Mauro Vecchio

Iran, per un web pulito

Ufficializzata e poi smentita la diaspora per abbandonare l'ecosistema connesso occidentale. Si lavora ad una rete Intranet controllata dal governo. Ma, almeno per ora, niente piattaforme web alternative

Roma - La classica bufala d'aprile? L'avvento del grande scisma che porterà l'Iran fuori dalla rete Internet? Un alone oscuro sulle reali intenzioni del governo di Tehran, che aveva paventato una vera e propria diaspora per sfuggire agli schemi cibernetici di matrice occidentale.

Nei giorni scorsi, quello che sembrava a tutti gli effetti il grande inizio della fuga del web iraniano dal resto del mondo digitale. L'attuale ministro delle Comunicazioni e dell'IT Reza Taghipour parlava di una frattura pronta al terremoto nel prossimo mese di agosto. Con i vari provider obbligati a staccare la spina.

In sintesi, il 60 per cento delle abitazioni e degli uffici del paese dovrebbe presto risultare connesso ad una rete alternativa, schema esteso all'intera popolazione entro due anni al massimo. I tecnici assoldati dal ministero delle Telecomunicazioni, si mormorava, starebbero ormai ultimando un motore di ricerca alternativo a quelli offerti da Google o Yahoo!.
Sempre secondo le indiscrezioni, il governo iraniano starebbe lavorando su un sistema operativo alternativo a Windows, dunque su piattaforme che sostituiscano social network, microblogging, servizi di posta elettronica. Sarebbe la Internet Pulita, ovvero lontana dalla corruzione morale - pornografia, ma anche dissenso politico - che caratterizza l'opinione pubblica occidentale.

Lo stesso ministro Taghipour ha ora smentito le precedenti dichiarazioni, frutto di una presunta bufala da 1 aprile. Il governo non starebbe affatto per lanciare Ya Hagh - traducibile come Oh, Giustizia - il motore di ricerca alternativo a quello di Mountain View. Né per separarsi per sempre dal web corrotto.

Tehran è però pronta a lanciare una rete nazionale che funzioni come una Intranet per la Repubblica Islamica. Un network per lo scambio libero di informazioni controllate dal governo, da completare entro il marzo del prossimo anno. Mentre nel web, quello accessibile in tutto il mondo, sono stati chiusi tutti gli accessi al sito ufficiale dei Giochi Olimpici di Londra.

Mauro Vecchio
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