Mauro Vecchio

UK, la legge anti-troll

Al vaglio dei Comuni la proposta di legge per combattere diffamazione e molestie online. I vari provider potranno consegnare più facilmente i dati identificativi. Ma si teme per il concetto stesso di anonimato in Rete

Roma - Passerà al vaglio della House of Commons in attesa di maggiori dettagli da parte del ministero di Giustizia britannico. Un cambiamento cruciale contenuto nel quinto paragrafo del cosiddetto defamation bill, la nuova proposta legislativa che ha lanciato il grido di guerra alla diffamazione online e soprattutto a coloro che ormai anche i media generalisti definiscono "troll".

Ai vari provider d'Albione verrà dunque garantita una speciale protezione da eventuali ricorsi legali, in particolare da parte di soggetti impelagati in commenti o contenuti ritenuti diffamatori. In altre parole, i gestori delle piattaforme potranno consegnare con maggiore serenità troll e cyberbulli del web.

Si veda ad esempio il recente caso che ha coinvolto una donna britannica, vittima di quattro misteriosi individui rappresentati da falsi profili Facebook. Nicola Brookes aveva così ottenuto un'ordinanza presso l'Alta Corte di Londra per costringere un intermediario come Facebook a consegnare i dati utili all'identificazione dei responsabili.
In sostanza, la nuova defamation bill mira a semplificare un procedimento del genere, passando per un giudice di grado inferiore alla High Court. Gli intermediari potranno consegnare i soggetti che diffamano senza rischiare eventuali conseguenze legali. Una proposta che pare allettare molto la Internet Service Providers Association (ISPA).

Decisamente meno entusiasti gli attivisti di Mumsnet, organizzazione britannica che ospita un forum di discussione per genitori. Per la causa anti-troll si metterebbe infatti a rischio il concetto più generico di anonimato online, in particolare su tutti quei siti che non risultano editori ma semplici piattaforme per la condivisione di contenuti. Mentre gli attivisti di Index on Censorship sperano che la nuova regolamentazione risulti a carattere volontario e non obbligatorio. Si teme che le previsioni legislative d'Albione possano facilmente estendersi a quei siti basati sulle soffiate anonime, dunque tradotte in una forte limitazione delle libertà d'espressione e informazione in Rete.

Mauro Vecchio
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