massimo mantellini

Contrappunti/ Ribaltare il copyright

di M. Mantellini - Altro che Governo e Agcom. Sulla riforma del diritto d'autore, se necessaria, si deve esprimere il Parlamento. Preferibilmente, con la massima trasparenza. O forse è chiedere troppo?

Roma - Per addentrarsi nell'immenso guazzabuglio Agcom, tornato di attualità in questi giorni e di cui Punto Informatico vi sta dando opportuna sintesi, è necessaria una semplice premessa. Questa.

Quanto attiene alla circolazione dei contenuti in Rete (e quindi, di seguito, alle questioni che riguardano la gestione economica di quella parte dei contenuti sottoposti ad un regime di diritti) è materia certamente culturale prima che economica. Le decisioni in questi campi attengono ad alcuni interessi fondamentali di tutti i cittadini prima che a quelli economici dei detentori dei diritti, con la stessa scala di priorità che una legge che in troppi fingono di dimenticare già prevede. E cioè, prima vengono i diritti della collettività poi quelli dei singoli.

Non si tratta di un distinguo di poco conto. Se la faccenda del controllo sui contenuti che vengono messi online è - come dovrebbe essere - questione prima di diritti collettivi di milioni di italiani e poi economica di alcuni, nessuna autorità amministrativa, nessuna Agcom in scadenza, nessun altro soggetto potrà intestarsi il diritto di decidere su una simile materia senza che questa sia prima passata al vaglio del Parlamento. Non sfugga al riguardo il trucchetto adottato dal precedente Governo dove un piccolo comma legislativo, introdotto da Paolo Romani in una legge dello Stato, invitava Agcom ad assumersi responsabilità che nessuno in passato aveva mai previsto. Il gatto e la volpe.
Quindi il primo passo dovrebbe essere, con molta chiarezza, il seguente: decida il Parlamento (non il Governo Monti, né il sottosegretario Catricalà, né il ministro Passera o chi per lui) se la attuale normativa sul diritto d'autore vigente in questo Paese debba essere corretta e come. Al riguardo, del resto, ci sarebbe molto da dire e moltissimo da fare. A grandi poteri si associno insomma grandi responsabilità: sia cura dei rappresentanti dei cittadini (non della Polizia Postale, né di Confindustria, né delle varie federazioni degli aventi diritto o di un singolo PM) decidere se e come la presenza in Rete di contenuti coperti dal copyright debba essere maneggiata, consentita e all'occorrenza vietata o celata agli occhi dei più.

Questa premessa barbosamente ideologica è la chiave per comprendere il tutto. Ci aiuta intanto a capire come mai la pressante tendenza di Agcom a varare un regolamento attuativo in fretta e furia alcuni mesi fa, poi momentaneamente naufragata a causa del chiasso e delle proteste di Rete, torni fuori oggi, a un mese dalla scadenza naturale dei suoi commissari e del suo presidente, quasi che fosse (ma noi non vogliano pensarlo) un impegno inderogabile preso con non-si-sa-bene-chi ma certamente non con i cittadini che l'Autorità dovrebbe rappresentare.

Inutile dire che il ribaltamento di scenario da molti atteso dopo la caduta del Governo Berlusconi fino ad oggi sembra non essere avvenuto. Corrado Calabrò chiosava con il ministro Romani esattamente come oggi sembra fare con il sottosegretario Catricalà e lo spettacolo è ugualmente sconfortante. Catricalà, dal canto suo, nel tentativo di smentire almeno in parte una demenziale bozza di Hadopi all'Italiana circolata nei giorni scorsi e pubblicata su La Stampa, ha fatto più danni che altro, confermando l'esistenza di un progetto del governo Monti al riguardo e comprendendo quindi le esigenze dell'industria dei contenuti, ansiosa di spezzare le gambe alla pirateria online, fra le molte emergenze che il Governo tecnico intende affrontare nei prossimi mesi.

Salvare la Rai dal controllo asfissiante della politica è strategico per Mario Monti, liberare le Autorità pubbliche dal morso dell'industria non lo dovrebbe essere altrettanto? Esiste davvero una urgenza al riguardo della pirateria online, specie quando, timidamente, si inizia a discutere dei criteri e delle modalità con cui i prossimi membri dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni verranno scelti? La risposta è evidentemente no, un'urgenza simile non esiste, a meno che non si voglia accreditare l'idea che gli interessi dei detentori dei diritti, ansiosi (da almeno un decennio) di oscurare siti, comminare ammende e, magari, sbattere fuori da Internet i recidivi, siano più importanti di quelli dei cittadini di condividere informazioni e contenuti in Rete dentro uno stato di diritto che li protegga da paranoie censorie, atti di imperio, invasioni della privacy e desideri di rivalsa.

Tutti a parole auspicano nuove regole per i diritti d'autore adattate ai tempi correnti (la precedente legge dello Stato al riguardo è stata approvata quando non solo Internet ma nemmeno la televisione esisteva), in troppi, con modalità più o meno sotterranee, tramano da tempo perché, dentro piccoli commi e innocui articoletti di legge messi ad arte in provvedimenti di tutt'altra natura, si inverta il naturale equilibrio fra diritti dei cittadini e diritti dell'industria dei contenuti. In tutto questo la vecchia legge del 1941 risulta effettivamente molto utile.

Tre punti finali per invertire questa tendenza.
1 - Aspettiamo che l'attuale consiglio di Agcom, la cui autorevolezza è ormai ampiamente compromessa, scada senza creare ulteriori danni. È del resto questione di un mese o poco più.

2 - Rinnoviamo criteri di nomina e controllo sull'attività dell'Autorità, e subito dopo, una volta che fosse possibile avere una Autorità liberata dai vari Martusciello, si consideri l'opportunità di renderla maggiormente autonoma e forte.

3 - Discuta il Parlamento, con la calma che va dedicata alle questioni importanti, un disegno di legge (alcuni sono già stati presentati) che si occupi di una nuova normativa sul diritto d'autore. Se dentro tale discussione pubblica verrà fuori, a maggioranza, che i diritti economici sui contenuti in Rete sono diventati improvvisamente più importanti di quelli dei cittadini di informarsi e condividere informazioni, ne prenderemo atto e almeno, come modestissima consolazione, sapremo per chi votare alle prossime elezioni.
Massimo Mantellini
Manteblog

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331 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Ribaltare il copyright
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  • uno che scrive questa roba non si rende conto di essere in errore? il download illegale NON CENTRA NIENTE CON L'INFORMAZIONE

    che senso ha questo articolo, quando fonde le due cose... ma quello che fa piu' suqallore è la panda rossa che si mette a contare le videoteche o i cinema che chiudono, godendo,   che tanto lui scarica, bhe qua si merita di chiudere solo TORRENT , come MEGAVIDEO etcetera etcetera   

    io passo dalla vostra parte quando mi spiegherete dove sta la censura chiudendo un wwww.torrentita.it    con il 100% dei file illegali

    e si continua all'infinito a fondere l'informazione con il download illegale....   

    per esempio faccio notare che nessuno dei 10 utenti liberi di internet qua sopra si è accorto che chiudono gli ip ai siti poker illegali.... bhe li non si grida alla censura, se si punta a torrent o megavideo si.....     li è informazione ,   ma     bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    non+autenticato
  • - Scritto da: braccobaldo
    > uno che scrive questa roba non si rende conto di
    > essere in errore? il download illegale NON
    > CENTRA NIENTE CON
    > L'INFORMAZIONE

    Caro Braccobaldo, da quando in qua il download è illegale?
    Se ho acquistato un cd e lo presto ad un mio amico, puoi chiamarlo
    "prestito illegale"? Se no, cosa lo differenzia allora dal passargli
    il rip del cd che ho acquistato?

    > che senso ha questo articolo, quando fonde le due
    > cose... ma quello che fa piu' suqallore è la
    > panda rossa che si mette a contare le videoteche
    > o i cinema che chiudono, godendo,   che tanto lui
    > scarica, bhe qua si merita di chiudere solo
    > TORRENT , come MEGAVIDEO etcetera etcetera

    Beh... guarda, io GODO quando uno strozzino viene preso e messo in galera.
    GODO quando un criminale paga effettivamente il proprio crimine.
    Una videoteca che "noleggia" all'incredibile offerta di 2€ al giorno un dvd ( pezzetto di plastica ), per me non si discosta di tantissimo dai tizi su menzionati. Se queste attività chiudono e' un bene per l'Italia intera e non un male.

    > io passo dalla vostra parte quando mi spiegherete
    > dove sta la censura chiudendo un
    > wwww.torrentita.it    con il 100% dei file
    > illegali

    quando capirai che il file in se non vale il costo richiesto dalle major, potrai capire cosa significa censura.

    > e si continua all'infinito a fondere
    > l'informazione con il download illegale....

    Forse perche' l'articolo pone la questione che "se oggi una associazione ritiene illegale il link e ha il potere di chiudere un sito, e domani ritiene illegale un sito di pesca", si darà a tale associazione il diritto di veto sulla pubblicazione o meno di un sito.

    > per esempio faccio notare che nessuno dei 10
    > utenti liberi di internet qua sopra si è accorto
    > che chiudono gli ip ai siti poker illegali....

    ci siamo scandalizzati abbastanza durante gli anni scorsi.
    Forse eri intento a noleggiare qualche video e non ti sei reso conto
    che lo Stato ha di fatto tolto il diritto di libertà di espressione sul web ( per il momento con il gambling ) a chi non paga un dazio.

    > bhe li non si grida alla censura, se si punta a
    > torrent o megavideo si.....     li è
    > informazione ,   ma    
    > bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    infatti...basta sparare panzane.
    non+autenticato
  • Se tu avessi avuto un briciolo di cervello, avresti chiuso la videoteca 13 anni fa (precisamente nel giugno del 1999, ossia il giorno che è nato Napster).
  • Io rappresento 600 videoteche tutte operative e iscritte all'ANVI e nessuna di queste videoteche aveva già firmato la petizione, giurin giurella!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto Giansecond i
    > Io rappresento 600 videoteche tutte operative e
    > iscritte all'ANVI e nessuna di queste videoteche
    > aveva già firmato la petizione, giurin
    > giurella!

    ECCO UN ALTRO CHE CREDE DI INTIMORIRCI... Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto Giansecond i
    > Io rappresento 600 videoteche tutte operative e
    > iscritte all'ANVI e nessuna di queste videoteche
    > aveva già firmato la petizione, giurin
    > giurella!

    Rappresentavi.

    Intanto che scrivevi 'sta fetecchia di post 2 hanno chiuso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto Giansecond i
    > Io rappresento 600 videoteche tutte operative e
    > iscritte all'ANVI

    Grandissimo!

    Ti prego, devi tornare qui tutte le settimane ad aggiornarci su quel numeretto.

    Man mano che decrementa noi esultiamo!
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Roberto Giansecond i
    > > Io rappresento 600 videoteche tutte
    > operative
    > e
    > > iscritte all'ANVI
    > Grandissimo!
    > Ti prego, devi tornare qui tutte le settimane ad
    > aggiornarci su quel numeretto.

    > Man mano che decrementa noi esultiamo!

    Figurati...
    Dakl 2003 non hanno piu' neanche il coraggio di pubblicare i dati del settore Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Roberto Giansecond i
    > > > Io rappresento 600 videoteche tutte
    > > operative
    > > e
    > > > iscritte all'ANVI
    > > Grandissimo!
    > > Ti prego, devi tornare qui tutte le
    > settimane
    > ad
    > > aggiornarci su quel numeretto.
    >
    > > Man mano che decrementa noi esultiamo!
    >
    > Figurati...
    > Dakl 2003 non hanno piu' neanche il coraggio di
    > pubblicare i dati del settore
    > Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    Li voglio vedere venire qui a piangere, e ricordare di quando almeno qualcuno entrava nelle loro polverose botteghe anche se non noleggiava niente.

    Adesso non ci entra piu' nessuno.
    Neanche un drogato armato di siringa per farsi i soldi per la dose.
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > - Scritto da: panda rossa
    >
    > > Li voglio vedere venire qui a piangere, e
    > > ricordare di quando almeno qualcuno entrava
    > nelle
    > > loro polverose botteghe anche se non
    > noleggiava
    > > niente.
    >
    > La gente andava in videoteca solo ed
    > esclusivamente per avere il film del momento da
    > copiare.
    > Prova ne sia che le videoteche stesse han sempre
    > venduto supporti di memorizzazione vergini per
    > facilitare tale
    > compito.

    A prezzi tali da rendere trascurabile l'equo compenso!
    Senza contare quelli che vendevano pure il servizio di copia per coloro che non avevano il computer col masterizzatore.

    > Con l'isteria delle leggi attuali avrebbero
    > chiuso tutte le videoteche per complicità in atti
    > di pirateria, obbligandole a vigilare su ogni
    > noleggio per evitare la duplicazione abusiva
    > oppure a chiudere (che è lo stesso vista che la
    > pretesa è impossibile da
    > soddisfare).

    Ladri!
  • Lascia stare le videoteche, panda rossa, e ragiona un attimo. Secondo te ci sono solo le videoteche nel settore film e musica? Le videoteche sono una percentuale insignificante rispetto alle migliaia di persone che perdono il lavoro per la pirateria.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Carlo
    > Lascia stare le videoteche, panda rossa, e
    > ragiona un attimo. Secondo te ci sono solo le
    > videoteche nel settore film e musica? Le
    > videoteche sono una percentuale insignificante
    > rispetto alle migliaia di persone che perdono il
    > lavoro per la pirateria.

    Vediamo...
    Chi fa i film non lo perde, si vede dagli incassi al botteghino...
    Chi lavora in ambito tecnico, tipo macchine per la masterizzazione dei cd si sposta in ambito tecnico vista la continua espansione di internet....

    A me vengono in mente solo i videotechini, spiace.
    Suggerimenti ?
    krane
    22544
  • Sei fuori strada e fra poco tempo o si prendono provedimenti o la produzione dei film verà sospesa. Vi metterete voi scariconi a fare i film. Vedrete poi che bello vedervi soffiare sotto gli occhi il vostro lavoro.
    non+autenticato
  • Cinque anni fa, quando fondai lo Svedese nonché primo Partito Pirata, individuammo tre colonne su cui basare la nostra politica: condivisione della cultura, libero sapere, e privacy come valore fondamentale. Questi erano temi che venivano considerati come ideali presso i circoli rispettabili dell'attivismo. Ebbi la sensazione che fossero in qualche modo collegati, ma ci sarebbe voluto un altro paio di mesi per me per unire i punti fra il diritto fondamentale all'inviolabilità della privacy ed il diritto alla condivisione della cultura,.

    Il collegamento era così ovvio una volta realizzato, da essere ancora uno dei nostri punti migliori:

    Il livello odierno di copyright non può coesistere con il diritto di comunicare in privato.

    Se ti sto inviando un'email, questa e-mail può contenere un brano musicale. Se siamo in una video-chat, potrei trasmettere un filmato coperto da copyright affinché entrambi lo guardiamo. L'unico modo per rilevare questo, al fine di imporre l'attuale livello del diritto d'autore, è quello di eliminare il diritto all'inviolabilità della corrispondenza privata.
    E cioè, intercettare tutti gli uno e zero che vanno da e verso tutti i computer.

    Non c'è alcun modo di preservare il diritto alla riservatezza della corrispondenza per un certo tipo di contenuto, ma non per gli altri tipi: devi rompere il sigillo e analizzare i contenuti per categorizzarli in "consentito" e "non consentito". A quel punto il sigillo è rotto. O c'è un sigillo su tutto o su nulla.

    Quindi siamo ad un bivio. Noi, come società, possiamo dire che il copyright è la cosa più importante che abbiamo, e rinunciare al diritto di parlare in privato. O questo, o diciamo che il diritto alla corrispondenza privata ha maggior valore, nel qual caso tale corrispondenza può essere utilizzata per trasmettere opere protette da copyright. Non c'è una via di mezzo.

    Una volta accettato che il copyright debba essere ridimensionato, davanti a questo scenario si manifesta un'intera gamma di vantaggi. Due miliardi di esseri umani avrebbero 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, accesso a tutta la conoscenza collettiva ed alla cultura dell'umanità. Questo è un ben più grande salto in avanti per la civiltà, rispetto a quando nel 1850 sorsero le biblioteche pubbliche.
    Nessun costo pubblico o nuova tassa sarebbero necessari. Tutta l'infrastruttura è già al suo posto. La tecnologia è stata sviluppata, e gli strumenti sono disponibili: tutto quello che dobbiamo fare è revocare il divieto di utilizzarli .

    Ciò che mi ha sorpreso di recente è stato il livello di comprensione di questo fatto all'interno dell'industria del copyright, e come ostinatamente cercano di sradicare il diritto alla corrispondenza privata al fine di salvaguardare gli attuali contestati livelli di applicazione del copyright.

    Un cablogramma trapelato da wikileaks poco prima di Natale delineava una lista di cose da fare assegnata al governo Svedese con le richieste dell'industria del copyright statunitense, IIPA. L'ambasciata degli Stati Uniti era estremamente soddisfatta su come il Dipartimento di Giustizia Svedese avesse "totalmente accolto" e avesse compiuto notevoli progressi riguardo le richieste fatte contro i propri cittadini, ma a favore dell'industria del copyright statunitense.

    In tali richieste era contenuta praticamente ogni legge da grande fratello emanata negli ultimi anni. Data retention, IPRED, three strikes, accesso della polizia agli IP anche per reati minori, abolizione della semplice immunità del fornitore di servizi di comunicazione, tutto era li dentro.

    E' diventato abbastanza chiaro che l'industria del copyright stia attivamente spingendo verso una società "Grande Fratello", in quanto capisce che questa strada è l'unico modo per salvare sè stessa.

    Io penso che sia giunto il momento di buttare questa industria fuori dal processo legislativo.

    - Rick Falkvinge -
    http://torrentfreak.com/do-you-prefer-copyright-or.../
    Sotto licenza CC:
    http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/

    Liberamente tradotto da me.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 03 aprile 2012 03.32
    -----------------------------------------------------------
    Ubunto
    1350
  • - Scritto da: Ubunto
    > Una volta accettato che il copyright debba essere
    > ridimensionato, davanti a questo scenario si
    > manifesta un'intera gamma di vantaggi. Due
    > miliardi di esseri umani avrebbero 24 ore al
    > giorno, 7 giorni su 7, accesso a tutta la
    > conoscenza collettiva ed alla cultura
    > dell'umanità. Questo è un ben più grande salto in
    > avanti per la civiltà, rispetto a quando nel 1850
    > sorsero le biblioteche
    > pubbliche.

    Se uno vuole contribuire alla condivisione della conoscenza alla contribuisca all'espansione di wikipedia o di progetti simili. Anziché aspettare che qualcuno produca qualcosa per poi danneggiarlo sulle entrate attraverso la condivisione selvaggia. Tanto di cultura gratuita e legale in rete ce n'è un'enormità, dalla già citata wikipedia ai tanti siti specializzati, per non parlare dei canali youtube con migliaia di lezioni universitarie degli istituti più prestigiosi. Invece con la retorica si cercano scuse per condividere prodotti commerciali e danneggiare così l'industria che li produce, ma anche gli artisti indipendenti, per non parlare di tutto l'indotto che c'è dietro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore

    > Anziché aspettare
    > che qualcuno produca qualcosa per poi
    > danneggiarlo sulle entrate attraverso la
    > condivisione selvaggia.

    Il problema tuo e dei tuoi sodali è che non siete in grado di provare il danneggiamento.

    > Invece con la retorica si cercano
    > scuse per condividere prodotti commerciali

    Quale danneggiamento?
  • Per me l'industria che ha mercificato la cultura può anche sparire con tutto l'indotto.
    L'industria non è necessaria alla produzione della cultura, e non è più necessaria alla sua distribuzione, anzi è diventata un'infrastruttura parassitaria interposta tra gli autori e i fruitori. Prima sparisce, meglio è per l'umanità.
    Funz
    13017
  • - Scritto da: Funz
    > Per me l'industria che ha mercificato la cultura
    > può anche sparire con tutto l'indotto.
    >
    > L'industria non è necessaria alla produzione
    > della cultura, e non è più necessaria alla sua
    > distribuzione, anzi è diventata un'infrastruttura
    > parassitaria interposta tra gli autori e i
    > fruitori. Prima sparisce, meglio è per
    > l'umanità.

    Apriti una videoteca e mercificati la tua pseudo cultura allora. Quello è intrattenimento. barboni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > - Scritto da: Funz
    > > Per me l'industria che ha mercificato la
    > cultura
    > > può anche sparire con tutto l'indotto.
    > >
    > > L'industria non è necessaria alla produzione
    > > della cultura, e non è più necessaria alla
    > sua
    > > distribuzione, anzi è diventata
    > un'infrastruttura
    > > parassitaria interposta tra gli autori e i
    > > fruitori. Prima sparisce, meglio è per
    > > l'umanità.
    >
    > Apriti una videoteca e mercificati la tua pseudo
    > cultura allora. Quello è intrattenimento.
    > barboni.
    E perchè non la apri tu ?
    paura di non riuscire a intrattenerci?
    Occhiolino
    non+autenticato
  • > > L'industria non è necessaria alla produzione
    > > della cultura, e non è più necessaria alla
    > sua
    > > distribuzione, anzi è diventata
    > un'infrastruttura
    > > parassitaria interposta tra gli autori e i
    > > fruitori. Prima sparisce, meglio è per
    > > l'umanità.
    >
    > Apriti una videoteca e mercificati la tua pseudo
    > cultura allora. Quello è intrattenimento.
    > barboni.

    preferisco campare facendo un lavoro VERO, grazieCon la lingua fuori
    Funz
    13017
  • - Scritto da: Funz
    > Per me l'industria che ha mercificato la cultura
    > può anche sparire con tutto l'indotto.

    Certo in un periodo di crisi poi è l'ideale! Geniale! Eliminiamo l'indotto.

    >
    > L'industria non è necessaria alla produzione
    > della cultura, e non è più necessaria alla sua
    > distribuzione, anzi è diventata un'infrastruttura
    > parassitaria interposta tra gli autori e i
    > fruitori. Prima sparisce, meglio è per
    > l'umanità.

    Se un autore vuole usare la rete per conto suo può farlo, se è sotto contratto aspetta che gli scada. Di parassitario non c'è niente, parassita è chi scarica roba pirata per averla gratis. Piantatela di dire stupidaggini.
    Poi come diceva Eco c'è cultura alta e cultura bassa. Se a te non piace ti basta non comprarla, nessuno ti punta la pistola alla testa per farlo.

    In parole povere: tirate sempre fuori la stessa retorica per difendere l'indifendibile pirateria.
    non+autenticato
  • perchè indifendibile? E'una gran cosa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore
    > - Scritto da: Funz
    > > Per me l'industria che ha mercificato
    > > la cultura può anche sparire con tutto
    > > l'indotto.

    > Certo in un periodo di crisi poi è l'ideale!
    > Geniale! Eliminiamo l'indotto.

    E' proprio quello che si fa quando quell'indotto e' diventato una spesa parassita invece di un guadagno.
    krane
    22544
  • Le grandi major e i loro servi, i videotechini in rigor mortis, sarebbero felici se questa cosiddetta "autorità" AGCOM potesse deliberare sulla normativa riguardante il copyright.
    Non si dovrà permettere tale scempio.
    A decidere la riforma del copyright dovrà essere un nuovo parlamento di eletti, e non una combriccola di nani e ballerine nominati dai partiti.
    Sappiano i soliti servi dei potenti che coloro che amano la libertà in rete vigilano, e sono pronti ad intervenire con ogni mezzo per preservare quest'ultimo baluardo di democrazia!
    non+autenticato
  • un ACTA all'amatriciana.



    Non stupisce che facciano le cose di nascosto, illegalmente.
    Ubunto
    1350
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