Mauro Vecchio

ReCaptcha, ora con un pizzico di Street View

Immagini da far interpretare agli utenti per evitare lo spam e differenziarli dai bot. Sono numeri civici e indirizzi fisici presi dal servizio di mappatura. A prova di riconoscimento ottico

Roma - Era il 2009 quando i vertici di Google annunciavano l'acquisizione della tecnologia nota come ReCaptcha, basata sui simboli alfa-numerici adottati alla Carnegie Mellon University per distinguere un essere umano da un bot. Il suo funzionamento è ormai diffuso per proteggere transazioni e accessi web dai subdoli tentativi delle macchine asservite a spam e affini.

Il gigante di Mountain View ha ora svelato una curiosa fusione tra la tecnologia ReCaptcha e alcuni dati visivi presenti nel vasto ecosistema di mappatura online Street View. In sostanza, agli utenti di BigG verrà presentata non solo la classica frase tremolante, ma anche un numero civico realmente esistente.

Spiegando meglio, Google ha inserito nell'archivio di ReCaptcha delle immagini relative a numeri civici, indirizzi fisici, segnali stradali. Informazioni catturate dal vivo dalle googlecar in giro per il mondo. Gli utenti dovranno leggere il numero di un palazzo e riportarlo come sempre accade in ReCaptcha.
E se un bot riuscisse a decifrare le immagini? Non secondo i ricercatori di BigG, che hanno sottolineato come i numeri e gli indirizzi siano immuni dalla lettura a riconoscimento ottico. Ma perché un esperimento del genere? Per combattere lo spam, ovviamente. Ma anche per migliorare la gestione dei dati all'interno di Street View. Con gli utenti del web che faranno da validatori umani per le informazioni catturate dalle mappe di Mountain View.

Mauro Vecchio
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