massimo mantellini

Contrappunti/ La giornata tecnologica

di M. Mantellini - Google lancia Project Glass, e d'improvviso la nostra esistenza deve fare i conti con l'indiscreta presenza di Internet nel quotidiano. Il futuro è già qui, e non è detto che siamo del tutto pronti ad accoglierlo

Contrappunti/ La giornata tecnologicaRoma - La nostra vita digitale. Mentre ci chiediamo come sarà domani non sembriamo preoccuparci troppo di come sia invece già oggi. Questa settimana Google ha svelato il suo Project Glass in un video di un paio di minuti che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Protagonisti un paio di occhiali che Sergey Brin ha pensato bene di indossare presenziando ad un evento pubblico, qualche sera dopo.

La domanda che ci siamo posti, guardando le immagini di quel video, è stata probabilmente per tutti la stessa: ma vivremo davvero così domani? Saranno questi i nostri gesti quotidiani? Interrogheremo davvero un server di Rete per conoscere il percorso esatto da compiere dentro una libreria di poche decine di metri quadri alla ricerca della sezione "musica"? La nostra vita di esseri collegati mostra già oggi alcune delle considerevoli insensatezze contenute nel video di Google. Chiediamo al nostro smartphone la temperatura esterna invece che aprire la finestra per accertarcene di persona, scriviamo una email a qualcuno seduto due metri più in là, lasciamo che la tecnologia ci racconti cose che i nostri occhi potrebbero vedere e le nostre mani toccare.

La foto di Sergey Brin con quegli strani occhiali indossati (prototipi esteticamente disdicevoli forse a causa della loro asimmetria) dice almeno due cose assieme: la prima, assertiva e destabilizzante, è che il futuro è già qui. Noi eravamo convinti di avere ancora un po' di tempo per abituarci all'idea ed invece lui sta suonando alla nostra porta proprio ora. Mentre vediamo il giovane protagonista del video imparare a suonare l'ukulele, in una sorta di plot tecno-sentimentale affine ai linguaggi della pubblicità e del cinema, qualcuno quell'ukulele lo sta davvero strimpellando e qualche dolce ragazza si gode, proprio ora, la scena sullo schermo del computer. Una specie di richiamo alla realtà quello di Brin, che un poco eccita e molto intimorisce.
Il secondo messaggio in bottiglia allegato a quella foto ed al Project Glass è quello, certamente non intenzionale da parte di Google, di un senso di leggero soffocamento. Una sorta di information overload amplificato circonda quell'oggetto e le sue funzioni, un diluvio non più riservato alle notizie in arrivo sui nostri feed dalla rete Internet, ma che questa volta riguarda, oltre che le parola, anche i sensi, il pensiero, le priorità della nostra vita di relazione.

Nathan Jurgenson qualche tempo fa osservava acutamente che il nostro universo sensoriale è sempre più spesso plasmato dalla sua riproducibilità digitale: percorriamo una strada di campagna in auto ed osserviamo il panorama in relazione ai possibili racconti digitali che sarà possibile estrarne. Ci siamo silenziosamente ammalati di reti sociali, così facendo abbiamo iniziato ad applicare alle nostre vite una grammatica che è semplicemente differente da quella precedente. La versione contemporanea del turista giapponese con la Instamatic che fotografa tutto e non guarda niente (se non tempo dopo, nel chiuso di casa sua, con la mediazione di un diaframma tecnologico), è decuplicata dal tempo reale del tutto-e-subito delle reti mobili. Dentro questa ossessione moderna (cosa penseranno i miei amici di questa fenomenale foto che ho appena condiviso?) le protesi visuali di Google sono - da un certo punto di vista - la quintessenza del raggomitolamento cognitivo. O ne rappresentano la possibile prossima chance espressiva.

Poi, certo, vale il solito discorso sulla misura tecnologica, ma se fino a ieri era possibile alzarsi dal PC ed uscire a fare una passeggiata, ora sarà tutto molto più complicato. È come se la tecnologia si alzasse con te e ti seguisse a passeggiare. E non più solo a portata di mano dentro la tasca della giacca ma davanti ai tuoi occhi in ogni momento.

Le tecnologie come strumenti di liberazione e di simultanea costrizione, quindi. Anche fuori dalla dialettica solita del potere e del controllo delle masse questa dicotomia resiste e interessa anche il nostro futuro sociale di esseri collegati. Entrambi i tratti sono sempre in qualche maniera identificabili ma se il tono rivoluzionario ed entusiastico che ognuno di noi riserva istintivamente al Project Glass (e in generale a molti degli esperimenti di realtà aumentata in circolazione e a tutto quello che ci sembra magico e formidabile fra le novità tecnologiche) è chiaramente identificabile, la faccia scura della medaglia rimane invece spesso sottotraccia, fra il non detto dei più e il clamore interessato dei demolitori di cattedrali.

Sul numero di Internazionale in edicola, di questa idea di costrizione tecnologica ne potete trovare una delle rappresentazioni migliori fra quelle che mi è capitato di vedere negli ultimi tempi. Leggetela, se vi va: si tratta della traduzione di un celebre articolo pubblicato su Popular Mechanics che contiene le trascrizioni delle conversazioni registrate in cabina di pilotaggio durante gli ultimi minuti del tragico volo Air France 447 partito da Rio de Janeiro e precipitato nell'Atlantico il 1 giugno 2009, causando la morte di tutti i 228 passeggeri.

Ci sono tre uomini, tre piloti di linea, di età ed esperienze molto diverse, circondati da computer molto evoluti. I computer sono agitati, mandano segnali istantanei, indicano cifre, squadernano rotte e altitudini. Perfino parlano, quando la gravità della situazione lo impone. Un diluvio di informazioni raggiunge questi tre esseri umani, alle due del mattino dentro una tempesta tropicale. Vale la pena di leggerlo il diario di bordo di quella tragedia: pochi secondi prima dello schianto nessuno dei tre piloti, dentro questa quantità di dati e ingiunzioni, sa più nulla. Nemmeno se l'aereo che dovrebbero governare in quel momento stia salendo o scendendo. Uno tira la cloche a sé, l'altro la allontana. Nell'era dei computer superaddestrati va in scena il predominio tragico della nostra flebile umanità. Davvero, signora mia, chi lo avrebbe mai detto.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo
18 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La giornata tecnologica
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  • Guardare una partita e sentire un cretino che urla spiegandomi quello che sto vedendo e mettendoci in unitile enfasi per tutto anche quando la palla esce fuori.
    non+autenticato
  • prova così

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  • Sono d'accordo con il sovraccarico informativo, le insensatezze e che non bisogna adagiarsi sulla tecnologia. C'è anche la questione che queste aziende si stanno facendo un po' troppo i fatti nostri.
    Ma questa tecnologia a me piace molto. Di male in sé non ha nulla. Dipende sempre da cosa se ne vuol fare e come la si usa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Tech
    > Ma questa tecnologia a me piace molto. Di male in
    > sé non ha nulla. Dipende sempre da cosa se ne
    > vuol fare e come la si
    > usa.

    C'è un problema che in questo caso non ti permette di applicare la "difesa Betamax" e affermare che la tecnologia è neutra: tu non hai nessun controllo su come i fornitori di servizi usano queste tecnologie per trasformarti in una merce di scambio.
    non+autenticato
  • Solita retorica anti progresso di cui se ne trova in abbondanza qui in italietta..mantellini stia tranquillo nel nostrofrattempo rurale paese di cose del genere non se ne vedranno MAI ..o almeno non prima di una ventina d'anni

    Nel frattempo il manteweb si é sicuramente guadagnato una rubrica nel tg1 col beneplacito di cei, moige e vaticano
    non+autenticato
  • dare del neoluddista a mantellini è demenziale...A bocca aperta
  • - Scritto da: Gennarino B
    > Solita retorica anti progresso di cui se ne trova
    > in abbondanza qui in italietta..mantellini stia
    > tranquillo nel nostrofrattempo rurale paese di
    > cose del genere non se ne vedranno MAI ..o almeno
    > non prima di una ventina
    > d'anni
    >
    > Nel frattempo il manteweb si é sicuramente
    > guadagnato una rubrica nel tg1 col beneplacito di
    > cei, moige e
    > vaticano

    Caro Gennarino B,
    segnati questo tuo post. Fra 10 anni (non 20) sono sicuro che ti pentirai amaramente del tuo sarcasmo e capirai come la tecnologia stia penalizzando l'umanità. Parola di ingegnere informatico, con dottorato in fisica.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome NonImporta nte
    > - Scritto da: Gennarino B
    > > Solita retorica anti progresso di cui se ne
    > trova
    > > in abbondanza qui in italietta..mantellini
    > stia
    > > tranquillo nel nostrofrattempo rurale paese
    > di
    > > cose del genere non se ne vedranno MAI ..o
    > almeno
    > > non prima di una ventina
    > > d'anni
    > >
    > > Nel frattempo il manteweb si é sicuramente
    > > guadagnato una rubrica nel tg1 col
    > beneplacito
    > di
    > > cei, moige e
    > > vaticano
    >
    > Caro Gennarino B,
    > segnati questo tuo post. Fra 10 anni (non 20)
    > sono sicuro che ti pentirai amaramente del tuo
    > sarcasmo e capirai come la tecnologia stia
    > penalizzando l'umanità. Parola di ingegnere
    > informatico, con dottorato in
    > fisica.

    Anche se fosse come dici, e non lo è, la colpa sarebbe cmq dell'umanità e non del progresso in quanto tale.
  • - Scritto da: Gennarino B
    > Solita retorica anti progresso di cui se ne trova
    > in abbondanza qui in italietta..mantellini stia
    > tranquillo nel nostrofrattempo rurale paese di
    > cose del genere non se ne vedranno MAI ..o almeno
    > non prima di una ventina
    > d'anni
    >
    > Nel frattempo il manteweb si é sicuramente
    > guadagnato una rubrica nel tg1 col beneplacito di
    > cei, moige e
    > vaticano

    Deve essere un mestiere duro quello del pizzaiolo visto che sei sempre incazzato nero.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore
    > - Scritto da: Gennarino B
    > > Solita retorica anti progresso di cui se ne
    > trova
    > > in abbondanza qui in italietta..mantellini
    > stia
    > > tranquillo nel nostrofrattempo rurale paese
    > di
    > > cose del genere non se ne vedranno MAI ..o
    > almeno
    > > non prima di una ventina
    > > d'anni
    > >
    > > Nel frattempo il manteweb si é sicuramente
    > > guadagnato una rubrica nel tg1 col
    > beneplacito
    > di
    > > cei, moige e
    > > vaticano
    >
    > Deve essere un mestiere duro quello del pizzaiolo

    Quello dei kebabbari v alla grande, invece
  • Quello che ho pensato quando ho visto il video, è che il futuro che ci aspetta è davvero quello figurato in Wall-E, dove la popolazione è sovrappeso, scarozzata in giro da lettighe che levitano a mezz'aria, e talmente circondati dalla tecnologia da essere incapaci di guardare il mondo e parlare con le persone se non attraverso una videochiamata (anche quando l'interlocutore è a fianco a te...)
    non+autenticato
  • Dopo tanti mesi ho preso un numero dell'internazionale e pochi giorni fa ne ho letto un solo articolo, proprio quello che citi. Alla fine ho pensato che in piccolo ci capita a tutti quando la tecnologia ci nasconde quello che "sta sotto". I tre piloti non pensavano di avere abbastanza controllo sul loro 330 da poterlo mandare in stallo.. erano così abiutati al computer di bordo che non si sono neppure accorti che era disattivato. MA il computer si era disattivato proprio per dargli la possibilità di riprendere il controllo del velivolo. Il computer contava su di loro perchè li riconosceva più abili di lui in tale situazione e loro contavano sul computer per lo stesso motivo.
    Temo priprio che i computer diventino da mezzi per espandere le proprie possbilità a supporti per evitare la fatica di fare le cose quotidiane. Invece che essere un paio d'ali per alzarci in volo diventino una carrozzina per evitarci la fatica di camminare.
    non+autenticato
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