
Roma - Uno scenario legislativo da incubo, che al solito ha fatto tornare in mente il
grande fratello dello scrittore britannico George Orwell. Dopo il famigerato
Stop Online Piracy Act (
SOPA), l'industria dell'intrattenimento a stelle e strisce ha trovato il supporto dei membri del Congresso -
ma anche dei colossi Microsoft e Facebook - per una
nuova proposta di legge contro la condivisione di certi contenuti illeciti su Internet.
L'ennesima
crociata anti-pirateria verrà dunque guidata dal cosiddetto
Cyber Intelligence Sharing and Protection Act (
CISPA), una bozza legislativa che ha subito scatenato vibranti proteste da parte degli attivisti al di là dell'Atlantico. E questa volta non finiscono nel mirino le classiche piattaforme pirata, ma addirittura tutti quegli utenti che andrebbero a rappresentare una minaccia per la sicurezza cibernetica.
L'uso del termine
cybersecurity ha lasciato di stucco la maggior parte degli osservatori.
In sostanza, il nuovo disegno di legge obbligherebbe le varie società operative su Internet - intermediari come Facebook e Google, telco come AT&T - a rastrellare le informazioni personali di milioni di netizen statunitensi,
successivamente condivise con società terze e soprattutto agenzie federali e governative.
Su quali basi? Il
testo di CISPA descrive un meccanismo di cybersicurezza come "un sistema realizzato per proteggere una rete dal furto o appropriamento indebito di proprietà intellettuale". In altre parole, nel concetto di sicurezza informatica andrebbe a ricadere soprattutto la protezione dei contenuti dalla pirateria o dalla condivisione priva di autorizzazione da parte dei legittimi detentori.
E cosa dovrebbero fare provider e social network come Facebook?
Monitorare le comunicazioni online degli utenti, a caccia di trasferimenti illeciti di materiale coperto da copyright. Per poi
consegnare i dati agli agenti federali. Come in un'immensa operazione di spionaggio con delatori
high-tech che verrebbero autorizzati a violare in massa il diritto alla privacy degli iscritti o degli abbonati a determinati servizi web.
Un incubo per gli attivisti della Rete, che hanno
sottolineato come la nuova proposta adotti appositamente un'interpretazione vaga del concetto di cybersicurezza. E, come spiegato da
Electronic Frontier Foundation (EFF), CISPA consegnerebbe nelle mani degli operatori del web un potere enorme. A rischio sarebbero ovviamente le attività di piattaforme come Wikileaks o Wikipedia. Ma anche la libertà nelle comunicazioni di tutti gli utenti del globo connesso.
Mauro Vecchio