Freenet attaccata da New Scientist

La rete alternativa e perfettamente anarchica di Clarke finisce nell'occhio del ciclone per un articolo apparso sulla prestigiosa rivista specializzata che ne parla come fosse un pericolo

Web - Che l'invenzione di Ian Clarke non fosse destinata a passare inosservata si era già capito quando la storia della nascita di Freenet è arrivata sui media internazionali e su queste stesse pagine. Ma non ci si aspettava che una rivista come New Scientist, ritenuta una "bibbia" nel suo settore, potesse prendere in considerazione lo sviluppo di Freenet per definirla "una mina vagante".

Secondo New Scientist, l'idea dietro a Freenet, ovvero la protezione dell'anonimato come primo obiettivo, è un pericolo perché può consentire a terroristi e pedopornografi la trasmissione di informazioni e materiali senza alcun controllo. New Scientist ha basato il proprio intervento su quanto espresso dalla Internet Watch Foundation, un'associazione inglese secondo cui il sistema ideato da Clarke "è uno strumento formidabile" per ogni genere di crimine. Ma anche la polizia britannica ha già espresso il timore che Freenet si riveli un enorme problema di sicurezza.

La speranza di Ian Clarke, che insieme ad alcuni amici dell'Università di Edinburgo ha gettato le basi di Freenet, è che la rete parta e si sviluppi prima che possa essere effettivamente censurata. Una volta iniziata la sua espansione, infatti, Freenet secondo Clarke "non potrà essere fermata". "Capisco i dubbi delle autorità - ha detto Clarke qualche tempo fa - ma la libertà di espressione viene prima".
Freenet è una rete che si libera di tutti quegli elementi, come ip, dns ecc., che rendono possibile su internet risalire alle attività online di questo o quell'utente. Freenet assegna un numero identificativo, una chiave, ad ogni file che viene inserito sulla rete. A quel punto per scaricarlo è sufficiente digitare quel numero, e nessuno potrà mai sapere chi, come e quando ha scaricato o uploadato un certo file.

L'impossibilità di fermare Freenet una volta partita, afferma Clarke, è dovuta al fatto che i computer che fanno parte della rete sono tutti dei duplicatori di materiale, cosicché se ne viene chiuso uno o cento, nessun materiale sarà di fatto escluso dalla rete. "Si tratta, ha affermato Clarke, della perfetta anarchia delle macchine. Perché nessun computer ha il controllo della rete".

Naturalmente l'interessamento del New Scientist è destinato ad attirare attenzione su Freenet, cosa che potrebbe consentire a Clarke di espandere rapidamente la comunità di sviluppatori dedicati alla nuova rete. Questa soffre infatti ancora di molti problemi che ne possono ostacolare la diffusione, tra i quali l'estrema difficoltà di utilizzo per chi non è tecnicamente esperto dei suoi meccanismi.
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