Mauro Vecchio

IBM: Siri parla troppo

I vertici di Big Blue mettono al bando per i dipendenti l'uso del servizio vocale Siri. Le informazioni convergono in un data center di Apple e, da lì, raggiungere chissà quali altre orecchie

Roma - Una decisione che coinvolgerà tutti i dipendenti del colosso IBM, in particolare quelli che sfruttano tramite iPhone l'assistenza vocale del sistema Siri. L'uso del servizio è stato infatti bandito dai vertici di Big Blue, come annunciato dal Chief Information Officer (CIO) Jeanette Horan.

Dunque, Siri non è più il benvenuto nelle infrastrutture di rete del gigante statunitense. Il motivo è semplice quanto curioso: IBM teme che le informazioni registrate dal servizio di assistenza vocale possano finire nelle mani sbagliate, ovvero nelle grinfie di Apple e delle sue società partner.

Interrogativi, problematiche, messaggi di posta elettronica, persino battute da parte dei dipendenti. Informazioni che Siri trasferisce verso un grande data center a Maiden, nello stato del North Carolina. A gestirlo è proprio il colosso di Cupertino, che nei termini del suo iPhone Software License Agreement svela un dettaglio sgradito ai vertici di IBM.
Ogni volta che un possessore di Melafonino interroga Siri, le informazioni rilasciate vengono automaticamente registrate da Apple per trasformare il contenuto orale in testo. Attraverso Siri, l'azienda californiana ottiene altre informazioni come ad esempio la lista dei contatti di un singolo utente.

Il tutto per "migliorare l'esperienza d'uso" del servizio di assistenza vocale. Sempre secondo i termini dell'iPhone Software License Agreement, Apple ha il diritto di raccogliere, archiviare e condividere con i suoi partner le informazioni ottenute tramite Siri. Un vero e proprio incubo per IBM.

E dunque Big Blue ha deciso di bloccare l'uso del servizio per evitare pericolose fughe di dati, magari relativi a segreti aziendali o a problematiche interne che non dovrebbero essere rivelate ai competitor del mercato.

Mauro Vecchio
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