Alfonso Maruccia

L'FBI vuole spioncini per la Rete

Il Bureau esercita pressioni sulle grandi aziende telematiche nel tentativo di far passare l'idea che occorrano siti e servizi web più facili da intercettare e mettere sotto controllo

Roma - L'FBI non molla sull'idea (sostanzialmente fissa) di trasformare l'intera rete telematica mondiale in un buco della serratura a totale disposizione delle sue "esigenze" di spionaggio e intercettazione diffusi, e ora si rivolge anche alle aziende top del settore per convincerle che è cosa buona e giusta rinunciare a ogni velleità di privacy e dare al Bureau statunitense quel che vuole.

Gli agenti federali si sono incontrati con rappresentati delle suddette grandi aziende lontano da occhi e orecchie indiscrete, dicono le fonti, nel tentativo di guadagnare il loro supporto a una modifica legislativa del Communications Assistance for Law Enforcement Act (CALEA) risalente al 1994.

A tutte le aziende incontrate (Microsoft, Google, Yahoo!, Facebook e altre ancora), l'FBI ha detto che è necessario modificare il codice dei siti e servizi web, del VoIP (Skype), dei client email e delle piattaforme di social networking affinché sia sempre disponibile una backdoor utilizzabile in caso fosse necessaria un'attività di intelligence e indagine.
È il solito problema di cui l'FBI parla con insistenza, cioè l'aumentata difficoltà delle attività di spionaggio in un mondo in cui le comunicazioni telefoniche tradizionali sono sempre meno la norma rispetto a quelle elettroniche veicolate su protocollo TCP/IP.

L'FBI vuole le backdoor per i siti web e i servizi telematici, ma non solo: una delle idee su cui il Bureau spinge è l'emendamento del CALEA Act, così da includere piattaforme come Xbox e Skype nei servizi soggetti all'installazione di backdoor "legali" in favore del tecnocontrollo a stelle e strisce.

Alfonso Maruccia
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