Claudio Tamburrino

Agenda Digitale, dalla regia all'agenzia

L'Agenzia per l'Italia Digitale è la nuova struttura voluta dal Governo tecnico per accorpare le competenze informatiche del Paese. Nasce tra entusiasmi e scetticismi

Roma - Il Governo Monti agisce sul fronte Agenda Digitale cercando di razionalizzare le risorse e il sistema di gestione. La nuova idea è quella di sostituire DigitPA, il Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio e l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'Innovazione con un'unica realtà: l'Agenzia per l'Italia digitale.

Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il pacchetto denominato "Misure urgenti per la crescita del Paese" con cui alla nuova Agenzia viene affidato il compito di gestire il settore ICT dell'amministrazione pubblica e attuare gli obiettivi dell'Agenda digitale. Questi, tuttavia, devono ancora essere specificati: si attende per farlo, nelle prossime settimane, il decreto attuativo denominato Digitalia.

"Attraverso il lavoro svolto dall'Agenzia - si legge nel decreto - il nostro Paese si dota di un unico strumento strategico e operativo sul fronte dell'innovazione tecnologica, superando così il problema della frammentazione delle competenze e ponendo le basi per una programmazione unitaria e coordinata delle risorse sul fondamentale fronte dell'innovazione". Tale confluenza di competenze, d'altra parte, dovrebbe portare al coordinamento della gestione dei dati dell'Amministrazione statale, regionale e locale, nonché alla razionalizzazione della spesa pubblica informatica.
Accanto all'agenzia unica, a tal proposito, il decreto prescrive la pubblicazione su Internet di "dati e informazioni relativi alle somme di danaro superiori a mille euro erogate a qualsiasi titolo (forniture, consulenze, sovvenzioni, contributi e incentivi) dalla pubblica amministrazione o soggetto ad essa funzionalmente equiparato (concessionari di servizi pubblici o società a prevalente partecipazione o controllo pubblico) a imprese e altri soggetti economici".

A livello di struttura si parla invece di organigramma snello con direttore generale che sarà scelto "tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica", da nominare entro trenta giorni dall'entrata in vigore del decreto da parte del Presidente del Consiglio, di concerto con il ministro per la PA, con quello dello Sviluppo economico e con quello dell'Istruzione, Università e Ricerca e che resterà in carica per tre anni affiancato da un Comitato di Indirizzo composto da 5 membri scelti rispettivamente da Presidenza del Consiglio, MIUR e Ministro dello Sviluppo Economico e due nomi fatti dalla Conferenza Unificata Stato e Regioni.

A livello di fondi il decreto dovrebbe riguardare - dice il Ministro dello Sviluppo Corrado Passera - misure per un impatto di circa 40-45 miliardi di euro.

Tra le competenze che l'Agenzia per l'Italia digitale erediterà vi sono ad esempio quelle attinenti SISTRI, il tormentato sistema per la tracciabilità elettronica dei rifiuti che però incassa un nuovo ritardo: la sua entrata in vigore è stata rinviata al 31 dicembre 2013 "per consentire i necessari accertamenti sul funzionamento".

A livello burocratico si prevede la semplificazione ed accelerazione delle procedure: "Si interviene per rendere più spedite le procedure amministrative per l'erogazione delle ingenti risorse disponibili per le imprese ma non ancora erogate, disponendo allo stesso tempo termini perentori pena revoca e decadenza dai benefici, per l'avvio degli investimenti e per la presentazione della documentazione in caso di inadempimento dell'impresa beneficiaria".

I commenti sul nuovo ente atto a gestire l'Agenda digitale sono contrastanti: Davide Giacalone, Presidente dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, dice che "viene fusa nel posto sbagliato, con i soggetti sbagliati, esaltando proprio ciò che è inutile e umiliando quel che è prezioso"; il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi mette invece in luce i possibili impatti positivi dell'operazione sia sulla crescita che sulla direzione della spending review grazie agli effetti del fare rete che dovrebbero permettere, secondo i suoi calcoli, di risparmiare fino a 36 miliardi di euro; Massimo Mantellini ha invece puntato il dito contro la mancanza di misure concrete a corredo della nuova organizzazione e la mancanza - ancora - di obiettivi concreti.

Claudio Tamburrino
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