Roma - A rivelarlo in esclusiva è stato un recente
articolo pubblicato tra le pagine del celebre quotidiano finanziario
The Financial Times. I 27 paesi membri dell'Unione Europea potrebbero presto avviare
un'indagine anti-dumping contro i colossi asiatici Huawei Technologies e ZTE Corp, tra i maggiori produttori di soluzioni tecnologiche per le telecomunicazioni.
Stando alle
indiscrezioni trapelate online, le autorità del Vecchio Continente avrebbero tra le mani "prove molto concrete" sugli
imponenti aiuti statali ricevuti illegalmente da Huawei e ZTE in terra cinese. Nel mirino è infatti finita una linea di credito - valore stimato, 30 miliardi di dollari - concessa ai vertici di Huawei dalla
China Development Bank.
Il governo di Pechino avrebbe così
stanziato fondi illeciti per permettere alle due aziende locali di
abbassare notevolmente i prezzi nei mercati esteri, come appunto quelli nei vari paesi d'Europa. Sia Huawei che ZTE competono attualmente a livello globale con attori comunitari come ad esempio Ericsson e Nokia Siemens Networks.
Proprio i vertici di Ericsson hanno subito
contestato la possibilità di aprire un'inchiesta anti-dumping a carico dei due produttori asiatici. Eventuali misure punitive rappresenterebbero "il modo peggiore di agire" sul mercato, innescando una "spirale negativa" in contrasto con la libera competizione.
Nessun commento da parte di ZTE, mentre un portavoce di Huawei ha
sottolineato come l'Unione Europea non abbia ancora fatto pervenire alcuna comunicazione ufficiale. Il colosso asiatico ha inoltre respinto le presunte accuse circa gli aiuti statali illeciti oltre che le pratiche di dumping sui mercati esteri.
Mauro Vecchio