Roma - A
stabilirlo sono stati tre giudici della Corte d'Appello nel
District of Columbia: la
National Security Agency (NSA) statunitense non dovrà consegnare informazioni dettagliate
sull'eventuale accordo stipulato nel 2010 con il gigante del search globale Google.
L'intelligence a stelle e strisce non sarà dunque obbligata a
confermare o negare i dettagli relativi ad un patto nato per garantire la sicurezza nazionale nel vasto cyberspazio. È stata così
confermata una precedente sentenza di primo grado che aveva liberato NSA da qualsiasi obbligo invocato facendo leva sul
Freedom Of Information Act (
FOIA).
Erano stati gli attivisti dell'organizzazione locale
Electronic Privacy Information Center (EPIC) a scandagliare gli oscuri fondali dell'accordo tra NSA e BigG.
Un'alleanza che vedrebbe il colosso californiano passare informazioni critiche sui netizen ai vertici dell'intelligence nazionale.
Secondo le tesi circolate all'inizio, il governo di Washington avrebbe suonato il campanello d'allarme dopo il caso
Google-Cina. La minaccia imminente contro il cyberspazio a stelle e strisce aveva portato ad un accordo per la
distribuzione silente di dati, a sua volta un campanello d'allarme per gli attivisti di EPIC.
Il panel di tre giudici federali ha ora
autorizzato i vertici di NSA a non rivelare alcunché sull'accordo, dal momento che si tratterebbe di informazioni riservate. Il governo aveva oltretutto tirato in ballo
questioni cruciali di sicurezza nazionale per motivare la mancata conferma del patto con Google.
A far divampare l'ira degli attivisti era stata la bozza legislativa nota come
Cyber Intelligence Sharing and Protection Act (CISPA), che
prevede la collaborazione coatta tra grandi piattaforme del web e agenzie governative per un continuo flusso di informazioni sugli utenti sospetti.
La decisione della Corte d'Appello potrebbe ora legittimare il testo del disegno già approvato dai membri della
House of Representatives. L'intelligence degli States avrebbe il potere di istituire
un contatto con una società commerciale per fini di sicurezza nazionale. Con buona pace di tutti gli attivisti che si battono per la privacy dei netizen.
Mauro Vecchio