massimo mantellini

Contrappunti/ Trasparenze governative

di M. Mantellini - Se Google, azienda privata, decide di informare il pubblico di chi chiede e ottiene il blocco di risorse sul Web, perché non fanno lo stesso i Governi?

Contrappunti/ Trasparenze governativeRoma - Il rapporto sulla trasparenza pubblicato da Google è un documento che vale la pena leggere. Si tratta di un report aggiornato ogni 6 mesi sullo stato delle richieste di rimozioni di contenuti che Google riceve dai detentori del copyright (o da società che li rappresentano) e dalla autorità nazionali, nel quale le richieste vengono organizzate per tipologia, numero e nazione. Il documento serve intanto a Google per raccontare la complessità del proprio lavoro a cavallo fra legislazioni differenti, regimi autoritari ed estremisti della proprietà intellettuale, e serve a noi per avere il polso degli appetiti censori che attraversano il mondo, oltre che per rendersi conto di quanto grandi e complessi siano i temi della gestione dei diritti in rete.

Scopriamo così che nei primi sei mesi del 2011 il Ministero dell'Informazione thailandese ha chiesto la rimozione da Youtube di 225 video ritenuti offensivi nei confronti della monarchia, e che il suo collega turco ha intimato che fossero rimossi 269 fra video e blog che esponevano dati personali di autorità politiche. In entrambi i casi Google ha deciso per una soluzione intermedia, oscurando molti di questi contenuti agli utenti dei paesi di provenienza, lasciandoli invece disponibili nel resto del mondo (e nel frattempo la Turchia ha oscurato parzialmente l'accesso a Blogger dopo aver per molto tempo reso inaccessibile Youtube in tutto il paese).

La maggioranza delle richieste di rimozione avvengono su richiesta dei detentori del copyright su materiale audio-video indicizzato da Google o caricato sulla propria piattaforma che, a loro volta, si affidano a società specializzate nel trovare in Rete i contenuti pirata e segnalarli per la rimozione. La parte del leone la fa Microsoft per cui conto sono state inviate a Google circa la metà delle richieste complessive di rimozione: se la cavano abbastanza, in quanto a numero di ricorsi intentati, anche alcune case di produzione di materiale pornografico come Elegant Angel, che nei primi 6 mesi del 2011 ha spedito a Google un numero di richieste di rimozione di materiale sotto proprio copyright superiore a quelle della Associazione dei discografici americani RIAA.
Ma se il tema della pirateria di contenuti sotto copyright è importante, quella della trasparenza sulle richieste che giungono dalle autorità dei vari paesi è fondamentale per capire l'attitudine censoria dei governi e della magistratura nei confronti dei contenuti in Rete. Per questa ragione il Trasparency Report è un documento che serve a Google ma serve ancora di più a tutti noi, tanto che forse dovrebbe diventare una pratica più ampiamente adottata dai gestori di piattaforma di contenuti in Rete e anche, perché no, da quei governi che ormai a cadenza giornaliera riaffermano la propria adesione convinta all'etica degli open data.

Per esempio, perché mai le autorità italiane che con cadenza mensile aggiornano una blacklist dei siti web che i cittadini della penisola non possono raggiungere per le più svariate ragioni non hanno l'obbligo di rendere pubbliche e tracciare simili decisioni? Dentro la blacklist governativa che viene comunicata agli ISP perché pedissequamente la applichino (a differenza di Google che mantiene un minimo controllo ideologico sulle decisioni prese) c'è un po' di tutto, dai link a siti pedopornografici a tracker torrent, da siti di e-commerce che vendono sigarette a casino on line non in regola con l'autorizzazione dei Monopoli di Stato. Ma non solo, nelle maglie di questa lista finiscono spesso siti web sottoposti all'attenzione di magistrati molto solerti e talvolta anche vere e proprie censure preventive e a largo spettro, la cui eco raggiunge i media con grande difficoltà. Di tutta questa sotterranea attività di controllo non esiste alcuna documentazione pubblica (Wikileaks tempo fa pubblicò una di queste liste riferita al 2009), nemmeno qualcosa che disegni una tendenza numerica o la ratio di certe scelte che riguardano spesso diritti fondamentali di 60 milioni di italiani.

Copiare il Rapporto di Trasparenza di Google insomma si può e si dovrebbe, perché sarebbe utile che Internet, per quanto è possibile, continuasse a girare il più possibile alla larga dalle pastoie dei troppi poteri che fino a ieri hanno condizionato il nostro accesso alle informazioni. In una ipotetica scala di valori la messa oline dei redditi dei componenti del governo (magari alle spalle di un robots.txt che non la renda eccessivamente ampia, che tante discussioni ed articoli di stampa ha generato, è molto meno importante di un semplice documento nel quale si spieghino modalità e ragioni per le quali il sito Web tal dei tali è stato reso inaccessibile alla nostra visione. La prima vittima di Internet, si sa, è il paternalismo.

Massimo Mantellini
Manteblog

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38 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Trasparenze governative
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  • personalmente credo che la dichiarazione dei redditi debba essere messa online (magari con 4-5 anni di ritardo o magari per i soli personagg vips che tramite mezzi propri hanno la capacità di influenzare milioni di persone, i quali per ovvie ragioni di potere informativo devono dimostrarsi più onesti degli onesti).
    non+autenticato
  • - Scritto da: TheQ.
    > personalmente credo che la dichiarazione dei
    > redditi debba essere messa online (magari con 4-5
    > anni di ritardo o magari per i soli personagg
    > vips che tramite mezzi propri hanno la capacità
    > di influenzare milioni di persone, i quali per
    > ovvie ragioni di potere informativo devono
    > dimostrarsi più onesti degli
    > onesti).

    Già adesso per sapere le dichiarazioni ti basta andare nel comune e richiederla. Infatti i giornali ogni tanto pubblicano le dichiarazioni dei vip e senza aspettare i 4-5 anni.
    Secondo me si fa prima a eliminare il contante come vogliono fare in Svezia. Così ci si preoccupa meno delle dichiarazioni.
    non+autenticato
  • Credo che le autorità italiane non pubblichino tali liste per evitare che
    ci siano una sorta di "pagine gialle" di siti web; particolarmente
    per i siti pedopornografici, dato che vengono solo oscurati senza ulteriori provvedimenti ( vedi http://www.cleanternet.org/ ) e quindi sarebbero poi raggiungibili con semplici accorgimenti (tor, proxy, vpn etc).

    Io ho creato un progetto, diversi anni fa, chiamato http://www.neumon.org/about.html , con lo scopo di indagare sui blocchi (non solo italiani).
    Per mancanza di tempo, ma soprattutto di collaborazione, è in semi-abbandono. Prima o poi lo ristrutturerò; ma il punto fondamentale è che è inutile raccogliere dati tecnici se poi manca un'organizzazione di attivisti che li utilizzino per iniziative.

    Comunque, anch'io, nonostante ho tali liste (ottenute automaticamente), non le rendo pubbliche. Anche perchè non ho idea di che guai legali potrei incontrare. Potrei stilare ulteriori statistiche aggregando dati.

    Alle tipologie citate da Mantellini, aggiungo siti che vendono steroidi, oltre a prostituzione, contrabbando, contraffazione.
    Spesso sono bloccati interi server di image-hosting (come accadde per img5.imageshack.us).
    Spesso ci mettono pochi giorni ad oscurare, e anni a revocare (con alcuni ISP, imageshack rimase oscurato fino a un paio d'anni dopo lo "scandalo").
    Ci sono diversi casi di evidenti errori (ad esempio il sito di un'università in Turchia è oscurato).

    La lista Wikileaks era semplicemente un'interrogazione di un server DNS italiano di un solo ISP minore, a cui han passato una lista e si son segnati chi rispondeva "127.0.0.1". Era infatti molto approssimativa.

    Ciao a tutti
    non+autenticato
  • Una cosa che ho notato, è che all'estero tutti i siti bloccati sono rediretti (via DNS) a pagine che informano i navigatori del "perchè" non possono raggiungere il sito.
    In Italia, c'è la confusione più totale in merito: ci sono ISP che lo fanno, altri che redirigono a 127.0.0.1, altri a 1.2.3.4, altri che non rispondono, etc.
    Questo sarebbe già un buon obiettivo, perchè credo che sia importante, più della pubblicazione delle liste, che un cittadino debba essere informato se il down è un'oscuramento o un problema tecnico.
    non+autenticato
  • Concludo il discorsoCon la lingua fuori
    Il fatto che nella maggior parte dei casi, i blocchi avvengano senza alcun messaggio di motivazione, è ulteriore causa dell'impossibilità di avere statistiche interessanti. Cioè, ad esempio il mio servizio rileva che un dominio "abcd123.com" è oscurato da X/Y ISP. Non ho modo, automaticamente, di classificare/taggare quel sito, cioè di sapere se è un blocco AAMS, pedoporno, contrabbando o altro. L'unica sarebbe visitarli e catalogarli, ma A) parliamo di oltre 10000 indirizzi; B) chi si mette ad aprire siti pedoporno per taggare? . Questo problema fà si che non posso generare statistiche su dati aggregati per tipologie di blocchi.

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    Una curiosità:

    Il sito di AAMS riporta l'elenco dei siti inibiti: http://www.aams.gov.it/site.php?id=2484 .
    La domanda: secondo voi, un ISP che riceve tale lista, deve considerarla 1) "in aggiunta" e tener bloccati quelli della vecchia lista, o 2) deve sbloccare i vecchi non più presenti nella nuova lista?
    Io, dai risultati che ho, ho idea che gli ISP non lo sannoCon la lingua fuori c'è chi fà la 1), chi la 2)A bocca aperta
    non+autenticato
  • Secondo me non le pubblicano perchè non vi è norma che lo richiede. Da ricordare che sotto il DMCA stesso, come dimostra Google, è possibile risalire all'url incriminato.
    Sono anche d'accordo nel restringere gli ambiti di applicazione di tale lista, per cui lo farei solo per il copyright.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Secondo me non le pubblicano perchè non vi è
    > norma che lo richiede. Da ricordare che sotto il
    > DMCA stesso, come dimostra Google, è possibile
    > risalire all'url
    > incriminato.
    > Sono anche d'accordo nel restringere gli ambiti
    > di applicazione di tale lista, per cui lo farei
    > solo per il
    > copyright.

    Io lo farei per tutti i siti, anche perchè magari si può anche segnalare palesi errori.
    Sgabbio
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  • In che senso tutti i siti? Mi suoni particolarmente illiberale...A bocca aperta
    Ma guarda che di falsi positivi lato copyright ce ne stanno eccome!
    Citandoti: MU A bocca aperta
  • - Scritto da: ThEnOra
    > In che senso tutti i siti? Mi suoni
    > particolarmente illiberale...
    >A bocca aperta
    > Ma guarda che di falsi positivi lato copyright ce
    > ne stanno
    > eccome!
    > Citandoti: MU A bocca aperta

    Invece di prendere in giro, tener pubbliche le liste dei siti censurati, mi sembra una cosa intelligente. L'hanno fatto solo con AAMS, non vedo perchè non farlo anche per altri tipi di siti bloccati....paura di qualcosa ?
    Sgabbio
    26178
  • Forse è la stanchezza del lunedì...

    Guarda che ho detto la stessa cosa, anzi io l'ho pure detta contro i "miei interessi": ho proposto la lista "CENSURA powered by (C)"
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Forse è la stanchezza del lunedì...
    >
    > Guarda che ho detto la stessa cosa, anzi io l'ho
    > pure detta contro i "miei interessi": ho proposto
    > la lista "CENSURA powered by
    > (C)"

    però mi risulta che negli usa, le richiesta di filtrattio vario dev'essere pubblica, peccato che però ultimamente ste richieste su google non si vedono quasi mai...
    Sgabbio
    26178
  • Stai commentado un articolo che dice l'esatto opposto... dai, tra poco è martedì.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Stai commentado un articolo che dice l'esatto
    > opposto... dai, tra poco è
    > martedì.

    come al solito devi denigrare...A bocca aperta
    Sgabbio
    26178
  • Da plauso l'iniziativa di Google e la proposta di MM per il governo mi sembra cosa più che giusta.

    Mi chiedo però il "costo" di questa operazione, che se fatto dal governo ricadrà sulle nostre tasche.

    Piuttosto sarei per una legge che obbliga tutti gli ISP operanti nel territorio italiano a redigere annualmente questo report, che poi MM e chicchessia potrà analizzare/studiare.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Da plauso l'iniziativa di Google e la proposta di
    > MM per il governo mi sembra cosa più che
    > giusta.

    Infatti, cosi' sarebbe piu' comodo sapere chi boicottare tra le mayor.
    krane
    22544
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Da plauso l'iniziativa di Google e la proposta di
    > MM per il governo mi sembra cosa più che
    > giusta.
    >
    > Mi chiedo però il "costo" di questa operazione,
    > che se fatto dal governo ricadrà sulle nostre
    > tasche.
    >
    > Piuttosto sarei per una legge che obbliga tutti
    > gli ISP operanti nel territorio italiano a
    > redigere annualmente questo report, che poi MM e
    > chicchessia potrà
    > analizzare/studiare.
    Come al solito non ci hai capito un tubo! (sai che novità...)...
    Il "costo" ricadrebbe sulle "loro tasche" ed è un costo incalcolabile che comporta la scoperta di altarini!
    La lista già la fanno e quindi il "costo" è zero di per se è il renderla nota he ha un "costo" ma ripeto per le loro non per le nostre tasche!
    non+autenticato
  • E' evidente, come hai sempre dimostrato, che chi non ha capito sei tu, in quanto la parte importante del mio discorso si riassume col verbo "redigere".
    Se fosse il governo a doverlo fare, di redigere questi report, chi è che lo pagherebbe? Non ci vuole una scienza per capire il mio discorso...
  • - Scritto da: ThEnOra
    > E' evidente, come hai sempre dimostrato, che chi
    > non ha capito sei tu, in quanto la parte
    > importante del mio discorso si riassume col verbo
    > "redigere".
    > Se fosse il governo a doverlo fare, di redigere
    > questi report, chi è che lo pagherebbe? Non ci
    > vuole una scienza per capire il mio
    > discorso...

    Quale parte di "lo fanno già" non ti è chiara?
    O se preferisci quale parte di
    "lo redigono già" (senza renderlo pubblico) non ti è chiara?
    non+autenticato
  • Ah, dunque è un segreto di pulcinella...
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Ah, dunque è un segreto di pulcinella...
    No è un segreto che gli consente di non essere trasparenti e di non assumersi alcuna responsabilità alla luce del sole!
    Perchè a loro la luce del sole fa lo stesso effetto che a Dracula.
    Ai videotekini invece la luce del sole brucia solo i neuroni e rimangono a zombeggiare in giro per P.I.
    A bocca aperta
    non+autenticato
  • Cvd. Guarda che stai scivolando...
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Cvd. Guarda che stai scivolando...

    Mi piace il fatto che quando qualcuno ti fa notare che sbagli, svii, citi cose a caso, cerchi di confondere i discorsi....
    Sgabbio
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