Gabriele Niola

WebTheatre/ Serie partecipata, serie fortunata

di G. Niola - Una combinazione di personaggi noti in un trio di spacciatori impacciati. Quando una dinamica tipica di altri media diventa un'idea per la Rete

Roma - The Three Stooges è la classica webserie ben fatta. È rapida di ritmo e breve di durata. È costellata di un umorismo poco verbale e molto di situazione, sa raccontare una storia pretestuosa battendo percorsi poco usuali e infine si appoggia a quanto già visto e raccontato su altri media (tv e cinema principalmente) per andare un po' più in là con il meta-divertimento.
Eppure la parte più interessante di questa serie, arrivata al quinto episodio e tutta centrata su tre spacciatori incapaci e il loro boss asiatico-ebreo, non è tanto quel che si vede ma come è prodotta.

the three stooges


Il cinema e la televisione cercano spesso la collaborazione, cioè cercano spesso di far entrare in un progetto talenti da altre parti per una "partecipazione". L'idea è sempre di aumentare la visibilità, migliorare la qualità con un comprimario d'eccezione e perpetuare un modus operandi virtuoso. Accade con i registi famosi che girano un episodio di una serie tv o accade con i vari frat pack e brat pack (attori comici, amici tra di loro, che fanno comparsate gli uni nei film degli altri). Ma è in rete che questa modalità è diventata una regola.
Nata come arma per aumentare le view con la forza del link e diventata una forza creativa (Nonno Giò ci ha fatto un format intorno) la partecipazione in rete non è un evento ma una strategia. Il fatto che accada spesso e con forza determina la piega che molti progetti prendono o il fatto che si facciano.
Ad esempio The Three Stooges nasce perché Eric Pumphrey (di Reckless Tortuga nonché Online gamer), Rawn Erickson (di HiimRawn) e Luke Edwards si sono messi insieme, trovando tempo per prendere parte ad un progetto di Natan Moss (montatore televisivo di serie come Suits ma anche autore di piccoli corti in autonomia).
L'idea stessa, cioè il fatto che queste tre personalità partecipino ad un progetto, È il progetto: non a caso il titolo li prende in giro facendo riferimento ad un trio comico americano degli anni '20/'30. La sceneggiatura (di Moss) è un canovaccio, la storia un puro pretesto per il divertimento che sembra voler andare a cercare la trovata più insensata, solo per immergere il trio in una situazione incredibile.

Tuttavia l'abilità di Natan Moss è stata di arginare la forza creativa data dal trio dentro una struttura che, se nel mezzo è puro divertimento, ad intervalli regolari è puntellata di momenti più amari che la inscrivono in una visione di mondo. È il caso dell'inizio del primo episodio, forse la parte più "scritta" tra tutte quelle viste fino ad ora (un'altra è quella a colloquio con il boss), quando il più protagonista dei tre protagonisti fa un colloquio di lavoro cui è stato chiamato solo perché di colore e finito il quale decide che spacciare è un'attività molto più seria.

Ovviamente la partecipazione non è un'esclusiva di YouTube, è la rete ad averla eletta a forma mentis e il video ne viene influenzato come qualsiasi altro ambito. La curiosità sta in dove questo possa portare, come la produzione e la narrazione di un racconto possano essere influenzate da qualcosa che nasce con il più secco degli spiriti commerciali, e finisce per essere una forza creativa.

THE THREE STOOGES - EPISODIO 1: BETTER OFF DEALING DRUGS


THE THREE STOOGES - EPISODIO 2: SOUND WHITE


THE THREE STOOGES - EPISODIO 3: THE RABBI


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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