Claudio Tamburrino

Editoria, meno burocrazia per l'online

Se l'emendamento al decreto sull'editoria verrà approvato le piccole testate verranno alleggerite dai vincoli sulla titolarità di impresa e dall'obbligo di registrazione

Roma - La Commissione Cultura del Senato ha approvato un emendamento all'art. 3 del decreto sull'editoria che, se verrà approvato da Camera e Senato, snellirà notevolmente le pratiche burocratiche per le piccole testate online.

In particolare, le testate periodiche "realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero online, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100mila euro" non saranno più obbligate a registrarsi presso il tribunale e al Roc (il Registro degli Operatori di Comunicazione).

Inoltre, tali testate sono saranno più vincolate alle misure previste dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall'articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, dall'articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62 e dalla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/ del 26 novembre 2008, i quali stabiliscono i vincoli sulla titolarità dell'impresa.
Il primo firmatario dell'emendamento, il senatore del PD Vincenzo Vita, spiega che si tratta di una delegificazione indirizzata a semplificare la vita di realtà come "blog e siti di piccole dimensioni".

Claudio Tamburrino
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14 Commenti alla Notizia Editoria, meno burocrazia per l'online
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  • Bisogna abolire subito il finanziamento pubblico all'editoria, costa troppo ed è antidemocratico. La burocrazia su internet non dovrebbe esistere perciò dovrebbe essere ELIMINATA TOTALMENTE. Ogni sforzo di regolamentazione di internet nasconde semplicemente il tentativo da parte del potere di tacitare il dissenso ed incanalare l'utonto sui binari del pensiero unico. Internet è cultura e sapere, cultura e sapere a portata di tutti sono un problema sia per il potere che per le lobbies che vi gravitano intorno, queste due entità lavorano solo per mantere lo status quo ed i loro guadagni multimiliardari, non fanno nulla gratis e nulla per il bene comune. Diffidate sempre da chi vuole regolamentare internet con la scusa del terrorismo, delle tasse o di qualche altro problema inesistenze creato ad arte, in realtà vuol fare solo il proprio interesse.
    Internet è nata senza confini, chi l'ha vissuta in quegli anni sa di cosa sto parlando, facciamo in modo che non diventi un ulteriore strumento di controllo e guadagno.
    non+autenticato
  • Io non capisco perché una testata on line che non chiede soldi a nessuno debba essere sottoposta a vincoli. Perché si parla di "alleggerisce i vincoli sulla titolarità dell'impresa"? Per quale motivo lo stato deve avere un controllo speciale per chi è nel mercato senza chiedere nulla al Governo?
  • - Scritto da: Sandro kensan
    > Io non capisco perché una testata on line che non
    > chiede soldi a nessuno debba essere sottoposta a
    > vincoli. Perché si parla di "alleggerisce i
    > vincoli sulla titolarità dell'impresa"? Per quale
    > motivo lo stato deve avere un controllo speciale
    > per chi è nel mercato senza chiedere nulla al
    > Governo?

    Lo scopo del ROC è quello di garantire la trasparenza e la pubblicità degli assetti proprietari, oltre che di consentire l’applicazione delle norme sulla limitazione delle concentrazioni editoriali e sulla tutela del pluralismo informativo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore

    > Lo scopo del ROC è quello di garantire la
    > trasparenza e la pubblicità degli assetti
    > proprietari, oltre che di consentire
    > l’applicazione delle norme sulla limitazione
    > delle concentrazioni editoriali e sulla tutela
    > del pluralismo
    > informativo.

    Benissimo e sono d'accordo ma l'iscrizione al ROC non è obbligatoria per quelli sotto i centomila euro di ricavato, per cui perché stabilire vincoli?
  • - Scritto da: Sandro kensan
    > - Scritto da: Dottor Stranamore
    >
    > > Lo scopo del ROC è quello di garantire la
    > > trasparenza e la pubblicità degli assetti
    > > proprietari, oltre che di consentire
    > > l’applicazione delle norme sulla limitazione
    > > delle concentrazioni editoriali e sulla
    > tutela
    > > del pluralismo
    > > informativo.
    >
    > Benissimo e sono d'accordo ma l'iscrizione al ROC
    > non è obbligatoria per quelli sotto i centomila
    > euro di ricavato, per cui perché stabilire
    > vincoli?

    Perché chi sta sotto i 100'000 è troppo piccolo per mettere in pericolo la trasparenza e il pluralismo informativo.
    non+autenticato
  • Sì e no... se il grande imprenditore fa N piccoli siti sotto al limite può tranquillamente concentrare ampie quote di mercato e predicare il proprio verbo in barba all'antitrust. Occhio che se da un lato crediamo di avere più libertà in realtà offriamo il fianco ai giochi sporchi. Fatta la legge, trovato l'inganno.

    Ottima arma potenziale sia per la politica sia per il commercio e l'economia e il risparmio sulle tasse. Trovo N prestanome, gli do 2 lirette, apro N blog che spaccio per indipendenti, senza legami, con opinioni indipendenti e pseudo-antisistema e faccio passare i miei messaggi, promuovo le mie cose e quelle dei miei amici, incasso N x €100.000 e pago meno tasse che non aprendo un "sitone o giornale regolare" registrato al ROC. ecc. ecc.
    non+autenticato
  • - Scritto da: CiccioQuant aCiccia
    > Ottima arma potenziale sia per la politica sia
    > per il commercio e l'economia e il risparmio
    > sulle tasse. Trovo N prestanome, gli do 2
    > lirette, apro N blog che spaccio per
    > indipendenti, senza legami, con opinioni
    > indipendenti e pseudo-antisistema e faccio
    > passare i miei messaggi, promuovo le mie cose e
    > quelle dei miei amici, incasso N x €100.000 e
    > pago meno tasse che non aprendo un "sitone o
    > giornale regolare" registrato al ROC. ecc.
    > ecc.

    Sarebbe troppo complicato e costoso da gestire. Dovresti trovare un centinaio di prestanome, finanziarli sperando che poi non ti facciano marameo, visto che poi non li puoi neanche denunciare.
    non+autenticato
  • Complicato?? Gestire un centinaio di leccapiedi? Scherzi, vero? Ne è pieno il mondo in quantità ben superiori e per ben meno soldi se non perfino gratis.
    non+autenticato
  • non si capisce coma mai un piccolo editore che abbia scelto il supporto cartaceo, debba subire gli obblighi e i costi burocratici che invece gli editori online non subiscono... o tutti o nessuno!
    non+autenticato
  • - Scritto da: persona
    > non si capisce coma mai un piccolo editore che
    > abbia scelto il supporto cartaceo, debba subire
    > gli obblighi e i costi burocratici che invece gli
    > editori online non subiscono... o tutti o
    > nessuno!

    Non si capisce perche' un piccolo lettore che abbia scelto il supporto digitale debba subire gli stessi obblighi e costi di un libro cartaceo che ha spese di carta, di stampa, di trasporto e di magazzino.

    Come al solito, botte piena e moglie ubriaca!
  • - Scritto da: persona
    > non si capisce coma mai un piccolo editore che
    > abbia scelto il supporto cartaceo, debba subire
    > gli obblighi e i costi burocratici che invece gli
    > editori online non subiscono... o tutti o
    > nessuno!

    Perché un editore cartaceo ha bisogno di un'infrastruttura molto più grande ed è difficile che abbia un giro di affari inferiore ai 100'000 euro all'anno, al contrario di quanto è stato previsto per chi vuole avere un sito di news online e che volendo può essere mandato avanti da una persona sola.
    Poi parliamoci chiaro, in edicola ci sono un mare di giornali che non compra nessuno e tirano avanti con i finanziamenti pubblici.
    non+autenticato
  • stranamore ti sbagli, posso testimoniare diversi esempi di riviste mensili amatoriali, cartacee, fatte da pochi amici appassionati, distribuite gratuitamente, che non arrivano neanche lontanamente a prendere 100 mila euro di sponsor... per esempio alcuni anni fa un amico gestiva da solo un piccolo periodico annuale satirico che costava neanche duemila euro di tipografia per ogni numero... ha dovuto registrarsi al tribunale altrimenti sarebbe stato illegale... ridicolo!
    non+autenticato
  • - Scritto da: persona
    > stranamore ti sbagli, posso testimoniare diversi
    > esempi di riviste mensili amatoriali, cartacee,
    > fatte da pochi amici appassionati, distribuite
    > gratuitamente, che non arrivano neanche
    > lontanamente a prendere 100 mila euro di
    > sponsor... per esempio alcuni anni fa un amico
    > gestiva da solo un piccolo periodico annuale
    > satirico che costava neanche duemila euro di
    > tipografia per ogni numero... ha dovuto
    > registrarsi al tribunale altrimenti sarebbe stato
    > illegale...
    > ridicolo!

    Comunque con un sito web puoi anche spendere pochi euro al mese, anzi puoi comprare solo il dominio e utilizzare gratis blogspot. In confronto il tuo amico con i suoi costi di stampa era un colosso.
    Credo comunque il problema non sia la registrazione al ROC, ma l'obbligo di avere un direttore editoriale pubblicista o iscritto all'albo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: persona
    > non si capisce coma mai un piccolo editore che
    > abbia scelto il supporto cartaceo, debba subire
    > gli obblighi e i costi burocratici che invece gli
    > editori online non subiscono... o tutti o
    > nessuno!

    Siamo in Italia, le leggi non le fanno i matematici ma i burocrati.

    Per spiegarti le cose con un esempio.
    Compri un terreno per fare una casa, peccato che non ti diano il permesso.
    Apri un canile per cani randagi, se fai il canile ci vuole un alloggio per il guardiano, il permesso te lo danno, quindi costruisci una megavilla. Chiudi il canile.

    Se non fanno cosi, come si farebbe in italia a raggiungere il concetto di infinito per il numero di leggi?