Alfonso Maruccia

ICANN, i nuovi domini sono tutto un .lol

L'organo di controllo dei nomi in Rete ha pubblicato il primo gruppo di richieste per i domini di primo livello "generici". Tante desinenze bizzarre. Tutti i grandi nomi dell'industria rappresentati

Roma - Finalmente è giunto il grande momento: a un anno dall'annuncio della liberalizzazione dei nomi di dominio di primo livello, ICANN (Internet Corporation for Assigned Named and Numbers) ha presentato la lista delle prime richieste fatte dai principali protagonisti dell'industria di Rete e da parte dei nomi più prestigiosi del business mondiale.

"Si tratta di un giorno storico per Internet" ha detto il CEO di ICANN presentando la novità alla stampa, un giorno che cambierà la Rete "per sempre". La lista di richieste consultabile sul sito e accettate dall'organizzazione introduce i nomi di dominio generici definiti "stringhe": una qualsiasi azienda può farsi assegnare la stringa corrispondente al proprio brand, e tra i principali nomi che hanno già provveduto a fare la richiesta a ICANN vi sono Google, Apple, Microsoft, Samsung, Dell, Sony, Nokia, Netflix, Oracle, Cisco, Yahoo!, AOL.

Numerosi anche i gTLD non brandizzati richiesti: a parte il caso già noto di Google e i suoi .lol, .cloud, .wow, .android eccetera, di particolare interesse sono le richieste di Amazon (.book, .fire, .music, .free), Microsoft (.azure, .hotmail, .skype) e Symantec (.cloud, .protection ,.antivirus) tra gli altri.
Importante il numero di richieste riguardanti gTLD di nomi comuni come .free, .home e .movie, mentre i casi più bizzarri (a parte il succitato .lol) e border-line includono .sex, .porn, .sucks e altri. ICANN ci tiene però a garantire: nessuno avrà vita facile nel registrare un domino ".sucks" accanto a un brand di una società nota e magari molto popolare.

L'organizzazione dei nomi di dominio parla di una rivoluzione telematica, ma al momento l'unico vero exploit è quello economico messo a segno proprio da ICANN: in questa fase, la sola richiesta di registrazione di un gTLD costa centinaia di migliaia di dollari, e alle aziende è richiesto anche un esborso aggiuntivo per dare prova della loro capacità di occuparsi di un registry di dominio.

Presentati i domini "nominati", la fase successiva include ora una consultazione pubblica di un paio di mesi in cui ICANN sarà aperta ai commenti - e alle lamentele - di chiunque: aziende, individui e anche governi potranno contestare ogni singolo gTLD prima che esso diventi definitivo e raggiungibile da un qualsiasi browser.

Alfonso Maruccia
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