Luca Annunziata

Authority, le nomine spartite

Il Parlamento rivendica la sua autonomia in materia di Agcom e Garante Privacy. Ma resta da capire se questa autonomia sia meritata. Si preparano ricorsi e si fa appello al Capo dello Stato

Roma - Alla fine le previsioni della vigilia sono state rispettate. I membri dei due rami del Parlamento si sono riuniti, e dopo uno sprint incredibile che gli ha permesso di valutare in poche ore (dalle 15 del 5 giugno alle 9 del 6 giugno: 18 ore) le centinaia di curriculum pervenuti agli Uffici di Presidenza, sono riusciti a convergere su quattro nomi per l'AGCOM - che in modo del tutto imprevedibile coincidono per tre quarti con quelli annunciati venerdì scorso: Decina, Sassano, Martusciello, Preto si era detto, e invece ecco Martusciello, Décina, Posteraro e Preto - e altri quattro per il Garante Privacy, anche questi previsti con più di 24 ore di anticipo.

Questa mattina, il senatore Alessio Butti su Radio24 spiegava al perplesso conduttore Alessandro Milan che la nomina avvenuta ieri è frutto della valutazione attenta dei curriculum pervenuti, che non ci sarebbe stato alcun accordo preventivo, che il Parlamento ha approfittato della sua autonomia per identificare le otto professionalità più adeguate al ruolo da svolgere in seno all'authority che sovraintende alle telecomunicazioni e a quella della privacy, che nessuno nei partiti abbia mai pensato a una "spartizione". Otto nomi più che adeguati, secondo il senatore Butti, che sono stati individuati in base unicamente a un criterio di appropriata competenza e basandosi unicamente sulla lettura dei curriculum e qualche incontro di persona per valutare le figure più interessanti.

Vediamoli i curriculum dei membri nominati per AGCOM, delle due l'authority di cui Punto Informatico si è occupato di più in queste settimane. Di Antonio Martusciello non è necessario dire molto, visto che è già membro dell'Authority: dipendente Publitalia dal 1987 al 1993 (prima in RAI), poi in Parlamento con Forza Italia, anche membro dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi (prima ambiente, poi beni culturali), infine nel 2010 entra all'AGCOM in quota PDL. Maurizio Decina è invece un nome noto nel mondo delle telecomunicazioni, sia perché insegna al Politecnico di Milano, sia perché è stato nel consiglio di amministrazione di alcune aziende del settore (Tiscali, Telecom Italia, Italtel), sia perché spesso e volentieri lo si incontra ai convegni e le conferenze che ruotano attorno a questo mondo; la sua nomina sarebbe in quota PD. Francesco Posteraro è invece un procuratore legale che dal 1979 lavora presso la Camera: è di fatto un funzionario che da molti anni collabora con le Commissioni Giustizia, Riforme Costituzionali, Mezzogiorno, Mafia; il suo nome, come confermato da Gian Luca e Gianpiero D'Alia in una nota congiunta (con buona pace del senatore Butti), sarebbe frutto dell'investitura politica dell'UDC. Antonio Preto, infine, è stato capogabinetto dell'attuale vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, ed è un avvocato esperto in questioni costituzionali sopratutto a livello europeo e comunitario; quest'ultimo membro dell'Authority sarebbe stato indicato dal PDL. Riassumendo: due nomine per il PDL, una per il PD, una per l'UDC.
Per il Garante Privacy va fatto un discorso a parte: qui i nomi in ballo e le regole che servono a individuarli sono diverse (ad esempio ai futuri membri è richiesta una competenza specifica in Diritto o Informatica, e nel complesso l'organismo deve contenere entrambe queste competenze), ed effettivamente stando ai rilievi polemici degli osservatori parrebbe che qualche criterio di quelli previsti per legge possa essere stato disatteso. I nomi in questo caso sono quelli di Giovanna Bianchi Clerici, Augusta Iannini, Licia Califano e Antonello Soro.

Se questi siano effettivamente nomi adeguati a ricoprire questo ruolo lo dirà probabilmente il tempo. Non è neppure opportuno sindacare su questi nomi: la faccenda davvero significativa è il metodo adottato nella selezione, che forse per una pia illusione di uno sparuto gruppo di attivisti-navigatori si pensava potesse evolversi in un meccanismo più trasparante che in passato. La presentazione di curriculum, l'audizione dei candidati, la loro valutazione con domande mirate a comprenderne la competenza nelle materie che dovranno trattare per i prossimi sette anni. Si noti bene, non un programma di lavoro, ché non è questo il compito che AGCOM deve svolgere: ma comprendere e conoscere a priori le posizioni, le competenze e le opinioni di un futuro commissario di una authority è un ottimo metodo per valutarne a posteriori le azioni, i comportamenti, le decisioni. Invece la logica che ha prevalso è stata quella della spartizione secondo il celebre manuale Cencelli.

Un processo di nomina trasparente fino a oggi non si è mai visto in Italia. La speranza, in un momento politico e storico in cui i partiti si vedono accerchiati da movimenti di stampo popolare come il Movimento 5 Stelle, era che si iniziasse in questa circostanza ad adottare criteri di minore opacità, cercando magari anche di bilanciare la presenza di rappresentanti dei vari stakeholder del mercato delle telecomunicazioni (consumatori, aziende ecc) all'interno di un organismo che deve far rispettare le regole formulate dal Governo e dall'Unione Europea, e al contempo svolgere una funzione di controllo e consulenza per i temi che gli compentono. Un'occasione perduta, che non promette bene per il prosieguo della legislatura (ci sono le nomine RAI che incombono, ci sono decisioni da prendere in materia di frequenze TV e molto altro), e che di certo non ha fatto bene all'immagine del Parlamento sebbene queste authority non siano esattamente un tema centrale del dibattito popolare.

Adesso, gli stessi che si sono battuti per una maggiore trasparenza in queste nomine, fanno appello al Capo dello Stato Giorgio Napolitano affinché non ratifichi le nomine - cosa che ovviamente Napolitano farà, perché non è suo compito sindacare sulle decisioni politiche del Parlamento - e fanno sapere che stanno preparando un ricorso per annullare le nomine e far ripartire il processo di selezione. In ballo, spiega a Punto Informatico l'avvocato Guido Scorza, che del movimento Vogliamo Trasparenza è uno dei principali animatori, ci sono questioni di merito e sopratutto di metodo: "Il procedimento seguito doveva portare alla designazione di soggetti in possesso di requisiti previsti dalla legge: esperienza, autonomia, indipendenza. Il ricorso verterà sul principio di come sono stati valutati i curriculum, visto che i nomi degli eletti si conoscevano da prima che i due rami del Parlamento trasmettessero ai propri membri i contenuti di questi curriculum, e saranno gli stessi deputati a ribadire di essere stati lesi nel proprio diritto di voto consapevole per la mancanza oggettiva di tempo nel valutare i candidati".

Inoltre, come dice Scorza, "La competenza è solo il 50 per cento, solo una faccia della medaglia: e qui il metodo diventa merito, ovvero come fare a valutare l'autonomia e l'indipendenza di un membro di una authority in presenza di una evidentente indicazione di voto formulata da un partito?". La legge dice che le authority debbono svolgere anche il ruolo di arbitro in certe partite: "AGCOM per esempio gestisce la par condicio, e ci avviamo verso le elezioni politiche: chi valuterà se il centrodestra o il centrosinistra sforano i rispettivi spazi televisivi? Se i membri dell'authority sono dichiaramente espressione di una parte politica, a maggior ragione in un AGCOM a quattro, come farà questa autorità a svolgere questo ruolo da arbitro indipendente?".

A oggi è difficile dire se questi ricorsi al TAR, annunciati entro la fine della prossima settimana, avranno seguito. Innanzi tutto andrà chiarito se l'atto di nomina dei membri delle authority sia un atto politico o se si tratti di amministrazione ordinaria o alta amministrazione dello Stato. Sta di fatto che, se i giudici optassero per esprimersi sulla vicenda, a quel punto si stabilirebbe un precedente per la sindacabilità di queste nomine da parte della magistratura amministrativa: ed è a quel punto, secondo Scorza, che il Parlamento sarà obbligato a dotarsi di regole e procedimenti dettagliati, e auspicabilmente il meccanismo di selezione per questo tipo di nomine diverrà finalmente più trasparente.

a cura di Luca Annunziata
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