domande di CNIL - sul presunto aggiramento delle impostazioni della privacy selezionate dagli utenti sul browser di Apple Safari. In altre parole, BigG avrebbe sfruttato un codice specifico per tracciare i vari dispositivi aggirando le eventuali protezioni sul browser della Mela.

Le rivelazioni del Wall Street Journal avevano scatenato altre polemiche sulla già delicata situazione di BigG. Un portavoce dell'azienda statunitense ha offerto la "massima collaborazione" con le autorità nazionali ed estere. Quelle transalpine attenderanno fino all'alba delle prossime festività pasquali.

Mauro Vecchio
Notizie collegate