Claudio Tamburrino

È parola di Tim Cook

Il CEO di Apple racconta un anno circa della sua guida a Cupertino. Con qualche cambiamento e molta continuità. Parole dure sulla guerra di brevetti. E qualche anticipazione sui prossimi prodotti

Roma - Durante la conferenza D: All Things Digital Tim Cook ha risposto a diverse domande nel corso di un'intervista: rivelando questioni estremamente personali e offrendo una prospettiva più ampia dell'azienda che ora dirige dopo la morte di Steve Jobs. Apple.

I ricordi sono appunto legati soprattutto alla figura di Steve Jobs: "Il giorno in cui è morto è stato uno dei più tristi della mia vita". Una tristezza, dice, che è stata sostituita solo dalla determinazione che ha trovato in se stesso quando qualcuno è arrivato a scuoterlo dicendogli che era il momento di andare avanti. Cook, d'altra parte, sta occupando il ruolo di CEO in maniera molto diversa dal suo predecessore: a livello di prodotti ancora non si possono fare paragoni significativi, anche se Cook parla di un maggiore interesse per settori diversi dal design, ma a livello di gestione il cambiamento sembra già evidente. In particolare, infatti, Cook è arrivato a fare di persona lobbying a Washington, cosa che il CEO precedente di Apple non aveva mai sentito il bisogno di fare. L'unico aspetto che non è cambiato, secondo Tim, è l'approccio di Apple al mercato: pochi prodotti, sviluppati nella massima segretezza, con attenzione assoluta ai dettagli.

Quello che non è cambiato, poi, è che non era questa conferenza organizzata da terzi l'occasione per annunciare nuovi prodotti con la Mela: vi è stato solo un generico riferimento a "cose di cui non posso parlare adesso, cose incredibili all'orizzonte". Insomma, la solita vecchia solfa sulle mirabolanti aspettative di cui è ammantata la "next big thing" di Apple, con la prima data probabile per un annuncio fissata per l'11 giugno, giorno del keynote inaugurale della conferenza degli sviluppatori WWDC. Si vocifera anche di novità per quanto riguarda il discorso TV: se Cook dice che la AppleTV resta un hobby, nonostante l'incremento delle vendite, non si lascia scappare qualche indicazione sulla possibilità di fare ingresso nel mercato delle smartTV nel prossimo futuro.
A indirizzare le considerazioni di Tim Cook sono state poi le domande degli intervistatori e del pubblico: e se quelle relative a iPhone 5 sono state schivate, per il resto il nuovo CEO ha parlato mostrando una buona sicurezza. Ha parlato in generale del mercato dei tablet, sottolineando il ruolo di Apple: "Secondo me i tablet e i PC sono due cose differenti: e con i tablet si possono fare tante cose se non si è gravati dall'eredità dei PC". "Noi - continua il CEO di Apple - non abbiamo inventato il mercato dei tablet. C'era già, e noi abbiamo inventato il tablet moderno". "Realizzare un prodotto - ha spiegato d'altronde Cook - significa fare una scelta tra cose da lasciare in cambio di altre. Bisogna scegliere".

E le scelte partono da dove produrre: gli intervistatori chiedono dei partner cinesi e della possibilità di fare un melafonino "made in USA": Cook non esclude tale possibilità, offrendo come esempio un produttore di vetri a stelle e strisce (il Gorilla Glass di Corning). Poi si passa alle acquisizioni e le strategie, e Cook spiega che Apple non sarebbe mai stata interessata a Instagram, mentre Siri riveste un ruolo talmente centrale che ha confessato essere il motivo per cui l'ultima generazione di melafonini si chiami "4S". Secondo Cook in generale gli utenti sono soddisfatti del servizio, anche se a Cupertino stanno lavorando per migliorarlo.

Infine, le questioni che Cook non ha potuto proprio scansare erano quelle legate al fronte social network e le cause brevettuali in cui è coinvolta Apple. Per quanto riguarda il primo argomento, Cook ha riferito che, mentre non vuole tentare la scommessa di un proprio social network, sono possibili altre forme di integrazione con Facebook e Twitter, con la prospettiva di abbandonare al contempo l'insuccesso di Ping.

Dulcis in fundo, Tim ha parlato poi dell'intenzione di difendere Apple e i suoi prodotti, "anche se non è facile duplicarli. Se lo fosse tutti ci proverebbero".
In generale parla della battaglia brevettuale come di un pain in the ass (dolore al posteriore), allegoria abbastanza chiara del disturbo che provoca, e che in particolare ritiene senza senso l'attuale sistema legato ai brevetti per gli standard tecnologici.

Claudio Tamburrino
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