Gabriele Niola

WebTheatre/ Calcio e nostalgia

di G. Niola - Il tifo di un barese in un flusso di coscienza che fonde inchiesta, reportage e finzione. Il calcio, raccontato in maniera diversa

Roma - Il calcio è il singolo argomento più raccontato d'Italia. Non solo è il più trattato quando si tratta dell'attualità, ma anche il più raccontato tramite show-vetrina, riferimenti filmici, fiction, prodotti televisivi sul passato e infine trasmissioni d'inchiesta. Un argomento che da qualsiasi parte venga affrontato è saturo del già visto, già sentito e già ripetuto ad oltranza.
Per questo si fa subito notare Non cresce l'erba, webserie non per scelta (gli autori vorrebbero altre distribuzioni e altre destinazioni che inevitabilmente diminuirebbero il pubblico potenziale ma alzerebbero il "prestigio" del prodotto) ma comunque distribuito in rete e straordinariamente efficace nella sua scansione seriale a piccoli bocconi, girata con il giusto "modernismo".

Non cresce l'erba


È difficile spiegare esattamente cosa sia Non cresce l'erba e in questo, cioè nell'aver dato vita ad un formato personale e distintivo, sta la parte più interessante. Documentario per certi versi, racconto per altri, la serie incrocia finzione con cronaca, racconto con intervista, piccole velleità d'inchiesta con grandi intenti sentimentali. Tutto è narrato dalla voce fuori campo e dalle azioni in campo di Danilo Dall'Olio, ideato e diretto da Mario Bucci (che, assieme a Ivan D'Ambrosio, Fabio Fanelli, Nicola Ippolito, Francesca Misceo e Luigia Marino, è anche autore dei testi), tifoso del Bari, nostalgico delle stagioni degli anni '90, di quando il Bari sfiorò l'Europa, e più in generale del "calcio di una volta". Ed è proprio la disillusione attuale e la "follia" generata nel protagonista dalle recenti inchieste sul calcio scommesse della Procura di Bari che fanno partire la trama-reportage.
Nonostante quindi abbia tutte le caratteristiche per annoiare quali una trama dall'interesse di nicchia (la disperazione di un tifoso del Bari), un argomento abusato (il calcio), uno svolgimento lungo (gli episodi durano anche 10 minuti) e una forma inconsueta (un flusso di coscienza senza filo conduttore preciso), Non cresce l'erba è sorprendentemente appassionante, ben scritto, scorrevole e capace di partire da un microcosmo (quello per l'appunto del tifo barese) per raccontare più in grande della disillusione umana e restituire il senso profondo di ingiustizia che il piccolo ha di fronte ai movimenti più grandi.
Come i migliori racconti sanno fare, anche la webserie di Mario Bucci mette la lente di ingrandimento su un solo aspetto della realtà e usa un racconto poco convenzionale per lasciare emergere valori e idee universali.

Con un incedere che si prende tutto il tempo per operare il suo racconto, interviste tra l'improbabile (il tifoso devoto al S. Nicola, Jair capamatta) e il serio (un giornalista sportivo dell'edizione locale di Repubblica), Non cresce l'erba è sempre digeribile, paradossalmente mai autoreferenziale e in grado di rimestare nel proprio mondo trovando la chiave per portarlo a tutti gli altri. È in sostanza il frutto di una buona narrazione che, senza eccedere nella ricerca di artifici retorici e visivi usati da altre parti (montaggi violenti da tv, eccessive dissolvenze da cinema e tutte le piaghe del linguaggio visivo comune), dimostra con i fatti che non esiste argomento banale, tema abusato o durata impossibile se si hanno le idee chiare.

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