L'affollamento di proposte di legge sulla protezione della proprietà intellettuale e di scontri tra i proprietari di contenuti ed i paladini del peer-to-peer ha dato a tutti grandi possibilità di discussione e di schieramento.
Il cartello dei detentori di diritti di sfruttamento commerciale di opere musicali e cinematografiche, Disney e Sony in testa, e delle loro lobby,
RIAA e più modestamente
SIAE, ha fatto il proprio mestiere, alternando stracciamento di vesti a potenti azioni di lobby, che hanno prodotto leggi ed iniziative così potenzialmente liberticide da essere superate solo da iniziative mostruose post 11/9 quali il Patriot act o la TIA.
L'industria informatica, Microsoft e consorzio TCPA in testa, sta facendo del proprio meglio per realizzare in maniera adeguata il digitale del futuro, incorporando in profondità nei sistemi operativi e nelle applicazioni sistemi di protezione della proprietà intellettuale (DRM - Digital Rights Management) che hanno lo scopo dichiarato di proteggere i diritti degli autori contro i pirati informatici, e l'effetto certo di sottrarre il controllo del pc ai legittimi proprietari e di trasformare clienti ed utenti in nemici e prigionieri.
Le organizzazioni dei consumatori (poco) e quelle per la difesa dei diritti civili si stanno muovendo per contrastare in qualche modo le azioni di lobbying volte all'emanazione di leggi sempre più paradossali per la difesa delle varie forme di proprietà intellettuale.
Il loro fine ultimo dovrebbe probabilmente essere quello di non contrastare particolari proposte di legge, ma fare lobbying per convincere i rappresentanti politici ed i legislatori che la difesa dei diritti dei loro elettori sarebbe, a lungo termine, la posizione per loro più redditizia (oltre che moralmente più difendibile).
Il dibattito si è acceso e spezzato su più piani specializzati, e spesso scarsamente comunicanti tra loro. I
media si comportano nella solita maniera, alternando denunce contro hacker, pirati informatici e copiatori ad annunci di blitz e sequestri, senza nessuna intenzione di scalfire la superficie del problema. Gli
informatici ed i
crittografi analizzano le problematiche di funzionamento dei DRM ed i loro effetti collaterali, ed affiancano spesso i movimenti per la difesa dei diritti civili e del software libero, per lo più ignorati dagli utilizzatori e dai cittadini.
Pur vivendo normalmente in mezzo a tutte queste voci, mi sono trovato avvolto da un momento di silenzio, non so se dovuto alle ferie od al passaggio dell'occhio di un ciclone; quasi per caso ho scritto qualche considerazione che, partendo da questi temi, arriva in posti apparentemente molto distanti ma in realtà vicinissimi. Forse un wormhole non quantistico ma concettuale?