Mauro Vecchio

Tecnocontrollo, l'investitura della Regina

Elisabetta II conferma le indiscrezioni sul piano britannico che autorizzerebbe l'intelligence a monitorare le comunicazioni tecnomediate per la sicurezza pubblica. Sorvegliate anche le attività di navigazione web

Roma - Alla House of Lords di Londra la Regina Elisabetta II ha tenuto il suo delicato discorso, che potrebbe aprire le porte al ritorno del famigerato Interception Modernisation Programme. Ovvero del rigido sistema di sorveglianza con cui il governo britannico meditava di raccogliere e archiviare in tempo reale i dettagli e i contenuti delle più svariate tipologie di comunicazione mediata dalla tecnologia.

Una proposta di legge ancora allo stato embrionale, che ha subito scatenato un putiferio di critiche tra gli attivisti digitali d'Albione. Le principali agenzie governative, insieme all'intelligence del Regno Unito, dovrebbero "mantenere il potere di accedere alle vitali forme di comunicazione nei casi di pubblica sicurezza".

Così Sua Maestà ha confermato le indiscrezioni dello scorso aprile: agli agenti del Government Communications Head Quarter (GCHQ) verrebbe affidato il compito di monitorare in tempo reale le comunicazioni telefoniche o le attività di navigazione web dei netizen britannici. Per combattere al meglio il crimine organizzato o le attività di coordinamento terroristico.
Dalla posta elettronica ai brevi messaggi di testo, i vari operatori della rete saranno coinvolti nel programma, che prevede anche il rastrellamento delle sessioni di navigazione web per capire quali siti siano stati visitati dagli utenti. I dati verrebbero conservati dalle autorità nazionali per un periodo non superiore ai 12 mesi.

La bozza legislativa non prevede però il libero accesso ai contenuti delle comunicazioni tecnomediate. L'intelligence dovrà infatti procurarsi uno specifico mandato nei casi più sospetti di legami con il terrorismo o con attività criminose. Verrebbero poi introdotte misure di blocco degli accessi a determinati siti classificati come pericolosi.

Ira funesta da parte degli attivisti, in primis da parte dell'Open Rights Group che ha sottolineato come il governo voglia controllare gli utenti su social network come Facebook. Con conseguenze disastrose per i giornalisti che vivono di soffiate e fonti anonime. "Devono stracciare questa proposta ora", ha chiesto l'executive director Jim Killock.

Altrettanto dura la reazione dell'organizzazione Big Brother Watch: l'intelligence britannica ha già il potere di controllare le comunicazioni nei casi di sospetto legame col terrorismo o con la criminalità organizzata. Il piano annunciato dalla Regina si trasformerebbe in un regime da Grande Fratello per una sorveglianza continua su scala nazionale.

Mauro Vecchio
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