Alfonso Maruccia

Supercomputer, gli USA tornano in vetta

La nuova classifica dei supercomputer più super del mondo incorona un sistema statunitense da oltre 16 petaFLOPS. Il supercalcolo è il regno incontrastato di Linux, ma anche dei processori Intel (Xeon)

Roma - Dopo la breve parentesi cinese e il glorioso interregno del Sol Levante, l'ultima classifica Top500 torna a incoronare un sistema statunitense come il supercomputer più potente esistente al mondo. Il nuovo super-sistema si chiama Sequoia, arriva da lontano ed è realizzato da IBM. Neanche a dirlo, fa girare Linux.

Sequoia è basato su processori Power BQC a 16 core con clock a 1,6 GHz e processo produttivo a 45 nanometri, per un totale di 1,5 milioni di core di computazione e un peso totale stimato nell'equivalente di 30 elefanti. Le performance raggiunte dal mastodonte sono di 16,3 petaFLOPS, vale a dire pari al 150 per cento di quelle ottenute in precedenza dal supercomputer modulare giapponese "K" (10,5 petaFLOP).

Costruito nei pressi del Lawrence Livermore National Laboratory e raffreddato interamente a liquido, Sequoia rappresenta in qualche modo la "rivincita" di IBM e della sua storica architettura di supercomputer BlueGene: nella precedente classifica Top500 Big Blue era assente dai primi 10, mentre nella nuova lista ce ne sono addirittura quattro.
Per quanto riguarda il campo di applicazione primario del nuovo super-supercomputer, gli esperti statunitensi lo impiegheranno per simulare esplosioni e detonazioni atomiche con un livello di dettaglio sin qui mai raggiunto: un modo economico e sicuro per continuare a detenere la "superiorità" dell'arma atomica anche a distanza di 20 anni dalla messa al bando dei test dal vivo.

Oltre a IBM, nella nuova Top500 primeggia anche Linux: i sistemi operativi basati sul kernel del Pinguino girano su 462 dei 500 supercomputer classificati, i sistemi che impiegano Microsoft Windows sono solo 2 e il resto adotta Unix o una combinazione dei suddetti.

E Intel? Anche se non conquista la vetta, Santa Clara è abbondantemente rappresentata dai supersistemi della classifica Top500 con i suoi processori Xeon. E pensa al futuro, ovverosia a un nuovo chip (Xeon Phi) da 50 core progettato per rispondere alle esigenze di un mercato in espansione. Il numero dei supercomputer adottati negli ambiti più disparati è in piena crescita, spiega Intel, ed è basato su CPU Xeon anche il supercomputer "economico" che è stato fornito a Stephen Hawking per le sue ricerche in campo astrofisico.

Alfonso Maruccia
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