Alfonso Maruccia

Fedora 18 supporterà Secure Boot. Pagando

La prossima versione dell'OS basato su Linux sarà "certificata" tramite Verisign per poter operare senza problemi con la tecnologia di firma digitale voluta da Redmond su Windows 8

Roma - Fedora 18 sarà compatibile con la discussa funzionalità Secure Boot del firmware UEFI. Ad annunciarlo, uno sviluppatore del kernel di Red Hat che specifica: pagheremo Verisign affinché certifichi il processo di boot dell'OS open source.

Da tempo sotto i riflettori per le sue potenziali implicazioni sulla concorrenza e la libertà di scelta degli utenti, Secure Boot dovrebbe garantire che il sistema operativo avviato, il kernel e tutti i driver di periferica in esso caricati non siano stati manomessi o connessi a malware.

Matthew Garrett, lo sviluppatore Red Hat che descrive la novità presente nel prossimo Fedora, dice che il ricorso al servizio di firma digitale del bootloader è il minore dei mali: pagando l'obolo di 99 dollari, Verisign garantirà alla società la possibilità di firmare tutti i file binari che vuole.
A essere firmato sarà in realtà solo un primo stadio del bootloader, che a sua volta avrà il compito di caricare una versione modificata di GRUB 2 (popolare bootloader per il mondo Linux e non solo). La questione ancora da definire è la modalità con cui dovranno poi essere certificati i driver non presenti all'interno del codice di sviluppo di Linux.

Garrett giustifica la scelta di certificare la fase di boot con la volontà di fornire agli utenti la modalità di impiego più facile, perché modificare un'opzione su UEFI (magari disabilitando del tutto Secure Boot) costa fatica e non è quindi la scelta migliore. Invariato, infine, lo stato di Secure Boot su ARM: i dispositivi MID non-x86 basati su Windows 8 inibiranno l'installazione di sistemi operativi alternativi.

Alfonso Maruccia
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