Gabriella Tesoro

Maryland, vietato chiedere password ai dipendenti

E' passata la legge che vieta ai dirigenti di richiedere ai lavoratori i dati di accesso ai social network. Gli attivisti esultano. La Camera di Commercio no. Molti altri stati seguiranno l'esempio

Roma - Il Maryland potrebbe essere il primo stato USA a proibire la pratica dei datori di lavoro di richiedere ai propri dipendenti le credenziali di accesso ai siti di social networking. L'Assemblea Generale del Maryland ha, infatti, approvato una legge che vieta questa abitudine che si sta diffondendo a macchia d'olio tra le aziende statunitensi.

Nella normativa in questione si spiega che il datore di lavoro non può "richiedere o esigere che un dipendente o un candidato riveli qualsiasi nome utente, password o altri mezzi per accedere a un account personale". La legge inoltre specifica che il dirigente non può intraprendere "azioni disciplinari" se il "lavoratore si rifiuta di fornire la password e le relative informazioni". Infine, il datore di lavoro non può "scaricare informazioni specifiche" sui propri dipendenti.
La legge è passata in entrambe le Camere dell'Assemblea Generale ed ha avuto particolare successo al Senato, dove è stata praticamente approvata all'unanimità con 128 voti favorevoli e appena 10 contrari. Ora si attende la firma del Governatore del Maryland, Martin O 'Malley.

Non è un caso che il primo stato USA a bloccare, una volta per tutte, questa palese violazione della privacy sia proprio il Maryland. Fu qui che scoppiò il caso di Robert Collins, un giovane al quale, durante un colloquio di lavoro alla Division of Corrections Maryland, vennero richiesti nome utente e password di Facebook. Collins denunciò l'accaduto all'American Civil Liberties Union (ACLU) la quale diede inizio a una lunga battaglia per combattere questa pratica.
"Sono contento di sapere che i nostri politici hanno ritenuto importante proteggere la privacy dei cittadini del Maryland. Credo che la tutela della privacy non debba essere un'alternativa a un posto di lavoro, ma un diritto fondamentale - ha riferito Collins - Mi auguro che anche altri stati, ma sopratutto il governo federale, seguano l'esempio del Maryland e garantiscano questa protezione essenziale a tutti gli americani".

"Il nostro stato ha dato una svolta nella protezione della libertà d'espressione nell'era digitale e ha creato un modello da seguire per gli altri stati - ha dichiarato Melissa Goemann, a capo della divisione legale di ACLU nel Maryland - La tecnologia dei social media si sta diffondendo sempre più e pensiamo che questa normativa costituisca un ottimo precedente per limitare gli abusi sulla privacy quando si usano questi mezzi".

In questo coro di voci favorevoli alla normativa, si leva un secco no della Camera di Commercio del Maryland che sostiene invece che i datori di lavoro abbiano bisogno delle informazioni dei siti di social networking per controllare chi stanno veramente assumendo.

Tuttavia molti altri stati sembrano voler seguire l'esempio del Maryland. Misure analoghe sono in discussione in Illinois, California, Minnesota, Michigan e Massachusetts. Tuttavia, bisognerà aspettare prima di vedere una legge simile a livello federale: un emendamento che avrebbe vietato questa abitudine dei datori di lavoro è stato bocciato alla Camera dei Rappresentanti.

Gabriella Tesoro
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26 Commenti alla Notizia Maryland, vietato chiedere password ai dipendenti
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  • la cosa che mi stupisce di più è che esistesse questa pratica.
    cioé la MIA PERSONALE password di una cosa MIA?

    ma siamo fuori?

    allora in tutti questi anni di lavoro veder circolare questa bufala qui:

    http://www.attivissimo.net/antibufala/ordine_servi...

    pur partendo da un'idea ironica, non è stato tanto sbagliato.

    In effetti abbiamo una tendenza all'involuzione sociale in favore della dittatura aziendale, ma da molto!

    Certamente aver fatto questo passo è un gran bene.

    Quello che mi stupisce (lo so, dovrei invece aspettarmi di tutto) è che si possa anche solo PENSARE di farsi così tanto i fatti nostri.
    Del resto se ieri andavi al bar con i tuoi amici e parlavi dei cazzi tuoi mica ti potevano mettere un microfono; oppure se andavi a casa di uno di questi.
    Se poi era gay, sindacalista, capitalista, comunista o tuttinpista, erano fatti tuoi e suoi. Mica del tuo datore di lavoro. Stiamo invece arrivando a questo, a non assumere uno non solo se ha i capelli corti o lunghi o se è GRASSO o magro.
    Anche per ciò che non attiene AFFATTO alle capacità lavorative.

    E da noi?
    Da noi è successo che la figlia di miei conoscenti si è vista negare uno scambio internazionale scolastico perché i bacchettoni inglesi dall'altra parte hanno visto le sue foto su facebook (una ragazzina di 12 anni che faceva la scema in festa con le sue amiche) e hanno deciso che "una persona così non era gradita".

    Una classica ragazzina qualsiasi, invece.

    In effetti credo che l'errore sia nostro, quello di non aver capito che i nostri fatti privati sono privati.

    Un giorno capiremo che gli ambienti virtuali, di rete, anche sociali, ma PRIVATI, devono avere precise garanzie riguardo al fatto che un canale di comunicazione, pur muovendosi in un luogo publicamente accessibile, è ristretto alle persone che stanno partecipando a quella tal comunicazione, e basta.

    Come la corrispondenza.

    Ovviamente sono i newcomers / newbie che si "svegliano" e capiscono le conseguenze di un uso leggero e inconsapevole del mezzo.

    Chiunque si "googli" ogni 10 minuti da 10 anni, invece, sa come vuole apparire e cosa non vuole lasciar trapelare.
    E quindi non lo scrive in prima persona, quanto meno.
    non+autenticato
  • - Scritto da: fuxtelbrugs s

    > E da noi?
    > Da noi è successo che la figlia di miei
    > conoscenti si è vista negare uno scambio
    > internazionale scolastico perché i bacchettoni
    > inglesi dall'altra parte hanno visto le sue foto
    > su facebook (una ragazzina di 12 anni che faceva
    > la scema in festa con le sue amiche) e hanno
    > deciso che "una persona così non era
    > gradita".

    Questo e' quello che ti avra' raccontato il tuo conoscente.
    E se anche fosse vero, il tuo conoscente dovrebbe essere eternamente riconoscente a questi inglesi bacchettoni, per avere insegnato a quella ragazzina che non e' il caso di mettere in rete la propria identita' e le proprie foto in quel modo.
    Se ha imparato la lezione avra' molto piu' rispetto per la propria identita' in rete d'ora in avanti.

    > Una classica ragazzina qualsiasi, invece.
    >
    > In effetti credo che l'errore sia nostro, quello
    > di non aver capito che i nostri fatti privati
    > sono privati.

    Esatto.
    In rete ti fai la tua bella identita' associata ad un nick, tipo fuxtelbrugs avendo cura di non farlo mai ricondurre al tuo vero nome e cognome.
    E vivi felice dentro e fuori dalla rete.

    > Un giorno capiremo che gli ambienti virtuali, di
    > rete, anche sociali, ma PRIVATI, devono avere
    > precise garanzie riguardo al fatto che un canale
    > di comunicazione, pur muovendosi in un luogo
    > publicamente accessibile, è ristretto alle
    > persone che stanno partecipando a quella tal
    > comunicazione, e basta.

    Come nessuno va in giro per strada con un cartello con su scritto il proprio nome ed indirizzo, cosi' deve essere in rete.

    > Come la corrispondenza.


    > Ovviamente sono i newcomers / newbie che si
    > "svegliano" e capiscono le conseguenze di un uso
    > leggero e inconsapevole del
    > mezzo.

    Tutti sono newcomers la prima volta che entrano in rete.
    E come si fa nel mondo reale quando si entra in un posto nuovo, si chiede come ci si deve comportare a chi in quel posto gia' ci abita da tempo.
    Evitando possibilmente di chiedere informazioni al markettaro di turno.

    > Chiunque si "googli" ogni 10 minuti da 10 anni,
    > invece, sa come vuole apparire e cosa non vuole
    > lasciar trapelare.
    >
    > E quindi non lo scrive in prima persona, quanto
    > meno.

    Purtroppo pure qui in questo forum ogni tanto arriva qualcuno che mette il proprio nome e cognome.
    E non si riesce neppure a spiegargli che e' sbagliato, perche' difficimente quelli cosi' tornano a leggere le risposte.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: fuxtelbrugs s

    > > E da noi?
    > > Da noi è successo che la figlia di miei
    > > conoscenti si è vista negare uno scambio
    > > internazionale scolastico perché i
    > bacchettoni
    > > inglesi dall'altra parte hanno visto le sue
    > foto
    > > su facebook (una ragazzina di 12 anni che
    > faceva
    > > la scema in festa con le sue amiche) e hanno
    > > deciso che "una persona così non era
    > > gradita".
    >
    > Questo e' quello che ti avra' raccontato il tuo
    > conoscente.
    > E se anche fosse vero, il tuo conoscente dovrebbe
    > essere eternamente riconoscente a questi inglesi
    > bacchettoni, per avere insegnato a quella
    > ragazzina che non e' il caso di mettere in rete
    > la propria identita' e le proprie foto in quel
    > modo.
    > Se ha imparato la lezione avra' molto piu'
    > rispetto per la propria identita' in rete d'ora
    > in
    > avanti.
    >
    > > Una classica ragazzina qualsiasi, invece.
    > >
    > > In effetti credo che l'errore sia nostro,
    > quello
    > > di non aver capito che i nostri fatti privati
    > > sono privati.
    >
    > Esatto.
    > In rete ti fai la tua bella identita' associata
    > ad un nick, tipo fuxtelbrugs avendo cura di non
    > farlo mai ricondurre al tuo vero nome e
    > cognome.
    > E vivi felice dentro e fuori dalla rete.
    >
    > > Un giorno capiremo che gli ambienti
    > virtuali,
    > di
    > > rete, anche sociali, ma PRIVATI, devono avere
    > > precise garanzie riguardo al fatto che un
    > canale
    > > di comunicazione, pur muovendosi in un luogo
    > > publicamente accessibile, è ristretto alle
    > > persone che stanno partecipando a quella tal
    > > comunicazione, e basta.
    >
    > Come nessuno va in giro per strada con un
    > cartello con su scritto il proprio nome ed
    > indirizzo, cosi' deve essere in
    > rete.
    >
    > > Come la corrispondenza.
    >
    >
    > > Ovviamente sono i newcomers / newbie che si
    > > "svegliano" e capiscono le conseguenze di un
    > uso
    > > leggero e inconsapevole del
    > > mezzo.
    >
    > Tutti sono newcomers la prima volta che entrano
    > in
    > rete.
    > E come si fa nel mondo reale quando si entra in
    > un posto nuovo, si chiede come ci si deve
    > comportare a chi in quel posto gia' ci abita da
    > tempo.
    > Evitando possibilmente di chiedere informazioni
    > al markettaro di turno.

    Piu' che altro evitando di fornire informazioni al primo che te lo chiede.

    > Purtroppo pure qui in questo forum ogni tanto
    > arriva qualcuno che mette il proprio nome e
    > cognome.
    > E non si riesce neppure a spiegargli che e'
    > sbagliato, perche' difficimente quelli cosi'
    > tornano a leggere le risposte.

    Tipo quelli che chiedono: ma come mai mi arriva tanto spam ? Rispondetemi a Nome.Cognome@libero.it per favore
    Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    krane
    22544
  • Panda Rossa...un inglese che da lezioni di morale è credibile come Calderoli che moralizza la Lega.
    non+autenticato
  • Basta che ti fai un account in cui ci metti un paio di provlami della FIOM o dell'ARCIGAY.

    Non ti assumono? Li denunci per comportamento anti sindavale e discriminazione perche' ti hanno chiesto la password e quindi li hanno giardatiSorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > Basta che ti fai un account in cui ci metti un
    > paio di provlami della FIOM o
    > dell'ARCIGAY.
    >
    > Non ti assumono? Li denunci per comportamento
    > anti sindavale e discriminazione perche' ti hanno
    > chiesto la password e quindi li hanno giardati
    >Sorride

    e se l'amministratore delegato di fa l'occhiolino mentre mette su un disco dei village peopleOcchiolino
  • sbagliata e dopo denunziarli per tentato hackeraggio dell'account e chedere i danni. vediamo se la finiscono...
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • Onestamente capisco la prima volta. Ma mettere subito come anonimo l'account e dire sempre che non ce l'hai e' troppo difficile?

    Comunque giustissimo questa legge, anche se poco applicabile
    harvey
    1481
  • - Scritto da: harvey
    > Onestamente capisco la prima volta. Ma mettere
    > subito come anonimo l'account e dire sempre che
    > non ce l'hai e' troppo
    > difficile?

    Evidentemente per il fessbuk addict non e' concepibile che esistano infiniti universi al di fuori di quell'aiuola recintata.

    > Comunque giustissimo questa legge, anche se poco
    > applicabile

    Io sono ancora sorpreso di come sia stata necessaria una legge per regolamentare una simile ovvieta'.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Io sono ancora sorpreso di come sia stata
    > necessaria una legge per regolamentare una simile
    > ovvieta'.

    Di ovvietà magari sono per chi ha un lavoro. Ma per chi non ha un lavoro e' facile mettere i piedi in testa. Infatti in italia e' piano di gente che firma le dimissioni in bianco, ha contratti a progetto o a partita iva e invece fa del lavoro subordinato , ecc ecc
    harvey
    1481
  • - Scritto da: harvey

    >
    > Di ovvietà magari sono per chi ha un lavoro. Ma
    > per chi non ha un lavoro e' facile mettere i
    > piedi in testa. Infatti in italia e' piano di
    > gente che firma le dimissioni in bianco, ha
    > contratti a progetto o a partita iva e invece fa
    > del lavoro subordinato , ecc
    > ecc

    C'è un piccolo dettaglio, in italia quandi esclusivamente di fanno contratti a progetto e guai a lamentarti, se no ti cacciano....
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: harvey
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Io sono ancora sorpreso di come sia stata
    > > necessaria una legge per regolamentare una
    > simile
    > > ovvieta'.
    >
    > Di ovvietà magari sono per chi ha un lavoro.

    Chi non ha un lavoro, non dovrebbe cazzeggiare su fessbuk ma sbattersi per trovare una occupazione.

    A me tutti quelli che dicono di non avere lavoro, ma poi girano in macchina, esibiscono l'iphone, fumano, e cazzeggiano su fessbuk, non hanno mai convinto.

    > Ma
    > per chi non ha un lavoro e' facile mettere i
    > piedi in testa.
    > Infatti in italia e' piano di
    > gente che firma le dimissioni in bianco, ha
    > contratti a progetto o a partita iva e invece fa
    > del lavoro subordinato , ecc
    > ecc

    Vero.
    Ma tutta questa gente che ha cosi' bisogno di un lavoro per mantenersi, come fa ad avere un account su fessbuk?
  • - Scritto da: panda rossa
    > Ma tutta questa gente che ha cosi' bisogno di un
    > lavoro per mantenersi, come fa ad avere un
    > account su
    > fessbuk?

    Io considero che il primo lavoro lo cerchi quando sei ancora da mamma e papa'. E queste proposte ci sono solo in quell'occasione

    Se hai 40 anni e ti chiedono l'account di facebook mi sa che non hai proprio un buon curriculum ....

    Se con il curriculum che mi ritrovo mi fanno una proposta del genere mi metto a ridere e gli chiedo di parlare con qualcuno di competenteA bocca aperta
    harvey
    1481
  • > Di ovvietà magari sono per chi ha un lavoro. Ma
    > per chi non ha un lavoro e' facile mettere i
    > piedi in testa. Infatti in italia e' piano di
    > gente che firma le dimissioni in bianco

    Per la cronaca: tali dimissioni non sono legalmente valide (si chiama "patto leonino")
    non+autenticato
  • da qualcuno che ti chiede la password di feisbuc, lo prenderei solo per fame, ma tanta ... e comunque alla prima occasione lo manderei a cagare dopo ovviamente aver cambiato la password A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > da qualcuno che ti chiede la password di feisbuc,
    > lo prenderei solo per fame, ma tanta ...

    Guarda, che andare a lavorare da uno che mi chiede la password di FB a un colloquio vado a pulire la me**a dei maiali.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ingiurioso
    > - Scritto da: prova123
    > > da qualcuno che ti chiede la password di
    > feisbuc,
    > > lo prenderei solo per fame, ma tanta ...
    >
    > Guarda, che andare a lavorare da uno che mi
    > chiede la password di FB a un colloquio vado a
    > pulire la me**a dei
    > maiali.

    "PIUTTOSTO che"
    non+autenticato
  • Non ho escluso il lavorare per un'azienda simile, quello che ho detto è che sicuramente dopo l'eventuale contratto non mi fermerei con la ricerca. Per un'azienda che si comporta così non sarebbe troppo strano non trovare in busta quanto concordato o trovare all'improvviso una mattina il cancello chiuso...
    non+autenticato
  • Viviamo in un mondo dove non ci sono garanzie, io non posso garantire di più di quello che mi viene concesso: si chiama Reciprocità.
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > Non ho escluso il lavorare per un'azienda simile,
    > quello che ho detto è che sicuramente dopo
    > l'eventuale contratto non mi fermerei con la
    > ricerca. Per un'azienda che si comporta così non
    > sarebbe troppo strano non trovare in busta quanto
    > concordato o trovare all'improvviso una mattina
    > il cancello
    > chiuso...

    Appunto, da un'azienda che fa richieste simili ci si può aspettare di tutto... pure che ti assumano per poter scaricare su di te delle magagne con la legge. Perché di certo un'azienda che fa richieste simili non potrebbe essere mai un'azienda seria.
    non+autenticato
  • Gli allevatori pagano bene e stai tranquillo che con tutto il lavoro che c'è da fare non perdono il tempo con feisbuc.
    non+autenticato
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