Roma - Nella
guerra 2.0 perseguita dal Pentagono ci sarebbero anche i droni volanti (UAV) a propulsione nucleare, una prospettiva la cui concretizzazione sarebbe al momento improbabile ma che potrebbe tornare in auge in un futuro non troppo lontano.
I piani dei droni a propulsione nucleare ci sono,
dicono le fonti, e sono stati completati dai
Sandia National Laboratories in collaborazione con il contractor della difesa statunitense
Northrop Grumman. L'uso di combustibile nucleare permetterebbe agli UAV di sorvolare più a lungo (mesi invece di giorni) il territorio nemico, alimentando strumentazioni e sensori molto più sofisticati di quelle impiegati sui droni attuali - armi incluse.
I Sandia National Laboratories confermano di aver messo a punto i piani per la realizzazione dei droni nucleari, un argomento che viene definito "altamente teorico e parecchio concettuale" in una dichiarazione ufficiale sulla questione. "Il lavoro ha solo portato a uno studio di fattibilità preliminare e nessun hardware è mai stato costruito o testato - continua l'istituto di ricerca - Il progetto è concluso".
Nulla è stato costruito, pare, soprattutto per i rischi connessi alla perdita di materiale nucleare in territorio ostile - condizione ideale per favorire la realizzazione di "bombe sporche" o veri e propri ordigni in ambienti terroristici. Nondimeno, i piani ci sono e in futuro la "soglia" di pericolo per il loro impiego potrebbe abbassarsi notevolmente.
Alfonso Maruccia