Mauro Vecchio

Coree, il gioco della cyberguerra

Un'ondata di videogiochi infetti dal Nord verso il Sud. Grazie ad un intermediario di Seul incontrato in Cina dagli smanettoni di Kim Jong-un. Il malware videoludico avrebbe creato una botnet per l'assalto a vari siti locali

Roma - Nuovi bagliori di cyberguerra tra le due Coree. Il dipartimento di polizia metropolitana a Seul è riuscito ad intercettare un flusso anomalo di videogiochi proveniente dalla Corea del Nord, una spedizione sospetta di titoli contenenti malware per la successiva trasformazione dei vari computer in zombie da botnet.

Stando alla ricostruzione offerta dagli agenti di polizia - poi riportata dalle varie fonti d'informazione locali - alcuni membri del unità cyberwarfare nordcoreana avrebbero incontrato in Cina un cittadino di Seul soprannominato Jo. Quest'ultimo avrebbe poi acquistato almeno una dozzina di software videoludici a prezzi notevolmente ridotti.

Grazie alle sue capacità da intermediario, gli agenti nordcoreani sarebbero riusciti a piazzare i giochi infetti nelle principali piattaforme dell'online gaming. Il malware avrebbe dunque permesso la creazione di una botnet per un attacco DDoS contro alcuni siti in Corea del Sud.
Un'operazione di successo, almeno fino all'intervento della polizia di Seul. La curiosa offensiva ha comunque provocato un repentino innalzamento nel livello di guardia in Corea del Sud. Il nuovo leader nordcoreano Kim Jong-un avrebbe ormai assoldato oltre 3mila hacker altamente specializzati. Il potenziale del paese asiatico sarebbe secondo solo a quello di Russia e Stati Uniti.

Mauro Vecchio
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