Mauro Vecchio

Mobile, per la tassa conta il servizio

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione: l'effettivo presupposto per la tassa di concessione governativa non è rappresentato dal contratto di licenza, bensì dalle concrete prestazioni del servizio telefonico

Roma - È la sentenza 8825 recentemente depositata dalla sezione tributaria civile della Corte di Cassazione. L'effettivo presupposto della contestata tassa di concessione governativa sulla telefonia mobile non è rappresentato da un provvedimento amministrativo - che sia la licenza o un suo documento sostitutivo - bensì dalle concrete prestazioni periodiche del servizio telefonico.

È allora sul servizio che deve basarsi l'obbligazione tributaria alle scadenze del pagamento dei vari corrispettivi. La sentenza della Corte di Cassazione ha così dato una repentina svolta all'acceso dibattito sulla tassa di concessione sugli abbonamenti della telefonia mobile.

Più che dibattito, una vera e propria azione legale avviata dalle varie associazioni a tutela dei consumatori per chiedere il rimborso dell'obolo sugli abbonamenti. Alla fine dello scorso gennaio, l'Agenzia delle Entrate aveva ribadito la necessità di pagare un tributo "che non è stato intaccato dall'entrata in vigore del Codice delle comunicazioni".
Il nuovo Codice delle comunicazioni - decreto legislativo 259/03 - ha infatti affermato "la libertà e la libera disponibilità delle forniture di servizi di comunicazione". I contratti d'abbonamento stipulati dagli utenti riacquistavano la loro ordinaria natura corrispettiva. In assenza di una licenza, era così venuto a mancare il presupposto per l'applicazione della tassa.

La stessa Agenzia delle Entrate era poi uscita allo scoperto con la risoluzione 9/2012: l'effettivo presupposto per la tassazione viene così rappresentato dall'abbonamento, che prende il posto - in base all'articolo 160 del decreto legislativo 259/2003 - della licenza o di un suo documento sostitutivo.

La sentenza 8825 della Corte di Cassazione ha ora confermato che il presupposto impositivo viene ricollegato "non già alla emissione di un atto amministrativo, ma al mero presupposto di fatto (di natura cronologica) della durata della prestazione di servizi così come conteggiata in ciascuna bolletta dal gestore all'abbonato".

Mauro Vecchio
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10 Commenti alla Notizia Mobile, per la tassa conta il servizio
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  • Comunque fa sempre schifo.....lo stato ci dissangua su tutto..vergogna...
    non+autenticato
  • il punto è proprio questo: dopo la liberalizzazione dei servizi di comunicazione elettronica, il rapporto contrattale è tra il gestore del servizio e il cliente, lo Stato non c'entra più nulla (prima, invece, il senvizio era monopolio statale, quindi era lo Stato ad erogarlo). Di conseguenza stiamo sostenendo che la tassa non è più dovuta. E le commissioni tributarie provinciali e regionali iniziano a darci ragione... l'ultima parola spetta, però, alla Cassazione...
    non+autenticato
  • La Sentenza della Cassazione citata in commento non si esprime in alcun modo sulla legittimità della TCG sui cellulari. Chiariamo alcune premesse:
    - la Corte di Cassazione, sulla base del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, si esprime solamente sulle questioni di diritto che vengono poste dalle parti. Se le parti non pongono il problema, lei non si pronuncia;
    - il presupposto APPLICATIVO di un tassa è cosa diversa dal presupposto IMPOSITIVO: il primo è il momento a partire dal quale l'Agenzia delle Entrate può riscuotere la tassa, il secondo è il fondamento normativo che legittima l'esistenza della tassa;
    - la pretesa impositiva dell'Agenzia delle Entrate è soggetta a prescrizione. Ciò significa che dopo un tot di tempo l'Agenzia non può più chiedere la tassa al contribuente.

    La questione posta alla Corte di Cassazione non riguardava il presupposto impositivo (la legittimità della tassa è stata data come pacifica dalle parti), ma quello applicativo, ovvero da quando inizia a decorrere il termine di prescrizione della pretesa tributaria da parte dell'Agenzia delle Entrate. In particolare la scelta doveva essere fatta tra due interpretazioni: il termine di prescrizione decorre dal momento dell'emanazione dell'atto (= sottoscrizione dell'abbonamento) o il termine decorre dal momento in cui è dovuto il pagamento del servizio periodico (ogni mese). La Cassazione ha affermato che il termine di prescrizione della pretesa tributaria decorre dal momento in cui è dovuto il pagamento del corrispettivo per il servizio periodico, ovvero alla scadenza delle singole bollette, in quanto il presupposto APPLICATIVO della tassa è legato al servizio fornito periodicamente.
    Questo tuttavia NON SIGNIFICA che la tassa sia legittima, nemmeno implicitamente, proprio perchè la Cassazione non poteva pronunciarsi a riguardo, in quanto la questione relativa al presupposto IMPOSITIVO non è stata posta.
    non+autenticato
  • Quello fornito dallo Stato all'abbonato, dov'è?
    ruppolo
    33147
  • ... vedi post "infatti"
    non+autenticato
  • Figurati se l'Agenzia delle Entrate rinuncia a pretendere il pizzo! Perché di questo si tratta, di pizzo. Quello che questo "stato" mafioso impone su ogni aspetto della nostra attività.
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