Luca Annunziata

Mozilla e la sfida del Web

Una conversazione con la Foundation sui temi più discussi del Web: tracciamento, codec, standard, e sullo sfondo l'universo mobile con i marketplace. Il contributo di Mozilla e la sua community

Roma - In Italia per la sesta Conferenza Italiana sul Software Libero (dove ha parlato di "User Freedom and control on the Web: from desktop to mobile"), Tristan Nitot è il principale portavoce di Mozilla in Europa. Con Punto Informatico ha fatto quattro chiacchiere sul panorama del mercato dei browser e sulle prospettive future che attendono questo settore: che, sempre di più, si spinge verso il mobile. Con tutti i vantaggi e i vantaggi che questo cambio di formato e prospettiva comporta.

Punto Informatico: Mozilla ha sempre avuto un approccio open e free allo sviluppo del software: questo ha in qualche modo influenzato e magari rallentato il time to market di Firefox?
Tristan Nitot: In realtà, l'approccio Open Source e Free Software ha permesso a Firefox di esistere. Senza, non ci sarebbero prodotti Mozilla oggi. All'epoca in cui Internet Explorer era un monopolio, nessuna organizzazione commerciale aveva la forza di rompere questo monopolio per mancanza di risorse finanziarie. Solo un'organizzazione non-profit, con il sostegno volontario arrivato da ogni parte del mondo, ha potuto sconvolgere il mercato riportando in auge possibilità di scegliere e innovazione.

PI: Di recente avete cambiato la frequenza di rilascio delle major release di tutti i progetti Mozilla: in qualche modo questo ha influito su come la community lavora allo sviluppo, ha influenzato la qualità finale del software?
TN: Cambiare il processo di sviluppo è stato un cambiamento significativo per noi, ma siamo felici di averlo fatto: ci permette di far arrivare nelle mani degli utenti le nuove funzionalità e i miglioramente appena qualche settimana dopo che sono pronti. Con l'approccio precedente a volte gli utenti dovevano aspettare 18 mesi per vedere i risultati del nostro lavoro.
PI: Cinque anni fa c'erano Flash, Realtime, Quicktime e molti altri standard e codec proprietari che imperversavano sul Web. Ora è il tempo di H.264 e HTML5. In quale direzione dovrebbe muoversi lo sviluppo di Mozilla per garantire agli utenti di essere in grado di navigare nel comfort il Web dei prossimi anni?
TN: Gli Open Standard e gli Open Codec ci piacciono perché meglio si accordano ai nostri obiettivi (date un occhiata al nostro manifesto per farvi un'idea al riguardo). In particolare, crediamo che "l'efficacia di Internet come risorsa pubblica dipenda dall'interoperabilità (dei protocoli, dei formati di dati, dei contenuti) (...)". Dobbiamo ricordare che il successo del Web è legato in larga misura al fatto che le persone con strumenti molto semplici potevano creare la loro prima pagina Web. Un editor di testo, un browser con la funzione "Vedi sorgenti", e sei pronto a partire! In altre parole, puoi iniziare a giocare col Web senza chiedere il permesso a nessuno. Dobbiamo essere sicuri che continui a essere così nel futuro.

PI: Ci sono standard e codec che l'industria dovrebbe adottare?
TN: Preferibilmente codec non gravati da veti, come WebM che può essere utilizzato senza dover pagare una tassa per farlo. Ma nel campo mobile è necessario un supporto hardware, e questo significa che H.264, pur brevettato, è per il momento la nostra migliore alternativa, almeno fino a quando non sarà stato sviluppato un supporto hardware ai codec liberi.

PI: Ci sono delle priorità?
TN: Su desktop abbiamo raggiunto un buon equilibrio. Ma nel mobile è un'altra storia. Il monopolio di App Store è una questione particolarmente significativa, poiché la centralizzazione comporta la censura. Per esempio, molte applicazioni legali secondo le leggi vigenti sono rigettate da Apple per vari motivi. Ci sono degli esempi al riguardo (ndr, il fatto è citato dall'intervistato), e più in generale c'è questo articolo di Wikipedia che offre un resoconto. Oggi stiamo costruendo il nostro futuro digitale: vogliamo censura, lock-in, o vogliamo libertà? È a questo che dobbiamo pensare quando discutiamo di controllo da parte degli utenti.

PI: L'approccio dei marketplace può danneggiare il movimento open source?
TN: Non credo. Dipende molto da come è affrontata la questione. Si potrebbe anche sostenere che le distribuzioni GNU/Linux abbiano inventato il principio del marketplace con l'introduzione della pacchettizzazione delle applicazioni. La questione ruota attorno all'implementazione: gli utenti hanno il controllo? Possono scegliere tra vari marketplace? Possono muovere le loro app da un device all'altro, da loro PC Windows al loro smartphone? Le condizioni d'uso sono compatibili con l'Open Source? Sono queste le vere questioni se vogliamo trarre giovamento dall'approccio dei marketplace.

PI: In che modo Mozilla può contribuire?
TN: Mozilla sta lavorando a un progetto denominato Mozilla Marketplace. Non è ancora aperto al pubblico, ma si può descriverlo come un marketplace che incarna i valori del Web. Le applicazioni saranno scritte in HTML5 e saranno gestibili come applicazioni normalissime, con la loro icona. Il concetto di marketplace può essere una buona cosa per gli utenti, se sono universali e non impongono limiti a loro o agli sviluppatori. Ed è per questo che ci stiamo impegnando sulla questione, per far sì che i valori di Mozilla diventino realtà anche nel mondo dei marketplace.

PI: Passiamo alla vicenda Do-Not-Track. Idea interessante, ma l'industria sembra già divisa sul modo in cui il protocollo debba essere adottato e applicato.
TN: Credo che DNT (Do-Not-Track) sia un ottimo esempio di come Mozilla eserciti la sua influenza e porti avanti la sua missione. Sappiamo tutti che al momento gli utenti "vendono" informazioni personali (età, genere, interessi e altro) a servizi che sono "gratuiti". Ma non dovrebbe essere così: le persone dovrebbero avere possibilità di scegliere di essere tracciate o meno, e dovrebbero potere esprimere la propria scelta. Da quando abbiamo iniziato la discussione su DNT sono stati fatti molti progressi. Non tutto è ancora perfetto, ma vediamo molti miglioramenti incoraggianti. Nel frattempo continueremo a sostenere Do Not Track.

PI: Dall'avvento di Chrome e con l'inizio della nuova "guerra dei browser", avete registrato un cambiamento sostanziale nella vostra utenza e nella community di Firefox?
TN: Quella che chiami "guerra dei browser" è qualcosa che abbiamo inseguito per un bel pezzo. Non la chiamerei "guerra", comunque, ma "sana competizione" che abbiamo contribuito a ripristinare. Ed è una situazione molto migliore del monpolio...

PI: Quale sarà la piattaforma più importante per Firefox nei prossimi anni? Quale form factor, quale OS è quello che merita maggiore attenzioni e investimenti?
TN: Quest'anno gli smartphone venderanno più dei PC, pertanto è fondamentale per noi andare dove vanno i consumatori: sul mobile. E sul mobile le due piattaforme principali sono Android ed iOS. Abbiamo appena rilasciato una nuova versione di Firefox per Android, che ha ricevuto una buona accoglienza. Ma per iOS la faccenda è molto diversa: le condizioni d'uso di Apple proibiscono altri engine per i browser. Ed è per questo che abbiamo lanciato il nuovo progetto "Boot to Gecko". Sarà un sistema operativo mobile "made of the Web", dove le applicazioni, compresa la schermata home e il dialer, sono tutti scritti in HTML5. In questo stiamo investendo davvero molto in questo periodo. Ci sono già delle partnership in ballo (ndr, come in Brasile) e puntiamo a realizzare molto presto il nostro primo terminale con Telefonica.

a cura di Luca Annunziata
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