Cristiano Vaccarella

Google-Motorola, ristrutturazione in vista

Le indiscrezioni parlano di possibili tagli al personale. Non è neppure chiaro quali siano le intenzioni di BigG per il futuro della neo-controllata

Roma - C'è preoccupazione fra i dipendenti Motorola ora che le autorità cinesi hanno concesso il via libera all'acquisizione dell'azienda di telefonia mobile da parte di Google. Il nuovo assetto societario potrebbe infatti portare a una serie di licenziamenti.

La notizia è stata riportata da TechCrunch, che riferisce di una presentazione alla SEC (Securities and Exchange Commission) di un modulo del tipo "8-K", che riguarda proprio i tagli al personale in una società quotata in Borsa. Tutto dipende da cosa deciderà la nuova dirigenza, che nei prossimi giorni si recherà negli impianti e prenderà visione dei vari team di sviluppo. Saranno stilati poi dei resoconti che forniranno il responso definitivo su chi resterà e chi andrà via.

Fonti interne a Motorola riferiscono di un forte stato di tensione fra i dipendenti, considerato il fatto che Google non è nuova a politiche di tal genere: già nel 2008, con l'acquisizione di DoubleClick, la società di Mountain View aveva operato tagli al personale di circa il 40 per cento, un quantitativo rilevante se si considera che i dipendenti di DoubleClick non raggiungevano le 1.600 unità. Analoga sorte, dunque, potrebbe prospettarsi per Motorola, che conta 19mila dipendenti.
L'acquisizione da parte di Google era già avvenuta de facto nell'agosto 2011, ma si è chiusa in via definitiva solo ieri, con il beneplacito dell'antitrust di Pechino. Il costo totale dell'operazione ammonta a 12,5 miliardi di dollari. A oggi non è ancora chiaro quale sia l'obiettivo finale di BigG in questa operazione: Motorola detiene moltissimi brevetti nel campo della tecnologia mobile, quanto mai utili di questi tempi, ma è anche un buon produttore di device. Entrambe le opzioni sono plausibili, ma resta da comprendere se effettivamente a Mountain View intendano mettersi a produrre device o se invece vogliano restare ancorati al tradizionale core business aziendale.

Cristiano Vaccarella
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